Sartie di bordo: tipologie, punti critici e controlli

Le sartie che sostengono l’albero e costituiscono il rigging di una barca a vela sono tra le componenti più importanti e delicate. In questa guida spieghiamo come sono realizzate, come verificarne il perfetto tensionamento e soprattutto come eseguire quei controlli ordinari dei loro punti deboli.

Le sartie presenti sui moderni cabinati a vela sono di due tipi: le funi in spiroidale e quelle in tondino pieno. Per le prime i cantieri utilizzano l’acciaio inox Aisi 316, un materiale con ottime caratteristiche di resistenza a fatica, usura e corrosione. La sigla “1×19” sta a indicare che in quella singola fune i cavi ritorti sono 19, tutti con la stessa sezione. Di solito nelle funi spiroidali i singoli fili vengono preformati con un andamento elicoidale, per evitare che si generino tensioni una volta assemblati a formare la fune stessa. Nel caso del “Dyform” la fune è costruita utilizzando sempre acciaio inox Aisi 316, ma le sezioni dei 19 fili sono differenti. In particolare quelli esterni hanno sezione maggiore e sono schiacciati per ridurre gli spazi tra un filo e l’altro.

Le funi Dyform presentano inoltre carichi di rottura superiori del 20 o del 30 per cento rispetto al normale spiroidale e hanno un minore coefficiente di allungamento. Le funi in tondino sono costituite invece da un unico filo trafilato a freddo in Rod Nitronic 50, una lega dagli elevati carichi di rottura e dal ridotto coefficiente di allungamento. Le sue indubbie qualità meccaniche ne spiegano il costo superiore, anche se scontano una minore durata. Le sartie in spiroidale classico per barche da crociera hanno una durata media che va dai 12 ai 15 anni.

Le sartie moderne possono essere realizzate anche in Pbo (un polimero) oppure in kevlar, anche se questi materiali innovativi dal costo molto salato vengono al momento utilizzati esclusivamente su barche da regate e progetti custom. Alle caratteristiche meccaniche superiori a quelle dell’acciaio, si accompagna in questo caso un peso inferiore del 70 per cento, ma anche una durata di esercizio molto più limitata e la necessità di proteggere il materiale con una calza esterna.

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Impiombature e giunzioni, i veri punti deboli

Nel sartiame spiroidale è difficile che a cedere sia la fune in sé. I veri punti critici in realtà sono costituiti dalle impiombature, quando cioè i cavi vengono pressati all’interno di un manicotto, e dalle giunzioni con i terminali della sartia e degli stralli. Se le impiombature sono eseguite in modo approssimativo, possono sollecitare in quel punto la fune, con la conseguente riduzione dei carichi di rottura e il risultato di una vita più breve del metallo. Inoltre è in questi punti critici che può ristagnare l’acqua salata, innescando pericolosi fenomeni di corrosione.

I terminali delle sartie vanno controllati spesso perché è qui che statisticamente avviene il maggior numero di rotture. Per quanto riguarda il sartiame in tondino, la scarsa propensione all’allungamento e il suo processo di lavorazione (estrusione a freddo), fanno sì che in presenza di seri difetti interni questo possa cedere di schianto.

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La manutenzione del sartiame in tondino

Il sartiame in tondino ha problemi diversi dal cavo in spiroidale e una vita più ridotta. Il tondino presenta infatti poca elasticità e, se da una parte è la sua caratteristica più ricercata, dall’altra è quella che per la durata della sua vita lo penalizza maggiormente. Le sartie in tondino, soprattutto quelle diagonali e gli stralli, dopo circa 4 o 5 anni andrebbero reintestate, essendo la testa ricalcata a freddo il punto di maggiore affaticamento della sartia. Dopo circa 10-12 anni tutto il rigging andrebbe smontato e i terminali controllati agli ultrasuoni. I pezzi che presentano cricche dovranno essere cambiati.

Il tondino invece, al sopraggiungere di questa scadenza, deve essere cambiato totalmente. Questi tempi naturalmente sono solo indicativi, tutto dipende da come un sartiame ha lavorato negli anni. Sarebbe comunque buona cosa non procrastinare oltre i 12 anni le sostituzioni.

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Come scoprire difetti nascosti

È evidente che ogni metodo utilizzato per scoprire se il nostro sartiame ha difetti nascosti o prossime rotture non deve essere lesivo del materiale stesso. Per distinguere questa tipologia di esami è stato coniato il termine “prove non distruttive”. Banalmente l’osservazione visiva è la più semplice dei controlli. In un certo senso l’acciaio “avverte” che qualcosa non va, con deformazioni e cristallizzazioni o con piccole “cricche” già visibili a occhio nudo. Le prove non distruttive sono molteplici e si basano su principi diversi tra loro. Quelle più utilizzate sono tre: l’utilizzo di liquidi penetranti, gli ultrasuoni e le radiografie.

Gli ultrasuoni sono utilizzati grazie a un’apparecchiatura dotata di trasduttori. Gli impulsi trasmessi al pezzo lo attraversano e si riflettono sulla superficie opposta, visualizzando su di un apposito monitor due “picchi” (l’eco di partenza e quello di fondo). Se in questo cammino l’impulso incontra discontinuità del materiale, queste creeranno dei piccoli riflessi, visualizzati come altrettanti “picchi” tra i due principali. Con le radiografie infine si possono individuare difetti interni, ma anche variazioni della struttura reticolare del metallo causato da stress o ancora discontinuità del materiale stesso.

Leggi anche: Sartiame, quale materiale scegliere

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Come controllare la tensione delle sartie

Durante i controlli ordinari delle sartie queste possono presentarsi leggermente allentate. In realtà se si vuole fare un esame meno approssimativo di quello a vista si può misurare la tensione del sartiame. Per procedere si utilizza uno strumento che si chiama tensiometro per sartie. Questo dispositivo serve appunto a misurare la tensione delle sartie in maniera corretta, per una navigazione, una crociera o prima di una regata. Si usa sulle barche da regata , su barche dove ci sono gli arridatoi e il paterazzo, ma anche su alcune barche da crociera dove sono più facilmente regolabili. In genere la regola vuole che le sartie basse siano quelle più tesate, perché la prima porzione dell’albero è quella più sollecitata dagli sforzi delle vele in navigazione. Le sartie alte lavorano invece a minore tensione e quelle medie (diagonali) sono le più lasche, perché hanno degli angoli molto più favorevoli sull’albero.

Per quanto riguarda invece la regolazione delle sartie, questa va eseguita in navigazione. Ecco come procedere: in condizioni di vento medio-leggero (10-12 nodi), a vele piene ci si mette in un’andatura di bolina, prima su una mura, poi sull’altra. Se la testa d’albero flette sottovento, è il caso di tesare le sartie alte. Se invece il profilo “spancia” sulla parte centrale, si deve intervenire sulle sartie basse o le medie.

Avarie all’albero, ecco come risolverle

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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