Gestire il sonno a bordo: impariamo dai solitari

Uno skipper e un equipaggio stanchi in barca possono essere esposti a una serie di errori e incidenti anche gravi. In caso di lunghe navigazioni come, quando e quanto dormire per mantenere la propria freschezza, efficienza e lucidità? Una lezione sulla gestione del sonno arriva dagli skipper solitari che ormai da anni studiano l’argomento e si allenano al cosiddetto sonno polifasico.

La stanchezza dell’equipaggio può essere la causa fatale di gravi incidenti. Per questo gli skipper esperti amministrano sempre con molta cura le proprie energie, riposando o dormendo tutte le volte che possono, ben sapendo che il brutto tempo o l’emergenza arrivano quando meno te l’aspetti e se ti colgono sfinito, possono essere molto più pericolosi. E questo vale sia per i navigatori solitari, ma anche per gli equipaggi familiari. La mancanza di sonno o di riposo a bordo può costare cara.

È proprio un colpo di sonno a giocare per esempio un brutto scherzo al grande navigatore francese Bernard Moitessier. Reduce dal naufragio della sua prima barca, la giunca Marie Thérèse, portata a scogli nelle isole Chagos nel 1952 per un errore di carteggio, Moitessier a fatica, facendo lavori umili e mal pagati, riesce a costruirsi una seconda barca, chiamata Marie Thérèse II, con cui parte dalle isole Mauritius e raggiunge i Caraibi. Mentre si trova nel Mar delle Antille nel 1958 per una banale disattenzione perde anche questa barca.

Navigazione notturna

Colpi di sonno fatali: da Joyon a Moitessier

Lo stesso tipo di incidente capiterà molti anni dopo, allo skipper francese Francis Joyon nella notte del 7 luglio del 2005 poche ore dopo avere battuto il record di traversata atlantica in solitario con il suo trimarano Idec (27,20 m). La decisione di andare a riposarsi gli è stata fatale. Uno scherzo del pilota automatico difettoso infatti varia la rotta di 30 gradi e il trimarano comincia a navigare fuori rotta fino a schiantarsi sulle scogliere di Point de Penmarc’h, in Bretagna.

Navigando giorno e notte da soli ma anche in equipaggi familiari dove lo skipper preparato è di solito solo uno, prima o poi si crolla, si cede al sonno, alla stanchezza. Si deve dormire, recuperare. Già, ma come? Quando? Quanto? Quali sono, se esistono, le tecniche per gestire il sonno in barca? Una lezione importante su come si può gestire al meglio il sonno a bordo arriva proprio dagli skipper professionisti che si dedicano alle lunghe regate d’altura in solitario.

Dormire in cuccetta

I solitari imparano a loro spese a dormire meglio

Una parte importante dell’allenamento fisico e psicologico dei navigatori solitari consiste infatti nello sviluppare proprio la capacità di gestire il riposo. Un navigatore professionista per fare bene una regata deve avere certe qualità: perizia nel condurre la barca, forza fisica, determinazione, saggezza. Ma il problema degli atleti è di mantenere queste doti nel corso di tutta la gara, sia di giorno che di notte.

All’inizio questi skipper improvvisavano. Facevano delle lunghe tirate senza mai dormire, salvo poi crollare senza alcuna possibilità di recuperare finendo inevitabilmente per finire in coda alla classifica. Certe volte gli andava pure peggio. Dopo che nelle grandi regate in solitario si cominciarono a verificare incidenti seri con barche finite a scogli a causa di un colpi di sonno, i campioni solitari hanno cominciato a studiare l’argomento e seguire corsi specifici organizzati da alcuni specialisti del sonno.

Dormire in pozzetto

Astronauti, militari e operai: per loro il riposo è cruciale

C’è una grande letteratura su questo tema che spazia dalla gestione del sonno e del riposo in guerra dai parte di soldati impegnati in missione, oppure degli astronauti lanciati nello spazio, così ancora come in fabbrica, per esempio in quelle giapponesi dove ancora oggi si fanno tre turni di lavoro e si verifica che di notte c’è una minore produttività da parte dei lavoratori e un maggior rischio di incidenti. I migliori velisti seguono ormai da anni questi corsi. E cosa hanno imparato durante queste lezioni? Hanno imparato a gestire il cosiddetto “sonno polifasico”.

In realtà solo la metà del tempo in cui si dorme è sonno reale, il resto è veglia o sogno. Si può imparare quindi a frazionare il sonno in più fasi distribuite nelle 24 ore con l’obiettivo di mantenere una freschezza costante e non intaccare le proprie capacità cognitive e il picco di attenzione. Bisogna imparare cioè a dormire anche per pochi minuti e svegliarsi lucidi. Tutti noi che andiamo in automobile sappiamo che quando siamo stanchi basta dormire 10 minuti per riprendere a guidare con efficienza.

Turni di riposo

I segreti e i vantaggi del sonno polifasico

I migliori risultati in termini di concentrazione si ottengono infatti dormendo circa 4 ore al giorno, con 4 ore di veglia intervallate da sonnellini che possono variare dai 30 ai 60 minuti. È interessante sapere che questo tipo di sonno era già stato sperimentato da Leonardo Da Vinci che dormiva per 20 minuti e poi si rimetteva a dipingere.

Ogni persona ha il suo ciclo di attività e riposo necessario e ci vuole tempo per trovarlo. Ci sono infatti differenti tipologie di dormitori: il trucco sta nell’osservarsi e analizzarsi da soli. Segnarsi quando si ha sonnolenza e quando invece ci si sente in forma, cosi da creare un calendario giornaliero e capire dove posizionare i micro intervalli di sonno ristoratore.

Se si gestisce con rigore il sonno dell’equipaggio si corrono meno rischi e si riesce navigare giorno e notte in perfetta efficienza.

Leggi anche:

Come gestire la fatica a bordo

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.