Salire in testa d’albero: attrezzature e sistemi di sicurezza

Salire in testa d’albero per eseguire controlli, ispezioni e lavori di manutenzione fa parte del bagaglio di uno skipper e non deve incutere timore. Basta utilizzare l’attrezzatura giusta, prendere le dovute cautele e organizzare al meglio la manovra.

Come altre attrezzature e impianti di bordo, anche l’albero di una barca a vela ha bisogno di cure, controlli e ispezioni, nonché interventi di manutenzione. Controllare lo stato delle crocette, ispezionare il sartiame, verificare l’efficienza di pulegge, coppiglie e tornichetti, così come recuperare una drizza o rimediare a un eventuale malfunzionamento delle luci di fonda, del windex o dell’antenna del Vhf, sono tutte operazioni di routine per l’armatore che impongono una manovra necessaria, quanto delicata: salire in testa d’albero.

Per coloro che salgono in testa d’albero per conto terzi in Italia secondo il Decreto legislativo 81/08 è previsto l’obbligo di un apposito patentino per i lavori in quota. Un armatore al contrario è libero di esplorare la testa d’albero da solo, sotto la propria responsabilità. Salire in testa d’albero fa parte del bagaglio di uno skipper e non deve incutere timore, a meno di non soffrire di vertigini. Basta utilizzare l’attrezzatura giusta, prendere le dovute cautele, essere prudenti e organizzare al meglio la manovra.

Testa d'albero

Bansigo e imbragature da arrampicata

Dotarsi di attrezzatura nuova e adeguata è il primo passo per svolgere questo tipo di attività in completa sicurezza. Il mercato nautico offre ormai numerosi dispositivi per agevolare questa operazione: cinture di sicurezza, imbragature, cime, moschettoni, bozzelli, gradini da fissare all’albero o specifiche scale per albero, speciali paranchi, congegni tecnologici presi in prestito dall’alpinismo e soprattutto il bansigo, uno speciale seggiolino fissato a un’imbragatura che offre una postura comoda e permette di lavorare anche per alcune ore.

I modelli tradizionali di banzigo erano costituiti da una tavola di legno assicurata con una cima a una drizza, come una sorta di altalena. I modelli più evoluti sono invece costituiti da imbracature sempre più essenziali e sofisticate, molto stabili e sicure derivate dall’alpinismo e l’arrampicata e che offrono la massima libertà di movimento per il corpo. È bene operare un controllo periodico di tutte le cuciture del bansigo o dell’imbragatura che devono comunque essere dispositivi recenti e di buona qualità e sopratutto disporre anche di cinghie su schiena e petto. Grazie a questi accessori, infatti, in caso di caduta o di qualsiasi malore che faccia perdere i sensi il corpo rimane bilanciato, dritto e non capovolto. Dopo avere preparato il bansigo e averlo assicurato a una drizza, è consigliabile cautelarsi indossando anche una cintura di sicurezza collegata a un’altra drizza. In questo modo si avrà sempre una chance in più nel malaugurato caso di cedimenti o rotture.

Bansigo

Cima di sicurezza e sistemi anticaduta

La cima di sicurezza andrà fissata sull’albero prima di iniziare i lavori, issandola con una drizza. A questa poi dovrete collegare un sistema anticaduta che viene connesso all’imbrago. Quindi vi serviranno due drizze: una viene utilizzata per issare la persona, l’altra per issare la fune di sicurezza. Attenzione, quest’ultima è bene che sia elastica (meglio se in poliestere, piuttosto che in Spectra), per ammortizzare in caso di caduta. Il carico di rottura deve essere di circa 2.100/2.200 kg.

La cima di sicurezza deve avere installato un sistema anticaduta, ossia una rotella che scorre sulla fune di sicurezza e che se aumenta improvvisamente la velocità di discesa si blocca.

Sicurezza albero

Vestiti comodi, protezioni e borsa degli attrezzi

Prima di salire in testa d’albero, a prescindere dal lavoro che si intende svolgere è importante prepararsi. Meglio indossare vestiti comodi e adeguati, tra cui delle scarpe con un buon grip per aumentare la presa e proteggere i piedi da eventuali contusioni e abrasioni. Anche un paio di pantaloncini serve a sopportare meglio la frizione dell’imbragatura e della cintura di sicurezza, così come i guanti a mezze dita per proteggere le mani. Non è una cattiva idea usare anche delle ginocchiere. Indispensabile invece è l’utilizzo del caschetto.

Secondo i lavori da effettuare dovrete quindi portarvi gli attrezzi giusti. Meglio collocarli all’interno di una cintura o di una borsa a marsupio e legarli singolarmente in modo da non farli cadere accidentalmente rischiando di fare male a qualcuno o danneggiare la coperta. Inutile dire che occorre sempre assicurarsi che durante la salita nell’area sottostante in prossimità all’albero non deve sostare nessuno.

Controlli albero

L’uomo al winch: comunicazione e gioco di squadra

Per utilizzare il bansigo è fondamentale la collaborazione di altri membri dell’equipaggio, in particolare l’uomo che aziona il winch. Quest’ultimo dovrebbe essere una persona esperta e di cui vi fidate ciecamente, e deve conoscere i segnali del rigger: pollice in sù vuol dire “salire”, pugno chiuso, vuol dire “stop”, mano aperta significa “scendere”. Insomma serve il gioco di squadra. Nel caso si lavori su alberi molto alti o in condizioni di vento forte o in area portuali trafficate sarebbe meglio essere muniti di un sistema di radiocuffie, in modo tale da poter dialogare sempre in maniera efficiente e senza rischio di fraintendimenti.

Un’altra indicazione importante per chi sta al winch: mentre si sale, non mettete la drizza sul self-tailing se avete il winch elettrico, ma tenetela sempre tra le mani. Nella malaugurata ipotesi che il winch s’inceppasse infatti chi è in testa d’albero rischia di continuare a salire senza poter intervenire e qualora ciò avvenisse il rischio di infortunio è alto. Chi manovra al winch deve essere sempre pronto a lascare in caso di necessità.

Ispezione albero

Salire e scendere: piccole precauzioni

Passiamo ora alla salita sull’albero vera e propria: quando si sale, è bene rimanere vicini all’albero e cercare sempre di puntare i piedi, come se si stesse salendo su una parete. Riguardo alla postura bisogna avere l’accortezza di stare con il corpo il più possibile perpendicolare all’albero. Su alberi molto alti, è meglio salire sul sartiame laterale che costituisce una sicurezza in più perché si dispone di un maggior numero di appigli. Quando si raggiunge il punto desiderato, meglio sempre tenersi ben saldi incrociando i piedi intorno all’albero e agganciarsi con una cimetta di sicurezza: onde oltre a evitare il cosiddetto “effetto pendolo” e andare a sbattere sull’albero, infatti, se venisse un malore a chi sta al winch, in questo modo avrete la sicurezza di non cadere.

Per quanto riguarda invece la discesa, questa è più difficile della salita: in quest’ultimo caso infatti si va incontro agli ostacoli e scendendo è più difficile aggirarli, specialmente in punti come gli attacchi delle crocette.

Salire in testa d'albero

Salire in autonomia: i 4 sistemi di salita più diffusi

Nel caso si intenda salire non con l’aiuto del winch ma con le proprie forze lasciando a chi resta in coperta solo il compito di occuparsi della sicurezza recuperando progressivamente la drizza in bando, si può fare ricorso a vari sistemi di salita.

Scalini fissati all’albero. In genere si tratta di strutture in tondino di alluminio o acciaio di circa 6 mm rivettati in tre punti e di forma tondeggiante per evitare di farvi incattivare le manovre. Hanno lo svantaggio di opporre una certa resistenza al moto della barca e di rompere l’estetica della barca, ma effettivamente la risalita dell’albero con questo sistema risulta particolarmente agile. Sul mercato esistono anche scalini pieghevoli che offrono il vantaggio di intralciare ancora meno le manovre.

– Scale amovibili in tessuto. La loro principale comodità risiede nel fatto che quando servono si issano in testa d’albero e poi si stivano comodamente in un gavone. Si tratta di sistemi per lo più realizzati con una fettuccia cucita su sé stessa a distanze regolari così da formare delle asole laterali che poi diventano le staffe nelle quali si infilano i piedi. Le versioni più evolute di questa tipologia di scaletta sono provviste di relinghe da inserire nella canaletta della randa, così da conferire al punto maggiore stabilità. La difficoltà di inserire il piede in un’asola di stoffa è risolto in alcuni modelli con inserti di plastica o metallo che offrono il vantaggio di non strozzare il piede quando salendo si esercita pressione sul tessuto.

– Maniglie da alpinista. L’adozione di attrezzature specifiche per l’alpinismo ha dato impulso degli ultimi anni alla creazione di diversi e innovativi sistemi di risalita. Fondamentalmente queste soluzioni si basano sull’utilizzo di maniglie scorrevoli e autobloccanti collegate a due staffe di fettuccia. Nel momento in cui si carica il peso su una maniglia e su una staffa con una gamba e un braccio, si ha la libertà di far avanzare l’altro lato del corpo, maniglia e staffa, e salire così progressivamente e in autonomia fino in testa d’albero.

– Argani a trazione manuale. Sono dispositivi capaci di ridurre il carico in un rapporto da 1 a 10. Questo significa che una persona di 70 kg potrà da sola tirarsi su come se ne pesasse solo 7. All’occorrenza questi dispositivi si sistemano in testa d’albero e per salire è sufficiente collegare il bansigo alla drizza dell’argano e procedere tirandosi su a braccia con l’altra manovra di risalita passante all’interno dell’argano stesso.

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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