Pure se sei bravo a riparare, le barche estreme ti lasciano a piedi

Lo scorso 28 novembre il navigatore britannico Alex Thompson si è ritirato dal giro del mondo. Troppo grave l’avaria al timone di dritta del suo Imoca Hugo Boss che è arrivata come una mazzata dopo che per 5 giorni aveva riparato un altro danno alla prua.

Non importa quanto sei bravo nell’effettuare riparazioni di emergenza a bordo, quanto ne sai di delaminazione e rinforzi longitudinali, come te la cavi con resina epossidica e fibra di carbonio, alla fine se sei su una di quelle barche estreme tirate all’inverosimile e ti stai giocando il giro del mondo, un danno importante allo scafo o alle sue appendici, ti lascia a piedi. È questa la lezione che si può imparare dall’esperienza da incubo di Alex Thompson nell’ultima edizione del Vendée Globe.

Il navigatore britannico dopo una serie di incidenti e rotture che hanno interessato il suo Hugo Boss fin dalle prime fasi del giro del mondo in solitario purtroppo sabato 28 novembre in un breve e mesto comunicato ha annunciato di essere costretto ad abbandonare la regata. Esce così di scena uno dei favoriti per la vittoria di questo giro del mondo in solitario e uno tra gli skipper più seguiti dagli appassionati di vela.

barche estreme

Imoca: barche tirate, ma fragili

A salvare Thompson da questa triste débacle non sono bastate le sue pur importanti competenze in fatto di costruzione e manutenzione delle attrezzature, i preziosi suggerimenti in tempo reale e consigli su come operare da parte dello shore team, la sua conoscenza approfondita di ogni singola componente dell’Imoca su cui volava verso il traguardo. Purtroppo una buona dose di sfiga ci ha messo del suo contro lo skipper inglese, ma la verità è un’altra: ed è che le avarie, i danni e gli inconvenienti tecnici fanno parte del Vendée Globe. Non bisogna dimenticare che gli Imoca 60 non sono barche comuni, ma prototipi in carbonio, cioè barche estreme che partecipano a una regata estrema, il giro del mondo, attraversando di tutto dal punto di vista meteorologico, dal vento forte, al mare formato, dai fronti di depressione alle tempeste.

Insomma non c’è da stupirsi che queste barche soffrano problemi tecnici, anche importanti o gravi. Più inquietante è il fatto che nel giro di una settimana Hugo Boss abbia sofferto danni ripetuti e soprattutto che siano stati causati dall’urto con oggetti non identificati che viaggiano alla deriva in tutti gli oceani.

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Gli skipper professionisti sono maghi delle riparazioni

Tra tutte le barche estreme Hugo Boss nelle poche ore in cui Alex Thomson era riuscito a navigare correttamente si era dimostrata la barca più veloce della flotta in questa edizione del Vendée Globe, ma presto sono arrivati i problemi. Dapprima lo skipper britannico aveva dovuto affrontare una complessa riparazione alla prua della barca per danni di delaminazione e crepe di alcuni rinfozi longitudinali. Thompson era riuscito a riparare il tutto in circa 5 giorni di lavoro, anche se da leader della flotta era scivolato in 10° posizione. Quando tuttavia era pronto a ripartire sfruttando la lunga galoppata di poppa che lo attendeva negli oceani del Sud ha danneggiato seriamente il timone di dritta di “Hugo Boss” e dopo avere esaminato attentamente il danno anche inviando foto e video al suo shore team è stato costretto ad arrendersi all’evidenza.

Non era chiaro se Thomson avesse una pala di rispetto a bordo, probabile, ma non è detto che questa sarebbe stata sufficiente e comunque la sostituzione della pala di un’Imoca in pieno oceano non è certo una passeggiata. I danni ai timoni poi spesso non si limitano solo all’appendice ma possono coinvolgere anche i sistemi di collegamento, insomma il timone è una delle componenti più sensibili e critiche della barca.

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L’ennesimo abbandono per uno skipper d’acciaio

Thomson ha dimostrato di avere energie per affrontare anche le peggiori criticità, ma il contraccolpo psicologico dopo il problema alla prua probabilmente può averlo condizionato. Insomma fine delle riparazioni, fine della corsa, fine delle ambizioni di vittoria. Per Thomson era la quinta partecipazione al Vendée Globe: nel 2004-5 dovette abbandonare nei pressi di Città del Capo per danni alla coperta dopo che aveva ceduto la trozza del boma della barca. Nel 2008-9 il ritiro avvenne all’inizio della gara a causa di un urto con un peschereccio, anche qui lo skipper provò a riparare lo scafo ma dovette lasciare per problemi strutturali. Nel 2012 si classificò invece terzo dietro a Gabart e Armel Le Cléac’h, e nel 2016 arrivò secondo, sempre alle spalle di Le Cléac’h, ma con un foil danneggiato, aveva condotto in testa buona parte della gara.

Alex Thomson, l’uomo dietro lo skipper in smoking

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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