Sul mercato nautico da qualche tempo sono disponibili nuovi razzi elettronici  di segnalazione alternativi ai modelli tradizionali. Al momento sono ancora allo studio ma potrebbero diventare le nuove dotazioni di sicurezza sulle barche da diporto tra circa due anni. Vediamo come funzionano, chi li produce e quali sono le loro caratteristiche principali.

Da quando i marinai vanno per mare hanno sempre fatto affidamento su dispositivi per segnalare situazioni di emergenza e guidare i soccorritori verso la loro posizione. I primi razzi di segnalazione per uso marino furono inventati dall’ingegnere americano Martha Coston. Ricevuto il brevetto da parte del governo degli Stati Uniti nel 1859, i razzi di Coston presto suscitarono l’interesse della US Navy che ne ordinò un primo set di 300 razzi con molto successo. Da allora, migliaia di vite sono state salvate attraverso il loro uso da parte di personale militare, marittimo e dagli stessi diportisti in situazioni di emergenza in mare e ancora oggi sono i mezzi di segnalazione più diffusi, oltreché obbligatori per legge.

Razzi tradizionali: vantaggi e svantaggi

I razzi tradizionali che si usano a bordo delle barche presentano sia vantaggi che svantaggi. Innanzitutto hanno una buona visibilità, specialmente di notte. Fuochi a mano, boette fumogene e razzi a paracadute sono molto visibili, a seconda del raggio e dell’altezza dell’osservatore. Si vedono bene da un aereo durante la notte e ragionevolmente bene durante il giorno. Come rovescio della medaglia hanno tutti tempi di combustione molto brevi che variano da 5-7 secondi a 3 minuti. Un kit di razzi standard come richiesto dalla legge può quindi andare rapidamente esaurito. Il loro segnale può inoltre essere condizionato da vento e intemperie.

Ci sono altri seri svantaggi per i razzi tradizionali. Per esempio, quando accesi raggiungono i 3.000 gradi centigradi e, se gestiti in modo inadeguato, possono provocare incendi, lesioni e persino la morte. La maggior parte dei razzi di segnalazione ha una durata di 42 mesi dalla data di produzione, dopodiché devono essere correttamente smaltiti. I problemi dello smaltimento dei razzi sono enormi. Si tratta infatti di materiali classificati esplosivi e il loro smaltimento va eseguito secondo criteri rigorosi stabiliti dalla legge, spesso però poco chiari e in continuo aggiornamento.

Razzi elettronici già in commercio

Grazie alla tecnologia moderna tuttavia esistono delle alternative ai razzi tradizionali e i funzionari marittimi di tutto il mondo attualmente li stanno studiando. Sebbene attualmente le normative dei vari Paesi richiedano ancora i razzi tradizionali come dotazione obbligatoria, nel prossimo futuro questi nuovi dispositivi potrebbero rimpiazzarli anche sul piano normativo. Poiché inoltre molte delle norme che regolano l’uso dei razzi sono internazionali, qualsiasi soluzione globale interesserà i diportisti di tutto il mondo.

Negli Stati Uniti, la divisione Lifesaving and Fire Safety dell’USCG Office of Design and Engineering Standard di Washington, D.C., che approva i nuovi prodotti e stabilisce le relative norme, ha studiato la tecnologia dei razzi elettronici per quasi cinque anni. I test e le ricerche sono stati condotti presso il Centro di ricerca e sviluppo della Guardia Costiera di New London, nel Connecticut, dove viene stabilito lo standard EVDSD (Electronic Visual Detection Signaling Device). Una volta adottato, tale nuovo standard potrebbe permettere ai dispositivi elettronici di segnalazione di diventare i nuovi segnali di soccorso al posto dei razzi tradizionali su imbarcazioni da diporto. La sicurezza, la facilità d’uso, l’impatto ambientale ridotto e la longevità del segnale sono al momento tra i vantaggi descritti dai funzionari. Vale la pena inoltre notare, che attualmente non ci sono norme in vigore che vietano di avere a bordo i razzi di segnalazione elettronici accanto a quelli tradizionali.

La Guardia Costiera studia e collauda i razzi

Il lavoro di ricerca e soccorso presenta due fasi. La prima è la fase di allarme in cui il diportista in difficoltà richiede assistenza. Si può fare con razzi di segnalazione o altri dispositivi visivi, ma di solito avviene tramite l’uso di un Epirb, una radio Vhf attrezzata per chiamate d’emergenza DSC, un telefono cellulare o satellitare. La seconda fase del lavoro di ricerca e soccorso consiste nel localizzare la barca.

È qui che entra in gioco la capacità di utilizzare un buon dispositivo di segnalazione. I potenziali dispositivi di segnalazione vengono analizzati dalla Guardia Costiera e tra i criteri esaminati ci sono le caratteristiche del segnale luminoso, la sua intensità, il colore, la facilità d’uso, la durata, l’ autonomia in diverse condizioni e l’efficacia complessiva delle tecnologie attuali.

Razzi elettronici a Led: semplici e funzionali

Ad oggi i razzi di segnalazione elettronici presenti sul mercato si dividono in due categorie: dispositivi di segnalazione con diodi luminosi e razzi laser. Tra i primi ci sono gli ODEO M3 Electronic Flare, fabbricati nel Regno Unito. Si tratta di un razzo ben costruito, impermeabile e che galleggia. Utilizzano la tecnologia LED che produce segnali di luce rossa a intermittenza per 5 secondi, poi una pausa seguita dal segnale di SOS. In condizioni ottimali, di notte hanno una visibilità da 3 a 5 miglia da ogni direzione. Sono dotati di tre batterie al litio, ciascuna delle quali assicura 6ore di funzionamento.

Un altro razzo di segnalazione a Led è l’EF-10A-1 Lightning Flare, prodotto negli Stati Uniti. Presenta una scocca stagna in alluminio anodizzato e produce 120 flash al minuto con visibilità a 360 gradi: di notte può essere visto a distanza di 5-7 miglia in condizioni ottimali. È dotato di due batterie al litio della durata di 12 ore ciascuna. La Marina statunitense e la Guardia Costiera hanno ottenuto risultati favorevoli nei loro test con questo modello.

Nella categoria di razzi elettronici a Led c’è anche una torcia ad alta potenza multisegnale, la Halo Torch, commercializzata da Rigid Industries. Ha cinque modalità: alta, media, bassa, lampeggiante e SOS. La custodia resistente all’acqua è in alluminio e la sua batteria al litio ricaricabile offre fino a 3 ore di servizio. Se diretta verso un soccorritore dopo il tramonto, può essere vista per diverse miglia.

Razzi elettronici laser: potenti e di lunga durata

Nella seconda categoria dei razzi elettronici a laser rientrano i modelli Rescue Laser Flare Magnum e Green Rescue Laser Flare, entrambi prodotti negli Stati Uniti da Greatland Laser. A differenza dei dispositivi che rivelano la posizione con la luce prodotta dai LED, queste unità emettono un fascio di luce laser che può essere diretto verso un soccorritore. Il Magnum produce uno spettro rosso di luce laser con un raggio di 20 miglia di notte e in condizioni ideali. Le batterie al litio sostituibili forniscono 72 ore di uso continuo. La custodia in alluminio anodizzato è impermeabile e robusta.

Il Green Rescue Laser Flare produce invece una brillante luce verde visibile fino a 30 miglia di notte e dalle 3 alle 5 miglia durante il giorno. Le batterie sostituibili al litio danno 5 ore di utilizzo. La sua custodia in alluminio è anche impermeabile. Ricordiamo che mentre i diportisti possono voler utilizzare i laser per il soccorso e sono molto efficaci nell’essere individuati dagli aerei, è illegale puntare un laser su un aereo o sulla traiettoria di un aereo, a meno che non provenga “da un individuo che utilizza un segnale di emergenza laser”, afferma la legge. I laser potrebbero essere usati per informare i soccorritori di un’emergenza in mare, ma un loro uso più probabile sarebbe quello di aiutare un soccorritore a localizzare l’imbarcazione colpita.

Per riassumere, la longevità, l’intensità della luce e la facilità d’uso di questi nuovi dispositivi elettronici potrebbero chiaramente migliorare l’esito di un’operazione di ricerca e salvataggio. A loro favore ci sono anche le dimensioni compatte e la mancanza di problemi di sicurezza durante la navigazione. Al momento i test della Guardia Costiera sono nelle sue fasi finali e i funzionari dell’agenzia sperano di avere presto i risultati definitivi. Questo lavoro di ricerca potrebbe portare a modifiche alle normative nazionali che includeranno l’uso di dispositivi elettronici nei prossimi due anni.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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