Una corretta regolazione e curvatura dell’albero aumentano enormemente le prestazioni dei cabinati a vela, migliorano la conduzione e il comfort in navigazione dell’equipaggio. Studiate e messe a punto dai regatanti, possono in realtà fare la gioia anche di chi usa la barca solo per andare in crociera.

A un neofita l’albero di un cabinato a vela potrebbe apparire perfettamente dritto. In realtà non è così. Ogni albero presenta una più o meno accentuata curvatura che ne aumenta le prestazioni in navigazione. Ma in effetti non è sempre stato così. Gli alberi delle a vela di alcuni decenni fa erano in pratica dei pali molto robusti che nessuno si sognava di curvare. Si pensava infatti che l’albero dovesse rimanere il più dritto possibile per resistere al cosiddetto “carico di punta”, ossia la forte compressione alla quale è sottoposto dalle sartie, dallo strallo, dal paterazzo e dalle eventuali sartie volanti oltre che dalle drizze.

A modificare questa convinzione sono stati i regatanti. Chi voleva vincere si accorse che modificando la forma della randa adattandola alle condizioni del momento si miglioravano notevolmente le prestazioni della barca. Come ottenere questo risultato? Semplice, agendo sulle tensioni dell’inferitura e della base della randa e in maniera altrettanto determinante sulla curvatura dell’albero. La corretta curvatura e regolazione dell’albero è in realtà un argomento importante non solo per chi fa regate, ma anche per chi va in barca solo per divertimento. Non tutti i velisti tuttavia se ne curano. Basta girare un po’ per le banchine dei porti per osservare alberi con delle brutte curvature laterali, inclinati verso prua o con delle crocette che guardano in basso. Vediamo allora come un albero ben regolato e con la giusta curvatura migliora la navigazione e soprattutto come si eseguono le operazioni di posizionatura e curvatura.

Albero curvo: cosa cambia?

A parità di intensità e di angolo col vento la forza aerodinamica che si genera sulla randa può variare molto fino a dimezzarsi se la si appiattisce incurvando l’albero e agendo sul tesa base, cosa che di bolina la farà sbandare meno e consentirà di diminuire l’angolo col vento, oltre a migliorare molto l’equilibrio e quindi ad aumentare la velocità e la Vmg. Diminuendo la curvatura e lascando il tesa base, al contrario, la randa diventa più potente, ciò che è importante se c’è mare che fa beccheggiare la barca e il vento è medio-leggero. Con vento molto leggero tuttavia una randa eccessivamente grassa diventa negativa perché va in stallo in quanto il flusso dell’aria non riesce a seguire il suo profilo: è allora di nuovo opportuno smagrirla curvando moderatamente l’albero.

L’entità della curvatura da conferire all’albero va stimata in base alle condizioni perfezionandola successivamente osservando l’effetto che produce. Occorre non superare la curvatura massima, cosa che le barche dotate di volanti alte basse possono fare agevolmente regolando con cura le basse. Un’eccessiva curvatura è denunciata dalla vela con una serie di pieghe a raggiera dall’angolo di scotta al lato di inferitura.

Il tipo di armo condiziona la curvatura

La flessione dell’albero si ottiene aumentando la tensione del paterazzo con vari sistemi (funicolari, a vite senza fine, idraulici). Ma non tutti gli alberi dei cabinati a vela possono essere curvati allo stesso modo. Tutto dipende dal tipo di armo velico.

L’armo in testa d’albero consente una limitata curvatura dell’albero che è invece notevole quando l’attrezzatura è frazionata, ossia quando l’altezza dell’attacco dello strallo all’albero è una frazione della sua altezza sulla coperta. Più piccola è la frazione maggiori sono le possibilità di curvatura. Così un’attrezzatura a 7/8 avrà maggiori possibilità di un’altra a 9/1.

La moderna attrezzatura frazionata con le crocette acquartierate e priva di volanti ha una limitata possibilità di curvare l’albero in quanto le crocette acquartierate lo irrigidiscono alquanto. Si dovranno comunque tenere le sarte alte a tensione notevolmente più elevata di quelle delle sartie intermedie e basse per ottenere una determinata curvatura mediante la tensione del paterazzo.

La regolazione laterale dell’albero

Vediamo ora come regolare nella maniera migliore l’albero della nostra barca. Se si è alle prime armi sarebbe bene affidare l’operazione a personale esperto e qualificato, ma con la pratica si può arrivare a fare bene anche da soli. Una buona sinergia tra la regolazione laterale e quella longitudinale, detta anche “preflessione, dell’albero permette di avere una randa con un profilo adatto alle diverse intensità del vento. Una randa ben regolata permette di condurre con facilità le barca, perché lo scafo reagirà al meglio agli stimoli del timone. La prima operazione da fare è posizionare l’albero verticale con le sartie alte servendosi di una drizza (quella della randa va benissimo) per controllare che la distanza dalla testa d’albero alla falchetta sia uguale dalle due parti.

Una volta che l’albero è verticale, si tendono le sartie basse gradualmente, controllando che l’albero resti allineato. È importante effettuare queste regolazioni tesando alternativamente uno o due giri per parte, per tenere sempre sotto controllo la forma dell’albero. Una volta regolate le basse si tendono le alte, contando che sia uguale il numero di giri che si danno ai tenditori a destra e a sinistra, per avere la testa d’albero in posizione perfettamente verticale.

Quanto tesare le sartie?

Spesso tra i velisti si discute se sia opportuno tesare più o meno le sartie ed ognuno ha la sua opinione. In generale si può dire che una buona tensione sulle sartie migliori le prestazioni della barca specialmente di bolina e limiti le oscillazioni e vibrazioni dell’albero stesso. In genere le sartie basse si tendono più delle alte perché la parte bassa dell’albero è quella che deve sopportare i carichi maggiori. Per ultimo si regolano le medie che devono essere ancora meno tesate delle basse e delle alte. In questa maniera si ha un buon punto di partenza ma la regolazione vera e propria va fatta in navigazione, scegliendo una giornata di vento medio intorno ai 10 nodi, con randa e genoa, controllando alternativamente la forma dell’albero con mure a dritta e sinistra, ed effettuando regolazioni di fino sul lato sottovento, dove le sartie sono meno in forza.

Come intervenire? Se vedete la testa d’albero flettersi sottovento dovete tesare le sartie alte, se al contrario andrà sottovento la parte centrale dell’albero dovrete tesare le sartie basse e quelle medie.

La regolazione longitudinale dell’albero

Per quanto riguarda invece la regolazione longitudinale dell’albero, bisogna per prima cosa mettere l’albero in posizione verticale o al massimo con una leggera inclinazione verso poppa. È essenziale per una buona regolazione avere sullo strallo di poppa un tenditore meccanico a manovella per poter dare in ogni condizione di vento la giusta tensione degli stralli. In genere nelle andature di bolina più aumenta il vento e più bisogna dare tensione allo strallo di prua, per evitare che si pieghi sottovento. Ma spesso lo strallo di prua non ha un arridatoio per la regolazione di fino e in ogni caso è molto difficile da regolare in navigazione, per cui bisogna agire indirettamente tesando lo strallo di poppa. Bisogna ricordare che per una buona andatura di bolina è necessario avere lo strallo di prua il più rettilineo possibile, e questo è molto importante anche con l’avvolgifiocco che funziona bene solo se lo strallo è molto tesato. Al contrario al lasco allentando lo strallo di poppa avanza la testa dell’albero e cioè il centro velico, migliorando le prestazioni. Inoltre allentandosi lo strallo si da al genoa una forma più grassa.

Quando l’albero è passante, è molto importante che sia ben fermato nel suo passaggio in coperta con delle zeppe di legno o di gomma dura, in una posizione che lo faccia rimanere dritto con una tensione media dello strallo di poppa. In questa maniera quando aumentando il vento si tenderà a ferro lo strallo, l’albero si fletterà verso poppa, migliorando la forma della randa. Infatti la maggior parte del grasso della randa è dato dalla curva sull’inferitura e quindi, con vento forte, piegando l’albero, si eliminerà vantaggiosamente parte di questo grasso. Le sartie volanti servono per regolare la forma dell’albero e permettono di dare un grosso carico sullo strallo di poppa senza piegare l’albero in maniera eccessiva.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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