Scuffia: capire i rischi, essere preparati

Uno skipper dovrebbe sapere come la sua barca può affrontare il mare mosso. Navigando entro limiti noti e comprendendo a fondo le dinamiche in gioco e i rischi, le possibilità che si verifichi una scuffia di un cabinato a vela sono molto ridotte.

La scuffia di un cabinato da crociera a vela è una di quelle evenienze per fortuna remote ma possibili. La sicurezza della navigazione consiste di fatto anche nel capire perché succede, quali sono i rischi di un simile evento e come evitarlo. Per considerare le realistiche probabilità che una barca a vela si rovesci si deve partire dalle caratteristiche e i limiti del suo design e della sua stabilità. È necessario quindi comprenderei principi di base di come una barca rimane a galla.

Scuffia

Galleggiamento e centro di gravità

Una barca rimane in posizione verticale grazie al modo in cui il suo peso e la sua galleggiabilità interagiscono. Il principio di base della galleggiabilità è che la forza di galleggiamento verso l’alto di un corpo immerso in un fluido è uguale e opposta al peso del fluido che il corpo sposta. Il peso del fluido spostato è noto come spostamento e l’acqua spostata ha una spinta verso l’alto, o galleggiamento, che è uguale al peso della barca. L’acqua spostata ha un punto centrale, o centro di galleggiamento, che varia secondo la forma dello scafo e della chiglia di una barca.

Il centro di galleggiamento non va confuso con il centro di gravità. Il peso di una barca è distribuito lungo la sua lunghezza, spingendo l’intera imbarcazione verso il basso. Tutto il peso agisce verso il basso attraverso un punto centrale, o centro di gravità, che è simile al fulcro o punto centrale di un’altalena. Tutta la struttura e la distribuzione del peso a bordo contribuiscono al centro di gravità di una barca. Per mantenere una barca stabile nell’acqua ed evitare che si rovesci, è necessario che il centro di gravità sia basso, il che è molto facilitato dall’avere una chiglia profonda e pesante e un motore sotto la linea di galleggiamento.

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Il momento raddrizzante di uno scafo

Se una barca a vela sbanda a causa di una forte raffica di vento o è forzata da una grande onda, si raddrizzerà da sola una volta che la raffica o l’onda sono passate. Quando una barca è in posizione verticale, la forza di gravità è direttamente opposta alla forza di galleggiamento. Quando invece la barca sbanda, il centro di galleggiamento si sposta verso l’esterno e agisce come una leva, spingendo verso l’alto con una forza crescente. Questo va bene fino a un certo punto, ma alla fine, man mano che la barca continua a sbandare, l’effetto della leva di raddrizzamento si riduce e alla fine si perde e la barca scuffia galleggiando a testa in giù. Questo punto è noto come l’angolo di stabilità.

Le barche con un angolo di stabilità elevato resisteranno all’inversione e torneranno rapidamente in posizione verticale in caso di rovesciamento. Tali modelli includono quelle barche strette e pesanti con un pescaggio profondo che possono sbandare a 120º o più. Una volta rovesciato, solo una piccola quantità di rollio ulteriore sposta lo scafo nella zona di raddrizzamento positivo e la barca torna in posizione verticale. Le barche con bagli larghi e pescaggio ridotto tendono ad avere un’alta stabilità iniziale, ma possono scuffiare facilmente a 90° di sbandamento e non saranno sempre auto-raddrizzanti.

I produttori di barche pubblicano le curve del momento raddrizzante dei loro yachts per mostrare le caratteristiche di stabilità dei loro progetti. In Europa la Recreational Craft Directive (RCD) stabilisce che gli yacht da diporto tra i 2,5 e i 24 metri devono portare le targhette dei costruttori per classificare le loro barche nella categoria A (Ocean), B (Offshore) o C (Inshore) e soddisfare gli standard minimi di stabilità.

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La forza delle onde frangenti

Le regole e i regolamenti sono una cosa, ma la forza delle onde che si infrangono può abbattere e far scuffiare qualsiasi yacht in acque costiere, specialmente se è preso di traverso. La ricerca ha dimostrato che il fattore più significativo nel capovolgimento è se un’onda sta frangendo o meno. Se l’onda è più alta del baglio della barca, allora può facilmente rovesciare la barca. I test condotti all’Università di Southampton in Inghilterra hanno dimostrato che quasi tutte le barche possono essere rovesciate da un’onda pari al 55% della lunghezza totale della barca. Tali onde possono verificarsi dove il fondale marino si ripiega improvvisamente verso la costa, o dove il vento soffia controcorrente.

Questa ricerca sottolinea il fatto che gli yachts che cercano riparo spesso si trovano in pericolo maggiore quando si avvicinano ai porti che quando affrontano una tempesta più al largo.

Essere preparati e reagire al maltempo

Se vi trovate al largo con tempo brutto, considerate le vostre opzioni. In caso di necessità, è consigliabile ormeggiare e superare la tempesta, in quanto la barca sarà più stabile e confortevole, ma controllate di avere sufficiente spazio in mare per andare alla deriva sottovento e di non avvicinarvi a una costa sottovento. Un’altra opzione è quella di stare a poppa, senza vela e con il timone legato sottovento. Se le condizioni peggiorano, la fase successiva è quella di gettare un’ancora o una cosiddetta “drogue”, ossia un’ancora paracadute che impedirà all’imbarcazione di incontrare le onde di bolina e ridurrà la velocità di deriva dell’imbarcazione.

Non dirigetevi automaticamente verso il porto più vicino o verso la destinazione prevista. Verificate prima quali sono le condizioni probabili, considerando lo stato della marea, la direzione del vento e se ci sono aree pericolose come promontori e barre di sabbia da affrontare. Verificate tutte le alternative e siate pronti a modificare i vostri piani per optare per un’opzione sicura.

Mondo catamarano: sicurezza e false credenze

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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