Si è spento all’improvviso a 70 anni a Bellano il maestro comasco che per oltre quarant’anni ha trasformato la vela in un’epopea di immagini, consegnando alla storia i match race leggendari dell’America’s Cup, le sfide oceaniche più estreme e l’anima autentica dell’andare per mare.
Un velo di profonda commozione avvolge l’intero panorama marinaresco internazionale. Il mondo delle regate e della grande nautica piange la scomparsa improvvisa di Carlo Borlenghi, autentico gigante della fotografia navale, spentosi all’età di 70 anni nella sua natia Bellano, adagiata sulle sponde del Lago di Como. La notizia, diffusasi rapidamente nei circoli velici di tutto il pianeta, è stata confermata ufficialmente dall’organizzazione dell’America’s Cup attraverso un accorato tributo diffuso sui canali social.
Con il suo obiettivo attento, coraggioso e intriso di poesia, Borlenghi ha immortalato per oltre quattro decenni le trasformazioni più epocali della vela moderna, riuscendo a fermare nel tempo il dinamismo selvaggio dell’oceano, la tensione umana dell’equipaggio e l’eleganza sofisticata dei giganti del mare.

L’eterno sodalizio con il top della vela: l’America’s Cup
Se esiste una competizione in cui l’estetica e la tecnologia si fondono fino a toccare il sublime, quella è senza dubbio la Coppa America. Borlenghi ne è stato l’occhio assoluto per oltre quarant’anni, trasformandosi nel cronista visivo per eccellenza del trofeo sportivo più antico e prestigioso del mondo. Dai titanici e pesanti monoscafi del passato fino alle odierne imbarcazioni “volanti” sui foil capaci di fendere l’aria a oltre cinquanta nodi, Carlo è sempre stato lì, posizionato sulla cresta dell’onda, pronto a cogliere l’istante perfetto in cui la fisica diventa arte.
Nel messaggio inviato alla comunità nautica internazionale, gli organizzatori della Coppa America hanno voluto rendere omaggio a questa straordinaria eredità:
“Per oltre quarant’anni, Carlo ha raccontato lo spirito dell’America’s Cup attraverso il suo obiettivo, immortalandone i momenti più iconici, le rivalità più intense e la costante ricerca dell’innovazione. Le sue fotografie non si sono limitate a documentare la storia: hanno contribuito a definire il modo in cui generazioni di appassionati hanno vissuto il trofeo sportivo internazionale più antico del mondo. Il suo straordinario lascito continuerà a ispirare velisti, fotografi e appassionati in tutto il mondo. Il nostro pensiero va alla famiglia di Carlo, ai suoi amici e a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e lavorare al suo fianco. Riposa in pace.”
L’impronta di Borlenghi è impressa a fuoco anche nella memoria della vela italiana. Storico compagno d’avventura dei vari progetti di Luna Rossa, con la sua sensibilità ha saputo catturare non soltanto la fredda perfezione ingegneristica dello scafo, ma l’anima pulsante del team: la tensione nei volti del pozzetto, la fatica dei grinder, l’esultanza per una vittoria sul filo dei secondi e la composta amarezza delle sconfitte.

Dalle brezze del Lario agli abissi degli oceani
La straordinaria traiettoria professionale di Borlenghi affonda le sue radici tra le acque del Lario. Nato e cresciuto a Bellano, il fotografo comasco mosse i primi passi proprio cogliendo la luce unica del suo lago. La vera svolta arrivò con l’ingresso nella prestigiosa rivista Uomo Mare Vogue, un sodalizio che gli aprì le porte dei mari di tutto il mondo e trasformò la sua passione giovanile in una carriera d’eccellenza globale.
Da quel momento, il suo nome è diventato sinonimo di grandezza sulle rotte d’altura. Borlenghi ha seguito da vicino e documentato alcune delle sfide veliche più estreme mai concepite dall’uomo. È stato il testimone visivo delle epiche regate d’avventura attorno al globo, collezionando ben quattro edizioni della storica Whitbread Round the World Race, passando per la leggendaria Volvo Ocean Race fino alla massacrante The Race, il giro del mondo senza scalo riservato ai giganti dei multiscafi.
Inoltre, il suo obiettivo ha stretto un legame indissolubile con il navigatore Giovanni Soldini, firmando gli scatti più celebri delle sue solitarie oceaniche, ed è stato per anni il firma-immagine di riferimento per i più prestigiosi eventi velici firmati Rolex.

L’eredità visiva di un maestro della luce marina
Ciò che ha reso Carlo Borlenghi una figura leggendaria nel gotha della fotografia nautica non è stata solo la sua tempestività tecnica nel congelare l’acqua nebulizzata da uno scafo in planata, ma la sua profonda capacità di “leggere” il mare. Sapeva intuire prima di chiunque altro la raffica in arrivo, la virata decisiva, la prospettiva azzardata da cui inquadrare un albero maestro piegato dal vento.
Con la sua scomparsa, la comunità nautica perde un testimone insostituibile, ma il suo patrimonio visivo rimarrà impresso per sempre negli archivi della vela e nei cuori di tutti coloro che amano il mare. Ogni volta che una barca piegherà sulla rotta del vento offrendo uno spettacolo mozzafiato, la memoria correrà inevitabilmente a quel maestro posizionato sul gommone di appoggio, con la macchina fotografica in pugno e lo sguardo rivolto verso l’orizzonte.
