Scafo splendente, ecco come pulirlo

Ogni tanto è bene dedicarsi alla pulizia dello scafo, soprattutto dopo che la barca è stata ferma per lunghi periodi. Durante il lavaggio opera viva e opera morta necessitano di cure speciali e prodotti appositi per non rimuovere accidentalmente l’antivegetativa e soprattutto per non rovinare il gelcoat che riveste la vetroresina.

Prima di riprendere il mare dopo che la nostra barca è stata a lungo ferma, sarebbe opportuno dare una generosa pulita a tutto lo scafo. Un lavoro oneroso ma che può rappresentare una buona opportunità per verificare lo stato esterno della carena e navigare con maggiore sicurezza.

Spazzolone Scrubbis per pulire la carena

Si potrebbe cominciare a pulire l’opera viva, ossia la parte immersa della barca normalmente rivestita dalla vernice antivegetativa che serve a proteggerla dalla formazione di microrganismi come alghe, denti di cane, etc. Per dare una pulita veloce alla carena si può ricorrere ad una lunga asta con fissato all’estremità uno spazzolone da manovrare dalla banchina o meglio ancora da bordo di un tender. Se fino a qualche tempo tempo fa questa soluzione richiedeva un’assemblaggio artigianale e portava a risultati poco apprezzabili, oggi sono disponibili specifici spazzoloni come lo Scrubbis che garantiscono una pulizia accurata di fiancate e carena con poco sforzo.

Spazzolone per l'opera viva
Con spazzoloni come lo Scrubbis è possibile pulire la carena in completa autonomia

Nel caso le incrostazioni siano parecchio tenaci e si renda necessaria una profonda pulizia, può essere necessario immergersi e anche per parecchi minuti. Serve allora un minimo di attrezzatura subacquea. Oltre alla maschera, le pinne, una cintura piombata e una muta, se ci si immerge in acque fredde,  serve la bombola di ossigeno. Il mercato offre apposite mini bombole con una capienza che va dai 3 ai 5 litri con miscela compressa a 200 atmosfere. Questi dispositivi hanno dimensioni e peso contenuti, quindi agevolano i movimenti e garantiscono una discreta autonomia. In genere sono dotate di boccaglio, erogatore, manometro e cinghie regolabili per il fissaggio. In alternativa ci sono le bombole utilizzate dai sub come scorta d’emergenza: hanno una capacità dai 3 ai 7 litri e hanno manometro ed erogatore integrati.

Kit bombole sub
Con un kit di mini bombole da sub è possibile rimanere immersi e dedicarsi alla pulizia dell’opera viva.

Pulire l’opera morta: sale e raggi UV nemici del gelcoat

Oltre all’opera viva le parti dello scafo da pulire riguardano l’opera morta, ossia tutto quello che sta sopra la linea di galleggiamento: fiancate, specchio di poppa, coperta. Nelle barche in vetroresina l’ultimo strato esterno che riveste lo scafo è il gelcoat, una resina poliestere molto resistente che viene applicata per proteggere lo stratificato dalle infiltrazioni d’acqua.

Manichetta a pressione

Essendo brillante e lucida, questa resina ha anche una funzione estetica, ma per durare nel tempo ha bisogno di un po’ di manutenzione. Il sale marino, infatti, insieme ai raggi solari, “cuoce” il gelcoat, rendendone la superficie opaca, porosa e antiestetica. Fortunatamente con pochi ma mirati accorgimenti e l’utilizzo dei giusti prodotti si può portare il gelcoat a nuovo, ripristinandone la funzionalità di rivestimento protettivo della vetroresina e ridonando alla nostra barca l’originale splendore.

Pulire il gelcoat? Il polish è la scelta giusta

Oltre all’acqua dolce, magari spruzzata con una manichetta a pressione, si potrebbe utilizzare del bicarbonato o un detergente non troppo aggressivo ma in generale è opportuno evitare i prodotti di pulizia di uso domestico o i rimedi improvvisati: anche se a volte risultano efficaci, si rischia di opacizzare il gelcoat in modo irreversibile. Per togliere le macchie più resistenti, come per esempio il grasso, i carburanti o le striature in corrispondenza della linea di galleggiamento o dei parabordi, può essere necessario intervenire con il polish, un liquido denso leggermente abrasivo che ridà lucentezza ed elimina piccole asperità. Il polish deve essere applicato su aree ridotte e con pennelli a setole medio-dure.

Come strato di finitura si può stendere infine una semplice cera protettiva specifica per barche o ricorrere a prodotti a base di Nanotecnologie o Teflon o che formano una pellicola trasparente in grado di proteggere dal sale e dai raggi del sole oltre che a migliorare la scorrevolezza dello scafo sull’acqua.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

2 Comments
  1. buonasera
    una domanda, può una crema leggermente porosa rovinare il gelcoat durante la pulizia? La crema in questione è l’LOC CREMA AMWAY, prodotto organico/minerale totalmente biodegradabile, per cui in linea con la filosofia del rispetto del mare.
    Ringrazio e saluto

    1. buongiorno Roberto, qualsiasi prodotto chimico (anche se biologico) può potenzialmente rovinare le superfici, proprio per questo consigliamo sempre di utilizzare prodotti specifici espressamente formulati e testati per uso nautico

Leave a Reply

Your email address will not be published.