Il governo danese ha salvato dall’erosione l’antico faro di Rubjerg Knude, considerato un monumento storico del Paese. Questa torre in pietra bianca di 23 metri costruita nel 1900 in una zona tra le più selvagge del Mare del Nord è da sempre un’affascinante attrazione per migliaia di turisti.

Nello Jutland, sulla costa del Mare del Nord in Danimarca, c’è un faro di pietra abbandonato che rischiava di essere inghiottito dalle sabbie mobili del Mare del Nord. È conosciuto come Rubjerg Knudee e sorge su una scogliera a 60 metri sul livello del mare, nei pressi della città di Lønstrup. Un luogo tra i più romantici e selvaggi del Nord Europa.

Il faro venne inaugurato nel 1900 e smise di funzionare nel 1968. Le cause della sua dismissione furono l’erosione della costa e le sabbie mobili. La roccia qui infatti viene erosa in media 1,5 metri all’anno, mentre la duna si sposta di 9 metri ogni anno. Il faro di Rubjerg Knude, considerato un monumento storico del Paese, rischiava così di finire sommerso.

Faro a rischio? Bene, lo spostiamo…

Allora con molto buon senso e perizia ingegneristica, i danesi, non volendo rinunciare al loro faro, hanno deciso di spostarlo. Il governo del paese ha organizzato quindi l’operazione che è consistita nello scavo di una grande fossa intorno al faro per mettere a nudo le fondamenta sotto cui, dopo essere state rinforzate con delle cinture di acciaio, sono stati posizionati dei carrelli speciali che hanno permesso di muoverlo proprio come un vagone di un treno. Il faro è stato quindi spostato in blocco per 70 metri all’indietro fino a una posizione più rialzata e protetta dall’erosione. Il costo dell’operazione è stato di circa 700.000 euro e sostenuto per intero dallo Stato danese.

Questo pezzo di Danimarca è stato da sempre terra di naufragi e minacciose tempeste. Il 6 dicembre del 1808 la fregata britannica HMS Crescent affondò non lontano da dove sarebbe sorto il faro. Morirono in 200, poi sepolti in un piccolo cimitero. Il faro bianco entrò in funzione nel mese di dicembre del 1900. Era, ed è tuttora, una torre massiccia, alta 23 metri, con balcone e lanterna rossa. Attorno gli costruirono una serie di edifici, qualche aiuola e una stradina. Il mare tuttavia martoriava con violenza quella costa, abbattendone interi tratti. Progettisti e costruttori non si diedero per vinti: gettarono cemento e sistemarono protezioni.

Una torre martoriata da onde e tempeste di sabbia

Poi oltre al vento era la sabbia ha costituire un pericolo. L’area del faro cominciò a essere travolta da tempeste rosse che strappavano tegole e grondaie, ammassando cumuli di sabbia attorno ai muri. La sabbia inghiottì le aiuole e l’accesso all’area, mettendo in pericolo la stabilità degli edifici. Nel 1968 l’ultimo custode del faro spense la lanterna e se ne andò. Così il faro di Rubjerg Knude venne abbandonato al proprio destino. Tutti si aspettavano che sarebbe crollato di lì a poco nell’abbraccio mortale di quelle dune alte quanto palazzi. Invece la torre bianca rimase al proprio posto, anche se ridotta a un guscio vuoto. Si sparse la voce di questo luogo straordinario. Arrivarono i turisti e qualcuno ebbe l’idea di allestire una piccola caffetteria e un museo ai piedi del faro. Sistemarono anche la scala all’interno della torre, per permettere alla gente di salire.

Negli ultimi tempi però la fine del faro era ormai una triste certezza e allora è stato dato il via ai lavori per spostarlo e salvare con lui un pezzo di storia della Danimarca.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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