Smaltimento: chi ricicla la vetroresina di barche e yachts?

Lo smaltimento della vetroresina di barche e yachts è ormai una componente sempre più significativa nella produzione nautica per ragioni economiche e ambientali. Vediamo come avviene, chi lo realizza e in quali prodotti può essere riciclata la vetroresina delle nostre barche.

Oggi la stragrande maggioranza di barche sono realizzate con la vetroresina. Questo materiale è leggero e longevo, resistente agli urti e impermeabile. Non marcisce e può essere riparato piuttosto facilmente. Ma riciclare la vetroresina è possibile? La risposta è sì certo, ma l’argomento è più complesso. Triturare o macinare la vetroresina distrugge infatti molte delle fibre di vetro, riducendone le dimensioni, la forza e quindi l’utilità per le applicazioni future. Riciclare la vetroresina quindi non è semplice come riciclare altre plastiche a causa del contenuto di fibre di vetro.

Riciclo: i problemi della vetroresina

L’attrezzatura usata per riciclare la vetroresina senza danneggiare le fibre di vetro è costosa e la domanda di vetroresina riciclata non è alta. Ma con l’aumento sul mercato dei prodotti in fibra di vetro sta diventando una fonte sempre più enorme di rifiuti che deve essere trattata. Nel 2018 il mercato della fibra di vetro ha raggiunto 3 miliardi di euro e si prevede che raggiunga i 4 miliardi di euro nel 2024.

Per molti anni yachts e imbarcazioni da diporto sono stati progettati e costruiti senza considerare le esigenze di smaltimento a fine vita. Così, per decenni, la discarica e l’incenerimento sono stati i due metodi di smaltimento più utilizzati dalle industrie dei compositi. La crescente consapevolezza ambientale oggi ci spinge a identificare un metodo di smaltimento sostenibile e a fornire una soluzione per prevenire l’accumulo di rifiuti.

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Riciclo vetroresina

I tipi di riciclo della vetroresina

Come viene realizzato esattamente il riciclo della vetroresina? Ci sono tre metodi principali di trattamento per il riciclaggio della vetroresina: macinazione, incenerimento e pirolisi.

  • Macinazione della vetroresina. Questo processo è il più semplice: il materiale viene tritato e poi sminuzzato in piccoli pezzi o polveri per essere riutilizzato in altri prodotti. Potenzialmente tutto il materiale che può essere macinato può essere usato e c’è poco o nessun spreco. Il processo però richiede molto lavoro e danneggia le fibre di vetro. Il materiale in fibra di vetro riciclato non può, quindi, essere usato allo stesso modo della fibra di vetro nuova e viene generalmente utilizzato come riempitivo in legno artificiale, cemento o asfalto.
  • Incenerimento della vetroresina. La combustione o “ossidazione termica”, consiste nell’utilizzare il materiale per creare calore per altri scopi, per esempio vapore per alimentare le turbine che generano elettricità o riscaldare i forni per il cemento. In seguito, gran parte delle fibre rimaste possono essere aggiunte per rafforzare il cemento. Uno sottoprodotto dell’incenerimento della fibra di vetro per l’energia tuttavia è la cenere che di solito viene mandata direttamente in una discarica. Il contenuto di calore dei laminati in fibra di vetro proviene dai materiali organici nella resina. La maggior parte della vetroresina contiene solo dal 25% al 30% di materiale organico, quindi il suo contenuto di calore è basso e il contenuto di cenere è alto. La cenere è principalmente ossido di calcio che deriva dal carbonato di calcio, dal boro e da altri ossidi nel vetro. Anche le fibre di vetro sono generalmente danneggiate dal calore con tale metodo e questo lo rende un materiale di valore inferiore, a differenza di altre plastiche o metalli che possono essere riciclati senza perdita di qualità.
  • Pirolisi della vetroresina. Questo è il processo di decomposizione chimica o di trasformazione del materiale in una o più sostanze recuperabili riscaldandolo a temperature molto alte in un ambiente privo di ossigeno. Questo è diverso dall’incenerimento, che avviene con ossigeno. La fibra di vetro pirolizzata si decompone in tre sostanze recuperabili: pyro gas, pyro oil e sottoprodotto solido che possono essere tutti riciclati. Il pyro gas è molto pulito e ha un contenuto energetico simile al gas naturale. Può essere venduto come sostituto del gas naturale e alimenta i bruciatori del reattore di pirolisi in modo che il sistema sia autosufficiente. Il pyro-oil è simile al greggio pesante e, sebbene abbia meno valore del greggio normale, può essere miscelato con altri oli combustibili o incorporato nell’asfalto. Il pyro-gas e il pyro-oil comprendono circa il 25% della produzione di pirolisi in quantità approssimativamente uguali. Questi sono privi di zolfo, alogeni, fosforo, metalli pesanti o altri elementi che possono causare problemi ambientali. Questo processo è anche quello che danneggia meno le fibre di vetro, rendendole più preziose per i produttori di fibra di vetro.

Riciclo vetroresina

Le fonti crescenti di vetroresina

L’industria nautica è stata ed è ancora oggi un grande produttore di vetroresina, un materiale che ha rivoluzionato la scena a partire dagli negli Anni 60: le barche potevano essere realizzate molto più velocemente e a buon mercato e non necessitavano di costante manutenzione come le precedenti barche di legno. Questo fenomeno aprì il mercato nautico a molte più persone che altrimenti non si sarebbero potute permettere una barca. Ma ora per quelle barche di 50 e 60 anni costa di più lo smaltimento che il loro valore intrinseco. È triste vedere alcune di quelle barche classiche arrivare alla fine della loro vita utile. Molte sono state trascurate e non sono state mantenute adeguatamente e l’ingresso dell’acqua nei ponti a sandwich di legno o attraverso le finestrature e gli osteriggi che perdono causano danni che non vale la pena riparare.

C’è anche l’effetto degli uragani che ogni anno danneggiano decine di migliaia di barche da diporto. Il metodo più comune per la fine della vita di una di queste barche è quello di rimuovere le parti buone e mandare lo scafo in vetroresina alla discarica. L’industria nautica ha fatto solo piccoli e sporadici tentativi di riciclare i suoi prodotti, certamente molto poco rispetto all’industria automobilistica. Le barche inoltre hanno alcune caratteristiche particolarmente svantaggiose che le rendono molto più difficili da riciclare delle automobili.

Una considerazione chiave per il riciclaggio dei materiali compositi è garantire che il processo di riciclaggio abbia un risultato netto positivo rispetto all’alternativa dello smaltimento in discarica.

Riciclo vetroresina

Esempi positivi di riciclo della vetroresina

La Francia è stato il primo paese europeo ad adottare una rete nazionale ufficiale di riciclaggio e demolizione delle barche. Aper è un’organizzazione senza scopo di lucro fondata nel 2009 dalla Federazione Francese delle Industrie Nautiche che ha stabilito la prima rete di smantellamento delle barche in Europa.

Uno studio della Commissione Europea del 2017 ha rilevato che dall’1 al 2 per cento su più di 6 milioni di barche di lunghezza inferiore a 22 metri, che corrispondono a 80.000 barche all’anno, stanno raggiungendo la loro fine vita. La rete nazionale di riciclaggio francese coinvolge 20 società costiere e 52 siti di demolizione. Il suo obiettivo è di smaltire fino a 25.000 barche entro la fine del 2023.

Stati Uniti e Giappone all’avanguardia nel riciclo di yachts

Anche la Rhode Island Marine Trades Association è all’avanguardia negli Stati Uniti con un progetto pilota che riutilizza gli scafi in vetroresina a fine vita in una risorsa per i produttori di cemento. Questo metodo è stato usato in Europa negli ultimi 10 anni e può essere un passo avanti per sviluppare metodi di riciclaggio più avanzati. Il processo inizia spogliando le barche dei metalli non ferrosi, dei motori, dell’elettronica, dei serbatoi e dei tessuti interni, per poi inviare questi materiali ai riciclatori esistenti. Lo scafo in vetroresina viene quindi tagliato e ridotto da un’attrezzatura industriale di frantumazione. Il materiale frantumato può così essere usato come risorsa nei prodotti di cemento.

Anche l’associazione dell’industria nautica giapponese ha sviluppato un programma di riciclaggio già dal 2005, dato che il paese si trovava di fronte a un gran numero di barche in vetroresina smaltite illegalmente. Il programma usa i demolitori di barche esistenti e i cementifici come strutture di riciclaggio. Ha 414 rivenditori di barche e porti turistici, 36 smantellatori, 9 aziende di trasformazione e 5 cementifici nella sua rete. Il costo del trasporto e del riciclaggio delle imbarcazioni ricade sul proprietario della barca, ma ancora in molti optano per una demolizione più economica a causa dell’alto costo dello scarico in discarica. Il sostegno del governo è promettente in un paese con spazio limitato per le discariche e un’economia dipendente dal mare.

Tanti prodotti utili dallo smaltimento di barche

Dal suo nuovo stabilimento in Florida (Usa), la società di riciclaggio Amour Fiber Core sta trasformando la vecchia vetroresina in componenti sostitutivi del legno che vanno dai tavoli da picnic, alle recinzioni, alle barriere marine e altro. Amour prende la vetroresina dalle barche e ricicla tutto in prodotti commerciali e di consumo durevoli e ad alta resistenza. Questa azienda della Florida accetta vecchie barche (a pagamento) e la maggior parte delle sue sedi ha un servizio di ritiro.

Sempre negli Stati Uniti nel 2019 la Global Fiberglass Solutions ha iniziato a produrre un prodotto chiamato EcoPoly Pellets e ora produce anche una versione di pannelli. Questi pannelli in pellet sono impermeabili e ottimi per le applicazioni marine e per l’uso alle intemperie. I pellet EcoPoly possono essere trasformati in una varietà di prodotti come pallet da magazzino, materiale da pavimentazione o dissuasori di parcheggio. In base alle sue previsioni sulla domanda, Global Fiberglass Solutions prevede di essere in grado di lavorare da 6.000 a 7.000 lame all’anno in ciascuno dei suoi due stabilimenti in Texas e Iowa.

Realizzare nuove barche dalla fibra di vetro riciclata

Ryds båtar è un cantiere di barche svedese che produce circa 3.600 piccole barche a motore ogni anno in 36 modelli che vanno dagli 11 ai 20 piedi. Circa sei anni fa, con l’aiuto dell’Istituto Svedese dei Compositi, Ryds ha iniziato lo sviluppo della produzione di barche con rottami riciclati a ciclo chiuso che rappresentavano circa il 10% della sua produzione di layup. Il risultato è stato un concept boat di 15,5 piedi, contenente circa il 20% di vetroresina riciclata in peso.

I laminati originali a pelle singola di fibra di vetro in poliestere spruzzata nello scafo e nella coperta sono stati ridotti del 50% e sostituiti con una miscela di poliestere spruzzata contenente dal 33% al 40% di rottami macinati. I materiali di base, come il compensato, il Coremat e il Divinycell, sono stati sostituiti con la tale miscela di rottami. I laminati della barca avevano una resistenza uguale o migliore sotto tutti i punti di vista e, dove il composto riciclato ha sostituito il compensato, la tenuta delle viti è migliorata significativamente.

Alla fine, l’obiettivo di aumentare l’innovazione verso ulteriori applicazioni d’uso per barche in vetroresina in pensione richiede di avere abbastanza domanda di mercato per incentivare la creazione di strutture che possano riciclare il materiale. Se tutti ricicliamo, lo smaltimento dei barche yachts sarà sempre più diffuso, economico e versatile.

Vetroresina da smaltire. Ecco qualche soluzione

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

2 Comments
    1. Caro Oscar, grazie dell’apprezzamento, continua a seguirci e se hai idee o spunti per articoli, sei il benvenuto! Buon vento.

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