Sei ragazzi, un naufragio e i loro 15 mesi su un’isola deserta

L’avventura a lieto fine di sei adolescenti polinesiani che dopo avere rubato una barca per partire alla scoperta del mondo sono naufragati a causa di una tempesta sopravvivendo per oltre un anno su un’isola deserta del Pacifico.

Deve essere stata una sorpresa per l’avventuriero australiano Peter Warner trovarsi di fronte sei ragazzi polinesiani provati, ma in buono stato di salute, su quella che riteneva essere un’isola deserta del Pacifico. Era il 1966 e l’isola era quella di ‘Ata, nell’arcipelago di Tonga. Quei ragazzi tra i 15 e i 19 anni erano dispersi da 15 mesi e la loro era un’avventura era iniziata con un viaggio in barca dal porto di Nuku’alofa, l’isola dove vivevano e che si trova 80 miglia più a Sud.

Tutto era partito da una bravata da adolescenti. Uno di loro aveva semplicemente proposto di rubare una barca e andare a esplorare le isole Fiji, che dalla loro isoletta sperduta dovevano sembrare un avamposto di civiltà e modernità. Non pensarono minimamente che quel viaggio improvvisato li avrebbe portati su un’isola deserta.

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Isola deserta
Tutte le immagini sono del fotografo John Carnemolla.

La fuga dal villaggio per scoprire il mondo

A tutti era sembrata una splendida idea che sapeva di coraggio e voglia di vivere nuove esperienze. Un giorno dopo la scuola misero in atto il loro piano: sapevano che c’era un pescatore che ormeggiava la sua barca nello stesso punto tutti i giorni, sempre tra le 6 e le 7 di sera. Così, quando lo hanno visto andarsene, hanno preso la barca e sono salpati. Solo uno di loro sei, figlio a sua volta di un pescatore, aveva un minimo di esperienza di navigazione. Dopo avere issato le vele sono usciti dal porto con la sera che era ormai fatta. Più tardi però, a notte fonda, il vento cominciò a tirare molto più forte e le onde erano sempre più alte. Una tempesta era in arrivo, ma prima che i quei ragazzi sprovveduti se ne rendessero conto, il vento aveva già strappato le vele della barca. All’orizzonte nulla, nemmeno un’isola deserta.

Isola deserta

Alla deriva in mezzo all’oceano Pacifico

Andarono così alla deriva senza acqua né cibo per 8 giorni, prima di naufragare sulle rive di ‘Ata. Erano talmente assetati che sulla spiaggia trovarono dei pezzi di legno bagnato che cominciarono a succhiare. Erano stanchi, spaventati, increduli di quanto era successo. Ma soprattutto non avevano la minima idea di dove si trovassero. Dovevano cercare di farsi forza a vicenda. Erano comunque vivi e recitarono qualche preghiera. Poi salirono sulla sommità dell’isola deserta e scoprirono che le sue coste erano per lo più fatte di scogliere. Nessuno, attorno a parte loro.

Su quell’isola deserta di origine vulcanica costruirono una capanna intrecciando foglie di cocco, impararono ad accendere un fuoco impiegandoci ben 3 mesi e rimasero lì nutrendosi di pesce, banane e papaya. Nel frattempo nell’isola da dove erano scappati il proprietario della barca rubata si era accorto del furto ed era scattato l’allarme. Difficile però capire dove erano finiti quei sei adolescenti che non sapevano affrontare il mare, così le famiglie si erano messe il cuore in pace.

Isola deserta

Naufraghi prigionieri di quell’isola deserta

I ragazzi intanto abbattendo dei grossi alberi provarono anche a costruire una zattera per riprendere il mare e lasciare l’isola deserta, ma ogni volta che tentavano di spingerla al largo, le onde la spingevano sempre verso la spiaggia. Niente da fare. Lì capirono che da soli da quell’isola non sarebbero mai scappati.

Finalmente, un giorno, videro una barca avvicinarsi all’isola. Uno dei ragazzi, Steven, fu il primo ad avvistarla e si tuffò in mare cercando di raggiungerla. A bordo il capitano Warner raccontò successivamente che uno dei suoi marinai aveva detto “sento una voce umana,” ma che lui gli aveva risposto “no, sono solo gli uccelli.” Proprio in quel momento videro Steven in acqua. E poi guardando verso riva, videro altre cinque figure nude, con i capelli lunghi e arruffati. La notizia del loro ritrovamento sconvolse tutti e ne parlarono le testate giornalistiche di tutto il mondo.

Sull’isola deserta abbiamo imparato a fidarci di noi stessi

Qualche anno dopo addirittura il fotografo di Sydney John Carnemolla fu spedito sull’isola deserta insieme ai ragazzi proprio per documentare il modo in cui erano riusciti a sopravvivere. Sione Filipe Totau, uno dei ragazzi noto come “Mano” che all’epoca aveva 19 anni e oggi ne ha 74 ha raccontato: “Non posso dire di avere mai amato quell’isola. Volevo tornare a casa, dalla mia famiglia. Cercavo di non pensare troppo a quanto tempo era passato dal nostro naufragio. Vivevo nella speranza che sarebbe successo qualcosa; che l’indomani ci avrebbe portato qualcosa di buono. Non mi è sembrato di passare 15 mesi laggiù. Quando ripenso a quei mesi sull’isola deserta, mi rendo conto che abbiamo imparato tantissimo. E quando confronto quegli insegnamenti con ciò che ho ricevuto dalla scuola, non c’è paragone. Perché sull’isola ho imparato a fidarmi di me stesso. Mi rendo conto ora che non importa chi sei; non importa di che colore sei, che razza, niente di tutti quei discorsi ha importanza. Perché se sei davvero nei guai, alla fine ti chiedi solo cosa devi fare per sopravvivere”.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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