Di fronte alla penuria di respiratori sanitari a causa dell’emergenza Coronavirus un medico di Brescia ha un colpo di genio: convertire una famosa maschera da snorkeling in un respiratore per uso ospedaliero che permette di fornire la ventilazione artificiale ai pazienti.

In questi giorni difficili a causa dell’emergenza Coronavirus è nelle corsie degli ospedali che si vedono le vere prove di forza, i gesti di umanità, lo spirito di sacrificio di tanti operatori sanitari, medici e infermieri, che assistono, rincuorano e tentano di salvare vite umane con pochi mezzi in una corsa continua contro il tempo. Tra gli strumenti fondamentali per curare i pazienti affetti dal Covid-19 che mancano alle strutture sanitarie ci sono sicuramente le maschere ospedaliere cosiddette C-PAP (acronimo di Continuous Positive Airway Pressure) per la terapia intensiva. Nelle situazioni di crisi però si aguzza l’ingegno e si alimenta la propria creatività.

Ecco che allora per far fronte alla penuria di questo tipo di dispositivi che permettono di fornire ventilazione artificiale ai malaticon difficoltà respiratorie, un medico in pensione, il dottor Renato Favero, ex primario dell’ospedale di Gardone Val Trompia in provincia di Brescia, uno dei comuni italiani più colpiti dal Coronavirus ha avuto un’idea. In molti conoscono la maschera da snorkeling Easybreath della Decathlon, un innovativo dispositivo per le immersioni a pelo d’acqua che copre tutto il viso e che spesso abbiamo visto al mare indosso a bambini e adulti. Ebbene Favero si è chiesto: perché non trasformare questa comune maschera da sub in un respiratore per uso ospedaliero? Insomma in una maschera C-PAP?

Dall’idea originale alla stampa 3D

Il primario ha quindi contattato Cristian Fracassi, ingegnere della Isinnova, una startup bresciana che si occupa di sviluppare brevetti, per avere una consulenza sulla fattibilità concreta del suo progetto di riutilizzo. In quel momento il team dell’azienda era impegnato nella stampa 3D delle valvole di emergenza per respiratori. In circa tre ore di lezione il medico ha spiegato in dettaglio al team di progettisti come avviene la respirazione all’interno di una maschera C-PAP e come secondo lui poteva essere convertita per lo scopo la famosa maschera Easybreath.

Una valvola di raccordo che chiunque può utilizzare

Dopodiché il team in breve tempo ha contattato e esposto il progetto direttamente alla Decathlon, in quanto ideatore, produttore e distributore della maschera e l’azienda francese si è resa immediatamente disponibile a collaborare fornendo il disegno CAD della maschera. Il prodotto è stato quindi smontato, studiato e sono state valutate le modifiche da fare. È stato poi disegnato il nuovo raccordo al respiratore, che è stato chiamato valvola Charlotte in omaggio alla moglie di Fracassi che si chiama Carlotta e lo si è stampato tramite stampa 3d. Immediatamente testata presso l’ospedale di Chiari, la maschera così modificata ha dimostrato di funzionare correttamente collegandosi direttamente all’ossigeno tramite la presa al muro.

La valvola di raccordo che permette di trasformare la maschera da snorkeling in respiratore è stata subito brevettata, per impedire eventuali speculazioni sul prezzo del componente. “Il brevetto rimarrà ad uso libero – sottolineano dall’azienda – perché è nostra intenzione che tutti gli ospedali in stato di necessità possano usufruirne”. Un bel risultato e una bella storia che esalta l’incontro tra sapere scientifico, creatività e conoscenza tecnologica.

Coronavirus: le mascherine non smaltite finiscono in mare

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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