Complici pellicole, romanzi e racconti di avventure, il guardiano del faro è sempre stato percepito come un mestiere antico, suggestivo e romantico. Ancora oggi, nonostante la tecnologia, i fari hanno bisogno di personale che ne cura la manutenzione e ne consente il perfetto funzionamento. Un lavoro duro, ma anche ambito da tante persone.

Nel buio della notte c’è chi cura in silenzio gli occhi di luce per condurre chi è tra le onde. Sentinelle ricche di fascino e mistero, fonti d’ispirazione per scrittori, fotografi, pittori e registi, quei punti di luce sono i fari che nella notte illuminano i percorsi dei marinai indicandogli le rotte sicure. Il faro domina il mare e contempla il cielo. Il faro conduce chi naviga, rassicura chi pesca e ispira fiducia a chi abita in città. Ecco perché diventare guardiano di un faro rappresenta da sempre per molti un sogno romantico, una via per fuggire dalla routine, staccare la spina e raggiungere un ambito senso di libertà a stretto contatto con la natura.

Il mestiere del guardiano del faro, complici film e libri sul tema, è stato da sempre molto romanzato, con leggende su isole sperdute e tempeste, ma oggi i tempi sono cambiati, la tecnologia a led e l’elettronica hanno ridotto il lavoro e i siti più disagiati sono stati automatizzati. Per tale ragione il numero di custodi di fari si è notevolmente ridotto negli ultimi decenni. Nonostante tutto però è un mestiere che continua a piacere ed è anche molto ambito.

Pochi posti di lavoro in Italia, ma molto ambiti

Non è un caso che ogni anno decine di giovani aspirano a diventare guardiani del faro nella Marina Militare. Il Servizio dei Fari e del Segnalamento Marittimo, responsabile del corretto funzionamento degli ausili alla navigazione rappresentati da boe luminose, mede, fanali e fari, è affidato infatti per legge alla Marina Militare dal 1911. La Direzione Fari e Segnalamenti che emette i bandi di ammissione ai posti di lavoro di guardiano di faro vacanti ha sede a Napoli, ma il percorso di assunzione non è semplice e i posti disponibili in diminuzione. Il numero delle domande invece aumenta ogni estate e l’ufficio dedicato è subissato di richieste. Quello del guardiano del faro è in realtà un lavoro antico in piena trasformazione. Basti pensare che negli Anni 60 c’erano 600 faristi.

Oggi in Italia nelle torri e nelle segnalazioni marittime lavorano oltre 400 persone fra civili e militari, dei quali 161 hanno la qualifica di faristi. Nel Belpaese il programma di edificazione di fari si è intensificato dopo l’Unificazione, dal 1860 in poi, e nel giro di vent’anni sono stati costruiti quasi tutti i fari di cui oggi gode il nostro mare. Il faro più antico è quello di Messina del 1256, segue Genova, costruito nel 1326.

Identikit di un faro tra passato e tecnologia

I bandi pubblicati dal Demanio mettono in concessione gli alloggi dei fari per consentire il loro regolare funzionamento che non viene dimesso perché è un insostituibile ausilio alla navigazione. Ogni faro emette un fascio di luce differente e distinguibile che permette a chi è in mare di conoscere la propria posizione. Si chiama caratteristica, il ritmo dei lampi di luce e di eclissi, cioè di buio, tipica di ogni struttura. Mezzo secondo di luce e un secondo di buio, ad esempio, è una delle caratteristiche che rimangono riconoscibili e visibili anche durante le ore del giorno.

In teoria negli ultimi anni la tecnologia avrebbe dovuto prendere il sopravvento in tema di fari. Certamente l’innovazione ha reso più efficienti i segnalamenti marittimi permettendo per esempio di individuarne più rapidamente eventuali avarie, ma i fari richiedono ancora oggi l’occhio e l’intervento umani. Nell’era del Gps e della cartografia elettronica i fari ricoprono sempre un ruolo strategico per i naviganti. Si tratta infatti di validi ausili che utilizza chi naviga per mestiere o per divertimento. Senza i punti di riferimento in mare, si procede senza avere un back up e si fatica ad orizzontarsi. I fari sono le stelle dei moderni. È chiaro che, mentre negli anni passati i segnalamenti richiedevano manutenzione e sorveglianza continue, oggi alcuni di loro li possiamo monitorare a distanza. La stessa rotazione del faro un tempo era un meccanismo a orologeria, che ogni quattro ore doveva essere caricato, mentre ora è motorizzato.

I compiti e le motivazioni del guardiano del faro

Negli ultimi anni l’attività dei guardiani dei fari è mutata ma questo non significa che i compiti di un farista siano oggi meno impegnativi. Variano ogni giorno. Tra le mansioni più ricorrenti c’è quella di risolvere tempestivamente le avarie, curare la manutenzione delle strumentazioni dalla salsedine che corrode, pulire le ottiche del faro così che i lampi siano limpidi e compilare per 365 giorni all’anno il cosiddetto “giornale di reggenza”, dove annotare tutto quel che è accaduto. Ogni farista inoltre ha più segnalamenti da gestire a seconda della reggenza in cui si trova. In agguato, ci sono gli imprevisti del mestiere: la luce elettrica che va via con la riserva da attivare, una lampada da sostituire, un fulmine che, all’improvviso, brucia tutto. Le difficoltà dipendono dalla posizione, dal mare in tempesta e se si hanno segnalamenti a mare come mede o boe che comportano uscite in barca a volte con condizioni di mare non sempre favorevoli.

Per quanto riguarda i requisiti per diventare guardiano di faro è indispensabile un’attitudine speciale. È fondamentale sapersi adattare e avere intuito e passione. Fra le competenze tecniche serve dimestichezza con l’elettricità e gli accumulatori per potere svolgere lavori della manutenzione ordinaria ed essere appassionati di fai-da-te, invece, per tutti i lavoretti riguardanti la manutenzione straordinaria (come imbiancare i muri o sistemare il tetto). Un requisito utile potrebbe essere quello di avere un diploma nautico. Anche dal punto di vista economico, coloro che desiderano diventare guardiani del faro non lo fanno per i soldi, dato non è tra le professioni più remunerate che esistano.

Le motivazioni sono ben altre e il denaro c’entra poco: il ritrovare un senso di libertà, il fuggire dalla routine, lo stare soli, il vivere a contatto con la natura. Forse anche quella di  essere utili agli altri, a tutti quei naviganti che nel buio della notte cercano gli occhi di luce.

Il faro di Rubjerg Knude salvato dalle sabbie mobili

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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