Cime di bordo più leggere e resistenti con il Dyneema

Le moderne fibre composite ad alto carico e leggere come il Dyneema permettono di sostituire in tessile tutti i tipi di cavi metallici di bordo, come il sartiame corrente e i tradizionali grilli, ma anche alcune cime di bordo come le drizze delle vele. Con una serie di vantaggi, a partire dal peso ridotto e le prestazioni migliori.

Le drizze, le scotte e tutte le cime di bordo sono tanto importanti su una barca quanto le vele e quelle di qualità fanno navigare indubbiamente meglio. Purtroppo però questi materiali tessili non hanno vita infinita e nel tempo perdono drasticamente le loro proprietà di resistenza al carico e all’allungamento. Fino a qualche anno fa era normale che quasi ogni cabinato a vela fosse equipaggiato con molti accessori in acciaio e corde metalliche praticamente in ogni angolo del rig e della coperta. Oggi tuttavia con l’evoluzione delle cime realizzate in fibre composite ad alto carico e leggere come il Dyneema si possono in teoria sostituire tutti i tipi di cavi metallici di bordo, come il sartiame corrente e i tradizionali grilli. Con una serie di vantaggi, a partire dal peso ridotto e le prestazioni migliori.

Leggi anche:
Scotte e drizze di bordo: ecco come sceglierle
Sartiame: quale materiale scegliere?

Prendete per esempio una barca di 13 metri provvista di un albero di circa 18 metri: avrà una drizza lunga almeno 50 metri. Se con un materiale standard, tipo poliestere, ne utilizzate una da 12 mm, con una drizza realizzata in materiale hi-tech, tipo Dyneema, potete avere gli stessi, se non più elevati, carichi di rottura con una drizza da 8 mm. Il che vuol dire minore peso e maggior tenuta. Una cima in Dyneema, oltre a essere di diametro inferiore, a parità di carico permette di risparmiare parecchio peso lungo l’albero: nell’esempio di prima il risparmio è di circa il 30 per cento. Minor peso lungo l’albero si traduce in minore sbandamento a vela, minore rollio all’ancora e quindi maggiore comfort di bordo.

Una fibra hi-tech creata negli Anni 80

È stata l’azienda olandese DSM all’inizio degli Anni 80 a inventare la fibra sintetica Dyneema. Questo salto di qualità tecnica è stato possibile utilizzando il Polietilene ad altissimo peso molecolare che è fondamentalmente un materiale costituito da una massa estremamente elevata e da catene molecolari allungate. Dall’invenzione in poi il team di DSM ha ottimizzato e modificato più volte le proprie fibre. Il primo tipo di fibra è stato designato come SK 60. I tipi successivi sono stati poi chiamati: SK75, SK76, SK78, SK90, SK95 e SK99.

I vantaggi delle cime in Dyneema

Una cima in Dyneema è più leggera dell’acciaio inossidabile o del cavo metallico e in alcuni casi ha anche un carico di rottura più elevato. Ciò è particolarmente vero per le imbarcazioni da regata che diventano notevolmente più veloci grazie al notevole risparmio di peso ottenuto con l’utilizzo di cordame hi-tech a bordo. Una regola nautica di base è che ogni chilogrammo in più di sartiame deve essere compensato da circa 7 chilogrammi di zavorra extra, per mantenere la nave bilanciata e solida. Il segreto del Dyneema è costituito dalle sue catene molecolari estremamente lunghe, che trasportano meglio il carico sulla loro struttura polimerica.

Un armo in Dyneema può essere fino a 5 volte più resistente alla trazione del normale armo in poliestere ed è altrettanto resistente dell’acciaio (fino a 7 volte) quando ha lo stesso spessore. Il Dyneema ha inoltre il più basso allungamento a rottura rispetto a tutte le altre fibre sintetiche. Inoltre, le sartie in Dyneema sono abbastanza facili da impiombare e da montare. Un altro vantaggio del sartiame in Dyneema a bordo di uno yacht è il suo grande grado di galleggiabilità, visto che è più leggero dell’acqua, e la sua resistenza ai raggi UV. Altri pregi del Dyneema è che in caso di rottura accidentale, non presenta l’effetto “frusta”, inoltre presenta un’eccellente adattabilità alle condizioni marine ed è Idrorepellente. L’unico svantaggio significativo del sartiame in Dyneema è l’allungamento permanente sotto forte stress.

Dyneema

Trattamenti e giunzioni del Dyneema

La fibra in Dyneema prima di diventare treccia può essere trattata. Sono due i trattamenti che ne migliorano ulteriormente le proprietà. Il primo è un processo di pre-stretch fatto a caldo spesso indicato con la sigla HPS (Heat-Pre-Stretch). Il secondo trattamento è una protezione con una resina poliuretanica spesso indicato con PU Coating. Quest’ultimo oltre a proteggere la treccia dallo sfilacciamento la rende più compatta e facile da impiombare. La facilità con cui si impiomba il Polietilene è uno dei suoi più grandi punti di forza. Quanto poi vi trovate per le mani una treccia trattata con PU Coating il lavoro è ulteriormente semplificato. Il PU coating è particolarmente importante dove lasciassimo l’anima scalzata a vista poiché evita che la cima si impigli e sfilacci su ogni piccola sporgenza.

Per un lavoro ottimale il cordame in Dyneema installato a bordo deve essere giuntato e non annodato, perché annodando la fibra di Dyneema si riduce il carico di rottura di circa il 50 per cento, richiedendo quindi dimensioni maggiori. Una giunzione eseguita correttamente assicura che il cavo fornisca la massima resistenza con la minima perdita di carico di rottura. In alcuni casi si può chiedere ai fabbricanti di applicare una guaina supplementare tra il nucleo e la guaina esterna in alcuni punti della cima che devono essere più spessi, per esempio quei tratti che vengono rinviati su verricelli e stopper.

Dyneema

Ideale su barche da regata, ma non solo

Tra i destinatari privilegiati del cordame in Dyneema ci sono naturalmente le barche da regata che hanno bisogno di materiali che offrono grande resistenza, leggerezza e prestazioni al top. Difficile oggi vedere cabinati che partecipano a competizioni d’altura, così come a traversate oceaniche e giri del mondo che non abbiano a bordo cime in Dyneema. Se si è in grado di affrontare i costi relativamente più esosi di questo materiale, tuttavia, anche i velisti che praticano esclusivamente crociera o navigazioni lunghe e in solitario potrebbero approfittare dei vantaggi del Dyneema.

Dyneema vs Spectra, non facciamo confusione

Molti diportisti ancora oggi parlano indifferentemente di Dyneema e Spectra. In realtà sono entrambi due cime in fibra di Polietilene (UHMwPE). Tuttavia anche nel mondo del Polietilene ci sono alcune distinzioni. In questo caso l’unità di misura è la massa atomica dell’UHMwPE, detta Daltron. Senza entrare nel tecnico, diciamo che lo Spectra sta al Dyneema come un Poliestere di bassa qualità sta a uno ad alta tenacità. Basta eseguire dei confronti sui carichi di rottura fra Spectra e Dyneema per vedere la superiorità della seconda fibra. Tuttavia, come abbiamo detto in precedenza per lo stesso Dyneema esistono delle gradazioni (SK75, SK78 e così via), quindi le comparazioni vanno eseguite tenendone conto. Per semplicità in ogni caso la cosa migliore è confrontare i carichi di rottura delle trecce a parità di diametro.

Scotte e drizze di bordo: ecco come sceglierle

Avatar
David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.