Il numero sempre più massiccio di mascherine sanitarie disperse in mare è un duro colpo per gli oceani di tutto il mondo, già abbondantemente inquinati dalla plastica. Dal problema non è esente l’Italia dove le mascherine stanno invadendo porti, arenili e le isole.

Mentre in questi giorni l’Europarlamento ha definitivamente approvato la direttiva proposta dalla Commissione europea che prevede entro il 2021 lo stop alla produzione e alla commercializzazione dei dieci prodotti di plastica monouso che più inquinano i nostri mari e le nostre spiagge, tra cui piatti, posate, cannucce, palloncini e cotton fioc, ora il vero nemico che sta mettendo in ginocchio gli oceani sono le mascherine sanitarie.

Da mesi ormai i modelli di mascherine K95 bianche e spesse, ma anche le Ffp2 con il bottone di sfiato oppure le più comuni chirurgiche leggerissime sono diventate presenze costanti lungo le coste di tutto il mondo, Italia compresa. Se ne trovano ovunque, in mare, lungo gli arenili, perfino nei porti. Già da qualche settimana nel porto di Ancona il Pellicano, un battello spazzino che ripulisce dalla sporcizia l’acqua dell’area portuale ha cominciato a estrarre le mascherine celestine che galleggiavano sul filo della corrente, così come guanti sanitari in quantità sempre più massicce. Stesso fenomeno si registra in tanti altri porti italiani e stranieri. Dalla Francia per esempio l’associazione Opération Mer Propre (Operazione Mare Pulito) stima che attualmente il mare è popolato più da mascherine che da meduse.

Solo in Italia sono 11 milioni al giorno

Un fenomeno destinato purtroppo a crescere. Con la recente riapertura delle scuole se ne stimano altri 11 milioni al giorno da gettare nella spazzatura indifferenziata. Le mascherine usate vanno infatti nella spazzatura generica e non nelle raccolte differenziate in modo che la destinazione finale sia l’inceneritore, impianto che da mostro orribile e contaminante diventa igienico e provvidenziale distruttore di contagi.

Purtroppo però gli inceneritori non bastano, soprattutto nel Mezzogiorno dove questi impianti sono una rarità e di conseguenza un gran numero di rifiuti e di mascherine sanitarie usate non vengono distrutti ma finiscono nelle discariche o, peggio, dispersi nell’ambiente.

Il modo migliore per smaltirle

Ma quante sono le mascherine prodotte e gettate ogni giorno? Fra la leggerissima chirurgica da 3 grammi, la più spessa da 5 grammi, la maschera complessa da 30 grammi, contando anche i guanti, l’Ispra ha stimato per tutto il 2020 tra le 160mila e le 440mila tonnellate di spazzatura da smaltire. Se solo l’1% delle mascherine utilizzate in un mese venisse smaltito in maniera non corretta, si avrebbero 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente.

Insomma da una parte c’è l’uso massiccio delle mascherine per fronteggiare l’emergenza Covid e dall’altra il problema di come vengono smaltiti questi oggetti che devono essere bruciati e non dispersi, soprattutto in mare.

Spiagge più pulite con il plogging, un fenomeno mondiale

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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