L’antropologo e navigatore norvegese Thor Heyerdahl, autore di mitiche imprese a sfondo scientifico tra cui quella del Kon Tiki, ha rappresentato il prototipo dello studioso moderno: intellettuale, avventuriero e uomo d’azione dallo spirito romantico ma rigoroso.

L’archeologia è una scienza curiosa: certamente ricca di fascino e di mistero da una parte con le sue antiche mappe, i viaggi di esplorazione, i rilevamenti, gli scavi, le scoperte, ma anche faticosa, noiosa per certi versi e così anacronistica nel suo tendere tutta al passato più remoto: i lunghi studi, le lingue antiche, le trascrizioni, le biblioteche polverose. Ci ha pensato poi il cinema con la fortunata saga di Indiana Jones diretta da Steven Spielberg a trasformare la figura dell’archeologo da pacato, autorevole e un po’ attempato intellettuale in uno straordinario avventuriero, un uomo d’azione che da simpatica canaglia è sempre in giro per il mondo a caccia di antichi reperti e civiltà perdute.

Ecco, se c’è uno studioso che nella realtà ha perfettamente ricalcato i tratti della celebre icona di celluloide nata agli inizi degli Anni 70 dalla fantasia di George Lucas, quella persona è sicuramente Thor Heyerdahl, straordinario ricercatore norvegese nato nel 1914 a Larvik, che con i suoi studi sull’antichità e soprattutto con le spedizioni attraverso gli oceani su rudimentali imbarcazioni, a partire dal 1940 non solo ha contribuito a mettere in discussione le vecchie teorie sullo sviluppo e gli spostamenti via mare delle civiltà primordiali, ma è diventato lui stesso una figura leggendaria nella storia della navigazione.

Un investigatore dell’antichità

L’aspetto più straordinario del suo carattere stava innanzitutto nel concepire in maniera inedita il lavoro di archeologo e antropologo qual’era, più simile a una sorta di investigatore dell’antichità che di studioso tour court che lo portava a esplorare il territorio, a farsi continuamente delle domande, ad alimentare ipotesi e cercare in prima persona, attraverso imprese anche rischiose, dei riscontri concreti per sostenerle di fronte alla comunità scientifica mondiale. Da questo suo fiuto per le indagini, questa voglia di non accontentarsi delle spiegazioni ufficiali, è nata una delle sue avventure più celebri, quella del Kon Tiki.

Durante un soggiorno negli atolli di Futu-Hiva e Hiva-Oa (isole Marchesi) effettuato nel 1937 quando era ancora uno studente di ecologia all’Università di Oslo, aveva rilevato in quei luoghi la presenza di piante tipicamente americane, come l’ananas, le patate dolci e la papaja, di statue locali chiamate Tiki che non avevano nessun riscontro con la tradizione polinesiana e raffigurazioni di barche a vela completamente diverse dalle piroghe usate dalle popolazioni di quelle isole.

Convinto che gli Incas erano in Polinesia 

Le teorie antropologiche vigenti in quegli anni erano che i primi a giungere in Polinesia erano stati gli europei postcolombiani, giunti in quegli arcipelaghi dopo la scoperta dell’America di Colombo (1492). In base agli indizi accumulati, Thor invece si chiese se non fossero stati già gli Incas a raggiungere la Polinesia in epoca precedente. Un ostacolo a questa tesi era l’opinione diffusa che mai una di quelle zattere di balsa e giunchi intrecciati tipicamente utilizzata dai popoli dell’America meridionale avrebbe potuto resistere au lunga navigazione in Pacifico. Heyerdahl cominciò uno studio serrato di queste imbarcazioni, si convinse del contrario e volle dimostrarlo. Nel 1947 costruì una replica di un’antica zattera di balsa che in onore dell’omonimo re sole Incas battezzò Kon Tiki e il 28 aprile di quell’anno levò gli ormeggi da Callao, in Perù; dopo avere naviga to per 4. 300 miglia di oceano Thor e il suo equipaggio atterrò il 7 agosto sull’isola di Raroia, nell’arcipelago delle Tuamotu.

L’archeologo marinaio aveva dimostrato che la sua teoria aveva un riscontro reale, non era campata in aria. Quell’impresa diede a Heyerdahl una fama mondiale e rappresentò il primo tassello di un lungo percorso di ricerca, sempre portato avanti secondo il modello di lavoro ormai collaudato: indagine investigativa, formulazione di tesi e simulazioni reali condotte in prima persona.

L’impresa del Kon Tiki via radio

C’è un aspetto del’impresa del Kon-Tiki che testimonia la meticolosa organizzazione della spedizione, ed è quello delle comunicazioni legato alla sicurezza, ma anche alla pubblicità di un evento su cui era convogliata l’attenzione del mondo. Heyerdahl portò a bordo tre apparecchi radio trasmittenti a tenuta d’acqua: il primo operava su una lunghezza d’onda di 40 metri, un secondo di 20 metri e il terzo di 6 metri. Come trasmettitore di emergenza usarono anche un dispositivo tedesco Mark V del 1942 alimentato da batterie e da un generatore azionato a manovella; la radio ricevente era invece una National Radio Company NC-173.

Durante la traversata l’equipaggio, identificato dalla sigla LI2B, mantenne comunicazioni regolari con corrispondenti americani, canadesi e sudamericani che tennero l’Ambasciata norvegese a Washington informata sugli sviluppi della spedizione. Il successo di tali contatti fu dovuta all’esperienza maturata nella Seconda Guerra Mondiale come operatori di radio clandestine da due membri della spedizione: Knut Haugland e Torstein Raaby i quali il 5 agosto riuscirono a collegarsi con Oslo, in Norvegia, su una distanza di circa 10.000 miglia.

Da premio Oscar quel documentario sul Kon Tiki

Negli anni successivi Heyerdahl dimostrò come veritiere altre teorie secondo cui popolazioni precolombiane si fossero stanziate in epoca arcaica sulle Galapagos oppure che gli Egiziani avessero attravesato l’Atlantico fino ai Caraibi a bordo di zattere di canna o ancora che i popoli mesopotamici, in particolare i Sumeri, avessero avuto scambi culturali e commerciali attraverso il fiume Tigri con il Golfo Persico e il Mar Rosso. Per tutta la vita Thor Heyerdahl non smise di studiare, viaggiare, esplorare. Poco prima di ammalarsi, ormai ottantenne (morì nel 2002 in Italia a Colla Micheri, vicino Savona, dove si era ritirato), stava portando avanti degli scavi ad Azov, in Russia, alla ricerca delle origini dei popoli vichinghi, ossia la mitica terra dell’Asaheimr.

Ma non era solo uno straordinario uomo d’azione. Heyrdahl era anche un divulgatore scientifico che scriveva libri, partecipava a conferenze, parlava ai ragazzi delle scuole, girava splendidi documentari che davano l’impressione al pubblico di essere lì con lui in quelle meravigliose spedizioni, con quello sul Kon Tiki nel 1952 si aggiudicò addirittura l’Oscar. Perché certi personaggi del cinema sono solo icone fantastiche, altri però sono meravigliosamente reali.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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