Un genoa sempre in forma: consigli e regole

Il genoa è continuamente soggetto a carichi e necessita di attenzioni particolari. I rinforzi e le protezioni sono fondamentali per questa vela di prua. Ecco come sceglierlo, utilizzarlo al meglio ed eseguirne la manutenzione ordinaria.

Il genoa è una vela completamente diversa dalla randa quanto a forme e dimensioni. Su una barca da crociera in genere è rollato sull’avvolgifiocco, quindi la sua forma e il suo taglio risultano già ampiamente condizionati dall’utilizzo dell’avvolgitore. È risaputo che la vela di prua parzialmente avvolta lavora male e s’indebolisce più facilmente, quindi sarebbe bene organizzare il piano velico con un genoa più piccolo. Tale dimensione più contenuta sarà sicuramente penalizzante in navigazione, soprattutto con venti molto leggeri sia di bolina che al lasco. I benefici di questa scelta tuttavia sono diversi.

Il primo vantaggio è la facilità di manovra: una vela più piccola permette infatti di virare senza troppa fatica anche in caso di equipaggio alle prime armi. Un secondo vantaggio è quello di ritardare la riduzione della vela con l’incremento del vento, potendo così navigare con una vela a prua con la forma corretta e più piatta. Ovviamente un disegno del genere vi porterà a utilizzare più frequentemente un gennaker o una vela tipo Code Zero per navigare ad andature più larghe. Del resto però queste vele da andatura portante ormai sono ampiamente utilizzate anche dai crocieristi

Genoa

Rinforzi adeguati sulle parti più sollecitate

Il genoa soffre particolarmente in due punti specifici: sulla base e sulla balumina. Sulla base perché sfrega continuamente sulle draglie. Invece sulla balumina perché può toccare le sartie e rimane sempre esposto al sole, anche quando la vela è avvolta. Per questo motivo quando ordinate un genoa dal velaio pretendete rinforzi opportuni in queste zone e bande anti UV di dimensioni generose. Il genoa dovrebbe essere disegnato con dei rinforzi, in modo da lavorare correttamente anche quando è parzialmente avvolto. Il velaio potrà essere abbastanza preciso, ma è vostra cura ridurlo, diminuendo la superficie esposta al vento correttamente, secondo il taglio della vela.

Genoa a collo

Materiali di qualità e bande anti UV

Per mantenere la vela “magra” nel tempo i tessuti più indicati sono i laminati, come per esempio il kevlar, il dyneema, etc. Il tradizionale Dacron è altrettanto efficace e soprattutto più economico ma essendo molto più elastico tende a perdere la forma più rapidamente.

Le bande anti UV sono fondamentali per proteggere la vela quando è avvolta. Il velaio deve prevederne la giusta quantità, ma voi durante l’uso ordinario dovete fare attenzione ad avvolgere la vela in modo che la banda copra lungo tutta l’altezza della vela. Ricordate che la vela di prua è quella che con vento forte fa sbandare la barca, quindi per navigare più comodi è meglio richiedere una forma più piatta possibile.

Genoa bugna

Genoa cotto, spanciato e indebolito

Vediamo ora a distanza di tempo cosa controllare durante le ispezioni alla vela e come capire quando il genoa è “cotto” a causa del sole, dello sfregamento su draglie e crocette oppure perché la vela rimane sempre con il meolo “stracazzato”. Una vela usurata presenterà per esempio una balumina con una forma negativa, che in gergo viene chiamata “unghia”. La forma della vela in questo caso è completamente alterata, in più se la banda UV è danneggiata il tessuto si indebolisce. Come soluzione iniziale potete portarla dal velaio e farla rifilare, cambiando ovviamente le bande UV. Si può ricorrere alla rifilatura al massimo 1 o 2 volte, dopodiché vi trovereste con una vela dalla forma alterata e poco efficiente.

Perché il genoa spesso perde la propria forma? Il genoa è molto più stressato rispetto alla randa, soffre maggiormente le onde e spesso quando si riduce sul rollafiocco, non lavora correttamente secondo il disegno di forma. Un fiocco “panciuto” comporta un maggior sbandamento della barca quindi diminuisce il confort di navigazione. Non è possibile rifilarlo, se è deformato non c’è alternativa se non la sostituzione della vela. Magari con un tessuto più rigido.

Leggi anche: Carrello del genoa: come regolarlo

Genoa

Cuciture che saltano e punti di usura

Un altro sintomo di usura della vela sono le cuciture. Se saltano è perché sono state assemblate male. Se invece la vela si strappa o si rovina spesso sempre nello stesso punto, occorre verificare l’attrezzatura di bordo, magari c’è il fanale di via poco riparato o le draglie spelate. Se non si provvede a togliere l’ostacolo o a proteggere la vela a lungo andare questa si strappa del tutto e la vostra crociera si deve interrompere per una sosta dal velaio.

Per quanto riguarda le cuciture, alcuni velai usano fili colorati per unire i pannelli di una vela: sono utili per capire quando salta una cucitura fondamentale e una meno necessaria. Per l’usura in punti precisi conviene periodicamente fare un check all’attrezzatura, magari salendo anche in testa d’albero e controllare anche lo stato del tamburo del rollafiocco.

Genoa rollafiocco

Manutenzione ordinaria e invernaggio

Per assicurare una lunga vita alla randa è bene regolare la drizza in navigazione. La drizza influisce tantissimo sulla forma della vela. Regolate quindi la sua tensione in funzione dell’andatura e dell’intensità del vento. Una vela regolata male a lungo andare si rovina e perde la sua forma. Poi è opportuno applicare delle protezioni sulle sartie, in prossimità dei tenditori e sulle crocette. Allo stesso modo anche la vela deve avere dei rinforzi opportuni in queste zone. Eviterete un’usura del tessuto che causa rotture. Anche in porto la vela va protetta. Le bande anti UV sono fondamentali in questo senso. Esistono anche delle coperture per il genoa avvolto. Sono utili, ma attenzione che con i colpi di vento possono aprirsi e rovinare l’attrezzatura.

Per quanto riguarda infine la manutenzione invernale il genoa è semplice da disarmare, facile da piegare e quando è riposto nel suo sacco occupa poco spazio. Prima di piegarlo, ricordate di allentare sempre il meolo della balumina.

 

Scotte e drizze di bordo: ecco come sceglierle

Avatar
David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.