Nelle situazioni di emergenza in mare dovute a incidenti, maltempo o avarie quello che conta è comunicare e avvisare qualcuno del pericolo. A volte basta uno smartphone per chiamare i soccorsi, ma oggi esistono trasmettitori satellitari pensati per la nautica che hanno una portata globale.

Anche se in mare vogliamo solo navigare e svagarci non possiamo mai abbassare la guardia perché i rischi della navigazione, così come un’avaria improvvisa, sono sempre in agguato. Oggi sono molti i diportisti che quando escono in mare a bordo di un cabinato a vela, su un gommone, su un Sup o un kitesurf, decidono di portarsi dietro lo smartphone non solo per essere reperibili e comunicare con amici e familiari, ma anche gestire un’eventuale emergenza. Certamente non è sbagliato e anzi alcuni velisti anche famosi, come per esempio Florence Arthaud, si sono salvati da un naufragio proprio grazie a questo dispositivo.

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Gli smarthphone, soprattutto quelli più recenti e aggiornati, sono piccoli, pratici e ormai sono sempre con noi. Hanno funzionalità molto utili anche quando si è in mare, in particolare delle App specifiche per i naviganti, ma presentano anche dei limiti. Ecco perché in questo articolo vogliamo mettere a confronto le potenzialità di uno smartphone con un dispositivo appositamente studiato per le emergenze in mare, il Plb. Acronimo di Personal Locator Beacon, il Plb è un trasmettitore elettronico personale utilizzato per avvisare i soccorritori che esiste una situazione pericolosa per la vita. Vediamo insieme pregi e difetti di entrambi questi due apparecchi per chi va per mare, come si utilizzano in caso di pericolo e quale sarebbe da preferire.

Smartphone, il meglio in mare lo danno le App

Le funzioni di uno smartphone sono note a tutti. In pratica è come avere un mini computer dalle grandi prestazioni sempre a portata di mano. Ci consente di chiamare e ricevere chiamate ovviamente, così come messaggi, immagini e file di ogni tipo. Ma è grazie alla navigazione in internet che le sue potenzialità diventano pressoché illimitate. C’è poi una componente in particolare che ne ha davvero rivoluzionato ed esteso l’utilizzo anche agli appassionati di navigazione: le App. Le applicazioni nautiche sono tante, efficaci e sempre più specifiche. Possono essere impiegate in mare per qualunque funzione: previsioni meteo, strumenti di navigazione, carteggio, nodi marinari, ormeggi e tanto altro.

Plb - Personal Locator BeaconPLB, è piccolo ma ti salva la vita

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Sul fronte sicurezza in mare poi il mondo delle App offre diverse soluzioni che ci aiutano a gestire le emergenze. Con Guardia Costiera per esempio, un’App sviluppata dalla Capitaneria di Porto italiana, possiamo chiamare il numero gratuito 1530 per le emergenze, rilevare la nostra posizione geografica con l’antenna Gps e condividerla tramite sms o e-mail. Inoltre è utile per rimanere all’ascolto della stazione radio della Guardia Costiera dedicata agli utenti del mare. Se sciaguratamente un membro dell’equipaggio finisce fuoribordo, possiamo ricorrere a Sea Tags, un’App unita a un braccialetto da fare indossare a ogni persona a bordo che trasforma il nostro smartphone in un sistema di allarme che al momento opportuno ci avvisa dell’incidente, comunica le coordinate dell’uomo a mare e indica il percorso per il recupero. Utilissima se navighiamo con bambini.

Infine se durante la navigazione abbiamo un’emergenza medica, c’è Primo Soccorso – Croce Rossa, un’App che ci dà accesso alle informazioni necessarie in versione video e animata per gestire le più comuni emergenze di primo soccorso. Inoltre ci consente di chiamare direttamente i numeri di emergenza (911, 999 o 112).

I limiti dello smartphone quando si naviga

Fin qui i vantaggi. Per l’utilizzo in mare tuttavia lo smartphone presenta anche dei limiti, piuttosto consistenti. Innanzitutto è un oggetto delicato che teme i colpi, le cadute accidentali e l’umidità. Inoltre non è impermeabile, non galleggia e per resistere all’acqua necessita di apposite custodie stagne da acquistare a parte. Se colpito dai raggi diretti del sole lo schermo di uno smartphone è praticamente illeggibile pur selezionando la luminosità massima, ma basta indossare anche un paio di occhiali con lenti polarizzate, quelle che tutti utilizzano in mare, che non si vede nulla. Lo smartphone inoltre essendo in pratica un dispositivo cellulare per chiamare e ricevere sfrutta le apposite cellule telefoniche a terra, quindi dopo pochi chilometri dalla costa non trova più il segnale ed è praticamente inutilizzabile.

Ma soprattutto lo smartphone in caso di emergenza in mare per essere utile deve comunque chiamare un numero. Al di là del fatto che con le mani bagnate non è possibile eseguire lo scrolling sullo schermo, effettuare anche solo una chiamata durante una situazione critica e concitata non è facile: pensate a un naufrago caduto fuoribordo nel mare formato con il vento che urla e i frangenti che lo sommergono.

Plb, per attivarlo basta un pulsante

Passiamo ora ad esaminare il Plb, un localizzatore satellitare a uso personale. Si può utilizzare sia in mare che sulla terraferma e in caso di necessità invia un segnale di Sos sulla frequenza 406 Mhz. In pratica con la semplice pressione di un pulsante attraverso un Plb è possibile inviare una chiamata di aiuto ai team di ricerca e salvataggio della Guardia Costiera.

Esistono diversi tipi e modelli di Plb, da molto semplici a molto avanzati. Tutti i modelli comunque dispongono di un ricevitore GPS interno (sistema di posizionamento globale), in modo che il Plb possa inviare la propria posizione effettiva con il messaggio di emergenza. Poiché la posizione viene trasmessa, il sistema Cospas Sarsat MEOSAR può ricevere i messaggi di emergenza tramite satelliti fissi che hanno un collegamento diretto con la stazione di terra. L’azione di salvataggio può quindi essere avviata immediatamente.

In genere i Plb sono dispositivi piccoli, leggeri, impermeabili e galleggianti che vanno portati sempre con sé. Si attivano a mano estraendo l’antenna e premendo il pulsante di accensione. Spesso hanno anche una luce stroboscopica che emana flash intermittente e il Gps per una localizzazione precisa. La trasmissione della richiesta di soccorso dura 24 ore e può essere captata dal satellite del sistema di soccorso internazionale Cospas-Sarsat.

Un dispositivo specifico per gestire emergenze

I Plb sono utilizzati anche come dispositivi Man Overboard (MOB), possono essere inseriti nei giubbotti di salvataggio per chi va in barca a vela, ma anche negli sport acquatici, come il kitesurf, il Sup e il windsurf. Unica nota importante: i Plb dovrebbero essere attivati solo in caso di reale emergenza, poiché fanno scattare la macchina dei soccorsi e in caso di falso allarme rischiate una denuncia per procurato allarme.

Tra i vantaggi del Plb c’è il fatto che è un dispositivo appositamente progettato come dispositivo di salvataggio, ha una portata globale e per attivarlo basta premere un pulsante. Inoltre è un apparecchio Impermeabile, galleggiante e che non teme gli impatti anche forti. La caratteristica importante è che crea un contatto diretto con i soccorritori. Come limiti ha che è solo un dispositivo di emergenza e non ha altre funzioni. Inoltre non permette di aggiungere dettagli alla chiamata di soccorso, la gravità della situazione, se ci sono feriti, etc.

Infine per utilizzare il Plb è necessario che il dispositivo sia registrato. Non serve un certificato operativo, ma un’autorizzazione che si può richiedere all’Agenzia delle telecomunicazioni dietro un semplice versamento annuale di circa 34 euro.

Insomma da questa breve analisi abbiamo visto potenzialità e limiti di due dispositivi molto diversi. In molti utilizzano lo smartphone con soddisfazione durante le proprie uscite a vela, in windsurf o in Sup. Nulla di male, ma il Plb è uno strumento nautico che può fare la differenza in caso di una vera emergenza.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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