Durante la navigazione i cicli di sonno e veglia possono essere scombussolati dai turni di guardia. Per mantenere alta la concentrazione e recuperare la stanchezza fisica e mentale bisogna tener conto del riposo fisiologico e del sonno di ciascun membro dell’equipaggio. Non siamo tutti uguali.

Quando si vive a bordo durante una crociera o un trasferimento è necessario che l’equipaggio sia sempre concentrato sulla conduzione della barca, la gestione delle manovre e delle varie fasi della navigazione. Tutto questo accade per 24 ore al giorno se lo scafo non interrompe la navigazione facendo scalo in un porto o in rada. La vita a bordo scombussola quindi il normale ciclo giorno e notte a cui siamo abituati, il che vuol dire che condiziona anche i periodi di veglia e di riposo. Questo tema è molto importante perché nonostante le barche siano mezzi complessi da condurre e la navigazione richieda un certo grado di attenzione, attività fisica e stress, occorre evitare di accumulare troppa stanchezza, non solo perché altrimenti la vita a bordo diventa un inferno ma anche perché la mancanza di riposo porta inevitabilmente a commettere degli errori anche gravi.

Quanto tempo dedicare al sonno dunque? Come e quanto tempo occorre dormire per essere sempre efficienti e in perfetta forma nonostante il rispetto dei necessari turni di guardia? Come organizzare questi ultimi al meglio soprattutto durante la notte?

Stanchezza e pericolosi cali di attenzione

La gestione del riposo e l’organizzazione delle guardie da parte dello skipper dovrebbe tuttavia seguire le attitudini di ognuno. Non tutti infatti dormiamo e necessitiamo di riposo alla stessa maniera. Ci sono persone che possono rimanere in piedi fino a tardi mantenendosi lucidi e attivi, ma la mattina naturalmente sono più lenti a svegliarsi. Viceversa chi invece è abituato ad alzarsi molto presto ed essere subito in forma avrà bisogno di andare a letto presto la sera. Seguendo queste attitudini personali lo skipper potrebbe per esempio assegnare i turni di guardia dalle 24 alle 4 ai primi e dalle 4 alle 8 ai secondi.

Un individuo adulto per essere efficiente e ben riposato normalmente ha bisogno di circa 8 ore di sonno al giorno. Chi è in età avanzata in genere anche meno. Certo è che ridurre il sonno a meno di 4,5 ore al giorno può causare gravi ripercussioni sullo stato di salute e l’equilibrio mentale. In genere accusiamo la stanchezza soprattutto all’alba. Non è un caso che la maggior parte degli incidenti in mare avvenga tra le 5 e le 6,30 del mattino. Nel caso si sia impegnati in un turno di guardia in questa fascia oraria si può combattere la stanchezza stando al timone, ma per brevi intervalli di 15-20 minuti. Dopodiché il calo di attenzione si farà inesorabilmente sentire. Occorre chiedere un cambio e rilassarsi. Non bisogna vergognarsi di manifestare la propria stanchezza. Meglio riposarsi che commettere magari un errore di rotta e andare a scogli.

Conciliare il sonno a bordo

Durante la navigazione si accumula certamente molta stanchezza per via dell’attività fisica con cui il corpo contrasta il rollio della barca per mantenersi in equilibrio, per le manovre, la concentrazione e gli inevitabili momenti di tensione. Tuttavia proprio in virtù dei turni di guardia si è costretti a riposarsi fuori dalle ore comuni di riposo. In certi orari della giornata è più facile addormentarsi, dopo pranzo per esempio, o la sera tardi. Più difficile è a metà mattina oppure dalle 18 alle 21. La stanchezza accumulata aiuta naturalmente ma per prendere sonno ci si può aiutare seguendo il proprio rituale: spogliarsi, magari dedicarsi per qualche minuto alla lettura, proteggersi gli occhi dalla luce. Tutte abitudini che conciliano la fase di addormentamento.

Ci sono anche delle tecniche specifiche per addormentarsi, per esempio con l’aiuto della respirazione profonda o concentrandosi su certe parole o immaginando alcuni scenari rilassanti. Per quanto riguarda i rumori, in barca durante la navigazione ce ne sono tanti, ma se non raggiungono una certa soglia di decibel possono anche conciliare il sonno.

Turni di guardia notturni

In genere i turni di notte vengono gestiti dallo skipper dividendo l’equipaggio in due o più gruppi, in base al numero dei membri dell’equipaggio. La durata di ogni turno può variare in funzione delle condizioni meteo. Se la navigazione è tranquilla, si divide la notte in due turni di quattro ore, a partire dalle 24 per finire alle 8 del mattino. Se l’equipaggio è numeroso si possono anche organizzare tre turni di tre ore ciascuno. Con vento forte e mare grosso o freddo intenso invece i turni si riducono a due ore, tempo minimo per far riposare chi smonta. Al timone con tempo duro dopo mezz’ora si è già stanchi, mentre in condizioni normali si può tenere la concentrazione alta anche per un paio d’ore.

Il sonno dei solitari, a ciclo polifasico

Tra i navigatori oceanici che partecipano al traversate e giri del mondo in solitario si sente spesso parlare di sonno polifasico. In pratica consiste nel dividere il sonno in tanti segmenti e distribuirli nell’arco delle 24 ore. In genere un essere umano quando si addormenta entra in una prima fase di sonno che è a onde lente ed quello più profondo e riposante. Dopo circa un’ora si entra invece nella fase Rem, che consiste in un sonno più leggero. Dopodiché il sonno ridiventa a onde lente e lo stesso ciclo si ripete per 90 minuti. Sfruttando al meglio questo processo nel caso in cui si è costretti a dormire poco, come per esempio in barca, si possono fare dei piccoli sonni di 20-30 minuti dormendo sempre con un sonno a onde lente, quindi il più riposante.

Questo approccio scientifico al riposo che viene messo in atto dai velisti professionisti può essere seguito anche dai normali diportisti che anche durante una semplice crociera o trasferimento devono rispettare i turni di guardia. L’importante è coltivare una sorta di consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri limiti. Ascoltarsi e imparare a conoscere i propri ritmi e condividere queste informazioni con gli altri membri dell’equipaggio e con lo skipper. La resistenza è diversa da persona a persona e non influisce sulla propria capacità di prendere il mare e goderne  appieno. Basta organizzarsi di conseguenza.

Navigando di notte: riuscite a vedere al buio?

 

 

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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