Non basta seguire un corso di navigazione o prendere la patente nautica per diventare bravi skipper. Servono tante ore di pratica, possibilmente da soli, su derive o cabinati, e affrontare ogni genere di situazione in mare come in porto o all’ormeggio. Chi inizia da ragazzo ha la strada spianata…

Navigare a vela è tutt’altro che facile. Farlo bene può essere senza ombra di dubbio considerato una delle discipline sportive più complesse che si possono praticare. Certo, quasi tutti possono imparare come si aziona un winch, come si esegue una gassa d’amante, come issare la randa o salpare l’ancora. Ma per gestire tutte le singole operazioni richieste dalla navigazione per navigare in maniera ottimale e in sicurezza è necessario un lungo apprendistato. L’andare a vela insomma richiede più di un’infarinatura di regolazione delle vele, nodi e tecniche di ormeggio.

Per essere bravi occorre avere sperimentato e risolto un elevato numero di situazioni pratiche, avere assimilato i comportamenti della barca in ognuna di esse e avere accumulato tanta esperienza personale.

Sbagliare da soli aiuta più di un istruttore

In poche parole per diventare dei bravi velisti serve tanta pratica e molta passione. Sicuramente un buon istruttore può accelerare di molto l’apprendimento dell’allievo che da solo, anche se curioso e dotato di volontà ed entusiasmo, impiegherebbe molto più tempo. Un istruttore capace è infatti colui che oltre a possedere l’arte della navigazione e la adeguata esperienza è dotato anche dell’innata capacità di saperla trasmettere, fattore altrettanto importante.

È anche vero tuttavia che quando si arriva da soli, sia pure dopo un tempo più lungo, a scoprire perché la barca reagisce in un certo modo in una data situazione, ci si arricchisce in maniera molto più profonda e durevole di nozioni importanti e si è più pronti a prendere automaticamente e velocemente le decisioni giuste al ripetersi dello stesso scenario di navigazione.

Studiare la fisica aiuta, ma anche affinare l’istinto

Perciò serve a poco a nulla partecipare a un corso di vela oppure prendere la patente nautica se poi non si continua ad andare frequentemente in barca senza istruttore, cercando sempre di rendersi conto dei tanti perché piuttosto che accettare passivamente tutto ciò che succede a bordo. In questo è certamente facilitato chi ha studiato la fisica alle scuole superiori. La barca che naviga a vela risponde infatti a un concentrato di regole di fisica applicata, dinamica dei fluidi compresa.

Certo, i marinai e i pescatori del passato navigavano perfettamente a vela senza sapere assolutamente nulla di fisica, erano guidati dal solo istinto o dal sesto senso che avevano acquisito vivendo continuamente in mare. Anche i grandi navigatori che corrono nelle regate oceaniche o i campioni che vincono le medaglie olimpiche hanno maturato il sesto senso a forza di andare in barca con l’obiettivo di tagliare il traguardo per primi. Ma non è detto che tutti loro sappiano spiegare perché agiscono in un certo modo o prendono determinate decisioni.

Cominciare il più presto possibile a navigare

Per giungere a determinati livelli agonistici tutti sanno che occorre cominciare il prima possibile, meglio da bambini e non smettere mai dedicando alla vela e all’arte della navigazione tutta la propria vita. Non è così per le persone normali che in barca a vela vanno nei week end o nel tempo libero o durante le vacanze estive. Per loro però è altrettanto importante raggiungere un buon livello di competenza e di esperienza che li farà sentire sicuri e a proprio agio nella maggior parte delle situazioni, infondendo magari quel senso di sicurezza anche al proprio equipaggio di amici o di familiari.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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