La plancetta di poppa in teak, croce e delizia del diportista: tanto bella e confortevole, tanto brutta quando diventa vecchia o è trascurata.

In caso ci trovassimo con una plancetta mal ridotta e sporca, le filosofie per riportarla a nuovo sono due. Possiamo agire chimicamente, applicando prodotti specifici per rinnovare il teak oppure meccanicamente attraverso la levigatura della superficie. Sconsigliamo assolutamente il lavaggio con i prodotti chimici casalinghi o comunque non espressamente dedicati ad un utilizzo nautico. Sebbene possano produrre un risultato estetico interessante, questi prodotti, solitamente molto aggressivi, stravolgono inevitabilmente le caratteristiche naturali del legno, rendendolo fragile e facilmente attaccabile dalla salsedine e dagli agenti atmosferici. Bando quindi alle soluzioni improvvisate se non vogliamo far danni irreparabili o accorciare la vita del nostro teak.

– Per saperne di più: Lavori a bordo, come prendersi cura del teak

 

Rinnovare il teak con la chimica

I prodotti dedicati ad un utilizzo nautico sono oggi decisamente affidabili ed economici, in grado di garantire risultati ottimali con il massimo rispetto delle superfici. La soluzione “chimica” ha il grande vantaggio di essere pratica efficace e veloce, non riduce lo spessore del legno e soprattutto non richiede l’utilizzo di utensili elettrici. Tra i migliori prodotti per il trattamento del teak segnaliamo quelli della linea Teak Wonder, una serie di 3 soluzioni da applicare in successione uno dopo l’altra. Si parte dal Cleaner, un pulitore da applicare a coperta bagnata in grado di eliminare qualsiasi traccia di sporco o unto. Si passa poi al Brightener detto volgarmente sbiancante, la cui funzione è di riportare il teak al colore biondo dorato originale. Infine il Dressing & Sealer, un olio in grado di penetrare tra le fibre del teak ripristinandone l’equilibrio naturale e proteggendolo dall’azione aggressiva di acqua, sole, sabbia e sale.

Teak WonderTeak Wonder

Una gamma di prodotti completa per rinnovare facilmente e senza fatica il teak della tua barca

Plancetta nuova con la levigatrice

Per chi volesse optare per la soluzione “meccanica”, sarà sufficiente una leggera carteggiata e l’impiego finale di un’olio protettivo dato a pennello con più mani.

Plancetta di poppa in cattivo stato
Plancetta di poppa con teak grigio e trascurato, oggetto del sale, del sole e dell’incuria del proprietario. Per fortuna non è presente nessun segno profondo, solo tanto tanto sporco

Anche se la plancetta appare in cattive condizioni, consigliamo comunque di fare un test preventivo dando un’energica lavata a mano con un detergente specifico ed una spazzola non troppo dura, evitando assolutamente l’idropulitrice e come già detto sopra, qualsiasi pulitore aggressivo come quelli che solitamente si usano per la vetroresina. Se una volta asciutto, il risultato non è soddisfacente, possiamo procedere con la levigatura.

Una levigatura leggera si può dare senza problemi anche sulle plancette impiallacciate che notoriamente hanno spessore limitato. Il legno non soffre, rimane del suo colore naturale, pronto per tanti altri anni di onorato servizio.

Cosa ci serve?

Per levigare il legno della plancetta è sufficiente avere a disposizione alcuni utensili e prodotti di uso comune:

– Per la nostra sicurezza: mascherina, guanti e occhiali protettivi
– Nastro adesivo da carrozziere per schermare la vetroresina circostante
– Una levigatrice orbitale con carta abrasiva media/fine
Per un legno non particolarmente rovinato va bene una 200 o una 180.  Se non siete sicuri provate in un punto non evidente un paio di grane fino a trovare quella corretta. Non è necessario togliere tanto materiale, solo l’indispensabile
– Una pezza d’ovatta e qualche straccio
Olio protettivo per teak
– Un paio di pennelli di cui uno piccolo per le rifiniture

Come levigare la plancetta in teak

Si comincia a levigare cona la grana fine ed eventualmente si aumenta il grano in presenza di graffi profondi, lentamente, con metodo, seguendo le vene del legno, lavorando piccole aree e facendo attenzione a non scaldare il legno, a non passare sulla vetroresina e a non danneggiare i comenti. Di tanto in tanto usate dell’ovatta o uno straccio per togliere la polvere ed evitare di intasare la carta abrasiva. Siate leggeri ed evitate movimenti circolari, che possono lasciare segni sul legno. Cambiate la carta abrasiva di frequente.

Primo controllo

Dopo aver completato la prima passata con la levigatrice si pulisce accuratamente a secco con una pezza d’ovatta, senza usare l’acqua. Si controlla che non ci siano scalini, che nessun comento sia danneggiato e che non siano rimasti segni o graffi che potremmo facilmente asportare con una ulteriore passata di carta abrasiva. L’ovatta aiuta di più, rispetto ad uno straccio, a scoprire schegge sollevate ed imperfezioni sulla superficie.

Attenzione ai dettagli

Portelli, cerniere e maniglie devono essere passati con cura, senza rigare la vetroresina vicina. Potete anche mascherare con del semplice nastro di carta. Notate come la parte inferiore (un portello in teak massello) sia ancora leggermente grigio mentre la parte superiore (la plancetta vera e propria solo impiallacciata) sia già praticamente pronta. L’altezza delle superfici è livellata. I comenti sono in ordine.

Ricordate che questa è la fase più importante di tutto il lavoro. Ricarteggiare dopo aver dato l’olio è lungo, difficile e spesso non da i risultati sperati.

La magia dell’olio

Una volta che la plancetta è ben pulita e tutto il legno grigio è stato asportato, possiamo procedere alla protezione finale con un prodotto apposito. Mezzo litro di olio specifico per teak è sufficiente per dare quattro mani ad una plancetta larga circa tre metri e profonda mezzo metro.

La procedura è semplice: stendere poco olio per volta sempre nel senso delle venature del legno, tirarlo con cura con l’ovatta e lasciare asciugare brevemente. Meglio lavorare in ombra e non direttamente sotto il sole, che asciugherebbe molto velocemente l’olio. Uniformare con l’ovatta, dare la mano successiva e così via… le mani necessarie alla fine sono state quattro.

Lasciamolo asciugare

Dopo le prime due mani è ora di… prendere un caffè!

Lasciate riposare e vedete come reagisce il legno: ci sono alcune zone che assorbono l’olio molto più di altre, zone particolarmente secche e zone invece già belle. Non passate con la carta abrasiva le zone più scure che si uniformano da sole con il resto della plancetta dopo qualche tempo.

Visto da vicino

L’ingrandimento di una parte della plancetta trattata mostra le fibre del legno alte (in gergo si dice che il legno “alza il pelo”), ben impregnate di olio ma assolutamente non unte. Se parte del prodotto non dovesse assorbirsi, rimuovetelo con la pezza d’ovatta.

I comenti sono morbidi, uniformi e livellati rispetto alla superficie del legno, condizione necessaria per evitare ristagni d’acqua.

Plancetta come nuova; il risultato finale

Il risultato finale mostra una plancetta di un bel colore bruno, non eccessivamente chiara da sembrare finta e non così scura da scottare i piedi quando ci picchia il sole. L’acqua forma delle piccole goccioline prima di impregnare il legno ed il teak ha riconquistato morbidezza e il suo personalissimo profumo. Un’ottimo risultato!

Alessandro Casnedi
Alessandro Casnedi

Naviga da sempre in Adriatico e rigorosamente su barche a motore, mettendo il naso ovunque ci sia da imparare qualcosa. Il suo pallino e’ la meccanica ed il “Fai da te” che sperimenta personalmente sulla sua barca.

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