Prima di decidere se acquistare una barca datata occorre considerare non solo il budget e le proprie esigenze di navigazione, ma anche la storia di questi scafi, il cantiere e i designer che ci hanno messo le mani e soprattutto la loro filosofia nell’interpretare la nautica da diporto secondo la propria epoca. Vediamo con una rapida carrellata quali sono i modelli da ricercare e quelli da cui tenersi alla larga in base al periodo storico.

Di fronte all’acquisto di una barca usata oggigiorno con gli strascichi della crisi nautica può capitare di imbattersi in offerte alquanto invitanti, soprattutto quando si tratta di scafi un po’ datati. Al di là del budget e delle proprie esigenze di navigazione, rispetto a una barca datata occorre capirne le differenze con quelle moderne, conoscerne la storia, il designer e soprattutto il modo di andar per mare che interpretavano all’epoca. Alcune sono certamente più marine e sicure in navigazione, altre sono frutto di forzature progettuali, altre ancora rappresentano prodotti industriali ideati e costruiti con metodi industriali, massificati e a basso costo.

Vediamo le rispettive caratteristiche storiche, la qualità e i principi costruttivi di queste vecchie barche per capire se ne vale veramente la pena affrontare l’acquisto per diventarne felici armatori.

Barche d'epoca

Barche d’epoca, solo per intenditori e romantici

Le barche d’epoca, ossia quelle costruite prima della Seconda Guerra Mondiale, sono pezzi unici in grado di interessare armatori in grado di spendere disinvoltamente cifre enormi per la loro costosa manutenzione. Sono scafi realizzati soprattutto in legno e con generosità di mano d’opera per rispondere alla capacità del mezzo di affrontare navigazioni tranquille, ma sicure. Probabilmente a volte non sono il massimo del comfort, ma ancora oggi nel mercato dell’usato hanno quotazioni da amatori.

Certo sono lontane anni luce dai concept delle barche moderne: pur avendo infatti grande profusione di legni pesanti all’interno, erano dotate solo di letti singoli, avevano scarsa altezza in cabina e un solo bagno. Allora si diceva che erano barche marine intendendo che erano oneste e che potevano bolinare senza straorzare involontariamente, avevano dislocamenti importanti e chiglie lunghe.

Barche classiche

Anni 50-70: non fatevele scappare

Gli scafi costruiti tra gli Anni 50 e 70 sono quelli realizzati quasi all’unità in cantieri prestigiosi. Erano barche disegnate da progettisti di grande qualità che sapevano imporsi sia sulle mode che sui tentativi dei cantieri stessi di alterare i progetti secondo le loro convenienza. All’epoca questi cantieri avevano maestranze con grandi capacità tecniche e manuali, dei grandi artigiani che realizzavano sia il manufatto che tutti gli impianti di bordo con metodi oggi non più praticabili.

Barche Anni 80

Inizio Anni 80: guardatevi dalle barche da regata

Bisogna guardarsi invece da alcune barche da regata nate a cavallo tra gli Anni 65 e gli Anni 80. In questo periodo infatti gli scafi subivano forzature progettuali nei punti in cui si prendevano le misurazioni del rating. Quasi tutte queste barche risultano difficili da condurre, specialmente nelle andature portanti alle quali è facile strambare involontariamente o andare improvvisamente all’orza. All’epoca tra l’altro c’era una maggiore distinzione tra barche da crociere e scafi da regata e quindi sarebbe decisamente meglio optare per le prime.

Dopo la metà degli Anni 80 le barche hanno cominciato a tenere conto anche delle esigenze familiari e i cantieri hanno iniziato a guardare all’abitabilità degli scafi prima che alla loro marinità. Basta notare le linee d’acqua di queste barche, più panciute con poppe larghe per aumentare i volumi interni che prima erano quasi ignorati. All’epoca i cantieri nautici importavano in mare il concetto delle roulotte da viaggio su strada: comfort, abitabilità, più bagni e docce.

Barche moderne

Dagli Anni 90 ad oggi: barche come abitazioni

Le barche più recenti, diciamo dalla metà degli Anni 90 ad oggi,  sono molto diverse perché progettisti e cantieri interpretano al meglio le esigenze dei diportisti che negli ultimi anni sono enormemente cambiate: si naviga meno e per brevi periodi, si rimane molto in porto e a bordo si cercano gli stessi comfort delle abitazioni. C’è tecnologia a profusione e scarsa attenzione a manutenzione e lavori a bordo, un po’ per mancanza di tempo libero e un po’ per cultura consumistica dilagante.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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