Alcuni incidenti in mare, come quello accaduto al Grimalkin durante il Fastnet del 1979, mettono in luce i pericoli derivanti da un’eventuale scuffia a 180° della barca. Oltre ai danni in coperta, come l’eventuale rottura dell’albero, il ribaltamento della barca causa effetti disastrosi anche al suo interno creando un ambiente altrettanto ostile all’equipaggio.

La sicurezza a bordo di una barca non è una scatola gialla con un set di batterie e un pulsante antipanico. E certamente non si può fare affidamento sulla Guardia Costiera. La sicurezza in mare è pensare ai problemi che si possono presentare durante una navigazione e considerare le migliori opzioni possibili per uscirne. Così affermava il giornalista di vela Matt Sheahan qualche anno fa a proposito del Fastnet del 1979. Matt è sopravvissuto a quella terribile regata martoriata da una tempesta senza precedenti ma suo padre David, skipper del loro Nicholson half tonner Grimalkin, è morto con il membro dell’equipaggio Gerry Winks.

Banchi-batterie e cucine di bordo come missili

Dei 303 yacht che presero parte a quella competizione 112 vennero sdraiati in acqua dalle raffiche di vento e in 77 casi le barche scuffiarono con l’albero al di sotto della linea dell’orizzonte. Alcune barche addirittura scuffiarono di 360 gradi. L’inchiesta sul disastro riportava: “Durante questi capovolgimenti in diverse imbarcazioni le cucine e i banchi-batterie cadevano dai loro supporti trasformandosi in missili potenzialmente letali”.

Sulla sua esperienza nel Fastnet del 1979 Matt ha aggiunto: “I pericoli sottocoperta durante una scuffia sono spesso ignorati. Uno dei maggiori problemi a bordo di Grimalkin durante il picco della tempesta era il modo in cui gli oggetti volavano da una parte all’altra degli interni. Ogni volta che lo scafo veniva sdraiato sull’acqua, barattoli di cibo e altri oggetti pesanti volavano attorno al quadrato. Quando Grimalkin venne recuperato, una delle batterie al piombo che era stata assicurata sotto i gradini della scala di accesso, fu trovata incastrata nella prua dello yacht distruggendo la paratia principale”.

 

Pericoli in coperta durante la scuffia

Durante le regate è abbastanza frequente che imbarcazioni di piccole medie o grandi dimensioni si traversino in presenza di venti forti. Le scuffie a 90 o 180 gradi sono eventi più violenti di qualsiasi tipo di traversamento. Ma per fortuna avvengono molto di rado. In una scuffia a 90 gradi tutto accade in un istante e la barca resta sdraiata fino a quando non riesce a raddrizzarsi da sola. È una situazione estremamente pericolosa che si verifica in modo repentino, inaspettato e può avere una forza di molte volte superiore a quella di un traversamento. Quando il capovolgimento si avvia la sua dinamica è inarrestabile. Se si è così fortunati da ritrovarsi ancora a bordo dopo una scuffia a 90° è frequente essere scaraventati in un angolo del pozzetto, in genere schiacciati da un altro compagno di equipaggio, oppure ci si ritrova sulla coperta aggrappati a un candeliere o alle draglie. Se si è meno fortunati si finisce con il volare oltre i candelieri e la battagliola finendo in mare affidati al solo sostegno del salvagente e della cintura di sicurezza. Quando la barca si raddrizza è necessario risalire a bordo tirandosi con l’ombelicale della cintura.

Una scuffia a 180° è un evento ancora più estremo e violento e comporta un rovesciamento completo dopo il quale la barca resta in posizione rovesciata, l’equipaggio resta intrappolato all’interno della barca o sotto di essa in cabina o nel pozzetto, oppure viene scagliato lontano dall’imbarcazione dove si trova esposto al rischio di essere trascinato e poi portato sott’acqua se le cinture di sicurezza sono rimaste agganciate. Un pericolo aggiuntivo è quello della rottura dell’albero sotto la forza dell’acqua e il moncone metallico affilato e tagliente diventa un’arma potenzialmente letale che potrebbe esporre a gravi lesioni l’equipaggio. Nella peggiore delle ipotesi la scuffia a 180° può portare all’affondamento della barca che in genere si traduce nella perdita di vite umane.

Se sottocoperta è un inferno, facile abbandonare la barca

Nella tempesta del Fastnet ventiquattro yacht vennero abbandonati, anche se tutti tranne cinque furono recuperati dalla Guardia Costiera. Le condizioni a bordo erano così insopportabili nei venti Forza 11 e quelle onde montuose che diversi skipper decisero di abbandonare diverse tonnellate di solide imbarcazioni per i cento chili di gomma delle zattere di salvataggio. Sette concorrenti alla deriva in queste zattere non furono mai ritrovati. Come poteva essere stata presa una decisione così illogica? È facile essere critici nei confronti di chi ha abbandonato le barche che in seguito sono state recuperate, ma per qualcuno che non era lì è impossibile immaginare l’inferno che i loro yacht erano diventati.

Bisogna considerare che durante una scuffia a 180° c’è un impatto violento nel ribaltamento ma anche nell’eventuale raddrizzamento della barca. L’acqua può entrare dal tambucio, dalle prese d’aria, dalle prese a mare, dagli osteriggi, dalle maniche a vento e andare a bagnare suppellettili, vestiti, materassi, coperte e cuscini. Gli sportelli degli stipetti, dei gavoni, degli armadi possono aprirsi o rompersi riversando fuori barattoli di cibo, pentole, posate, attrezzature, effetti personali e altri materiali più pesanti. Gli stessi portelli del frigorifero e della ghiacciaia possono aprirsi sotto la spinta del loro contenuto. Le porte delle cabine possono fuoriuscire dai cardini. Le assi del pagliolato possono staccarsi. I tavoli del quadrato e dell’angolo di navigazione possono cedere, così come i serbatoi di acqua e carburante, il wc e perfino il motore entrobordo può staccarsi dai relativi supporti con disastrosi spargimenti di olii, combustibile e acque nere.

In vista di maltempo rizzare tutto anche dentro la barca

L’inchiesta sul Fastnet mise in luce che il bando di regata alla voce sicurezza avrebbe dovuto richiamare l’attenzione degli equipaggi sulla necessità di assicurare gli equipaggiamenti pesanti, le attrezzature e tutti gli stivaggi di materiali sia all’esterno che all’interno dell’imbarcazione in modo efficace anche in caso di scuffia a 180°.

Uno yacht si capovolge quando viene colpito da un’onda più alta del 55 per cento della sua LOA. Per gli scafi più leggeri di oggi, più inclini a ribaltarsi, la percentuale si abbassa al 40 per cento. La sicurezza in condizioni di mare estreme è stata compromessa da progettisti e studi di design dalla ricerca della velocità, la manovrabilità, il comfort e i volumi interni delle moderne imbarcazioni. È un compromesso che vale la pena prendere, però occorre salvaguardare i nostri cabinati e rispettare determinate regole di sicurezza

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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