Nei giorni scorsi il presidente del Comitato Olimpico, Thomas Bach, ha annunciato lo slittamento dei Giochi di Tokyo 2020 in programma a partire dal 24 luglio. La decisione finale sulle date dell’evento sarà presa tra quattro settimane, quando si spera, il quadro sulla diffusione del Coronavirus sarà più chiara.

Dopo il blocco dei giri del mondo a vela, dopo lo stop dell’America’s Cup e l’interruzione di migliaia di competizioni veliche nazionali e internazionali, l’allarme Coronavirus è arrivato a intaccare anche l’evento più importante: le Olimpiadi di Tokyo 2020. Nell’ambiente sportivo, vista la diffusione dell’epidemia che non accenna a fermarsi, se ne parlava già da qualche giorno, ma ora è ufficiale: salta l’inaugurazione dei Giochi in programma per il 24 di luglio e solo tra un mese si conoscerà il destino di queste Olimpiadi che solo per il momento non saranno cancellate.

Il presidente del Comitato Olimpico, Thomas Bach, ha annunciato in teleconferenza della concreta possibilità di far slittare i giochi e che la decisione finale sulle date dell’evento sarà presa tra quattro settimane, quando si spera, il quadro sulla pandemia sarà più chiaro. La tragica realtà dei fatti insomma ha avuto la meglio sulle scelte strategiche ed economiche e lo stesso Shinzō Abe, il premier giapponese in carica dal 2012, si è dovuto rassegnare e accettare la possibilità che i giochi olimpici previsti per fine luglio siano spostati. La preparazione di questo grande evento infatti fino ad ora ha avuto un costo di 30 miliardi di dollari e in Giappone le Olimpiadi sono ritenute, come spesso avviene, un momento cruciale per il rilancio del paese.

Cambiare data, ma non c’è certezza

L’idea del CIO e la speranza di Abe e del popolo giapponese è che lo slittamento sia di poche settimane, ma oggettivamente sembra difficile che in poche settimane si possa raggiungere quel livello di sicurezza che possa consentire lo svolgimento dei giochi. Anche arrivare a ottobre, come prevedono gli scenari più catastrofici dei giapponesi e come sembra essere orientato il CIO, non sembra sufficiente. Certamente per quell’epoca infatti ci saranno ancora nazioni nel mondo che staranno combattendo con l’epidemia. La prima finestra utile, ma anche questa non certa, è quella tra il 25 agosto e il 6 settembre, ora occupata dalle Paralimpiadi che, in caso, seguirebbero a ruota. L’alternativa, ancora accettabile, è usare l’autunno. Ci sarebbe il richiamo dei giorni usati proprio da Tokyo per i Giochi del 1964, dal 10 al 24 ottobre.

Per Bach la ragione di far disputare l’evento comunque nel 2020 è chiara: una enorme macchina già messa in moto, milioni di notti già prenotate negli alberghi, i programmi di 33 sport da adattare, sono solo alcune delle tante sfide da affrontare. Tuttavia sperare che da qui a ottobre il Coronavirus sia un brutto ricordo in tutto il mondo al momento sembra un’utopia e disputare i Giochi Olimpici quando il problema non sarà ancora risolto del tutto significa esporre il mondo a nuove infezioni e al rischio dello scoppio di nuove epidemie. Durante l’evento infatti a Tokyo confluiranno decine di migliaia di persone, ci sarà folla, masse che si mischieranno e staranno a stretto contatto, come si pensa di garantire la sicurezza sanitaria di tutte queste persone? In gioco peraltro c’è anche la sicurezza degli atleti e dei loro accompagnatori. Del resto una presa di posizione sui Giochi da parte del CIO è stata invocata proprio da loro.

In Italia saltano allenamenti e raduni ufficiali degli atleti

Nel frattempo come molte altre federazioni sportive, anche in Italia la Federvela ha recepito le decisioni strategiche della task force sul Coronavirus e ha deciso lo stop cautelativo a tempo indeterminato per tutte le attività delle squadre nazionali. Si sono fermati i raduni previsti a Cagliari e Trapani, i seminari alla Scuola dello Sport e in generale tutti gli allenamenti delle squadre olimpiche.

Per tutta la comunità di appassionati velisti vedere le Olimpiadi è una delle esperienze più attese e un’occasione di grande intrattenimento. Ma oggi purtroppo ci sono delle priorità che vanno rispettate e forse anche l’umore diffuso non è proprio quello giusto.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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