Per la crociera cosa scelgo: catamarano o monoscafo?

Di fronte all’opportunità di partire per una crociera a vela, uno dei dubbi che assale l’equipaggio è la tipologia di barca da scegliere: monoscafo o catamarano. Ecco le principali differenze tra le due tipologie di barche in termini di pregi e difetti, prestazioni, comfort e spese di gestione.

Una crociera in barca a vela è un sogno per tanti che consente di viaggiare in mare in libertà a bordo di una “casa galleggiante” esplorando le coste e le isolette, condividere il tempo con i familiari e gli amici e godere di un’esperienza che va al di là di una vacanza. Il mezzo, ossia la barca su cui salire a bordo, può fare la differenza. Cosa scegliere: un classico monoscafo o un bel catamarano?

Prendiamo in esame le principali differenze tra le due tipologie di barche, pregi e difetti di ognuno, le prestazioni, il comfort, le spese di gestione e soprattutto le potenzialità.

Volete una barca stabile o divertente?

La prima differenza riguarda il tema: quanto è stabile la barca. Una barca “tradizionale” monoscafo è dotata di una “stabilità di peso”, mentre un catamarano offre una “stabilità di forma”. Quest’ultima rende la barca “piantata” in acqua in quasi totale assenza di sbandamento, consente un dislocamento molto più ridotto e un pescaggio limitato. Una barca del genere, però, resta più vulnerabile in caso di mare formato al giardinetto e in poppa, in quanto può tendere a “ingavonare” con conseguenze spesso piuttosto spiacevoli. Per queste ragioni i multiscafi trovano il loro habitat naturale di navigazione in mari relativamente tranquilli, come il Mediterraneo e i Caraibi. Per una traversata atlantica o per navigare nei Mari del Nord è meglio invece un solido monoscafo armato a sloop.

Se da un lato la forma del multiscafo offre una grande stabilità, dall’altro presenta un’oggettiva difficoltà a risalire efficacemente il vento con angoli di bolina che, nei migliori dei casi, si fermano a 55–60°. Sono proprio la mancanza di sbandamento e l’assenza di chiglia o di deriva a impedire a un catamarano di risalire il vento. Se il nostro obiettivo è quello di lanciarci in una “cavalcata” in bolina con 20 nodi di vento e mare formato in prua, non c’è altra soluzione che un monoscafo con un armo a sloop ben sviluppato.

Navigazione, prestazioni e sicurezza

La conduzione in navigazione tra multiscafi e monoscafi è poi molto diversa: sportiva quella di un monoscafo, decisamente più tranquilla quella del catamarano. Su quest’ultimo occorre inoltre un certo adattamento in manovra: la sua relativa leggerezza e il ridotto pescaggio, infatti, fanno sì che la barca risponda in modo “nervoso”, specie in fase di virata e abbattuta. A questo si aggiunge una notevole difficoltà nel caso in cui sia necessario terzarolare la randa, operazione davvero complicata alle andature portanti.

Per quanto riguarda invece la tendenza alla scuffia che in passato ha caratterizzato i catamarani, oggi si può considerare un problema superato, grazie all’affinamento di tecniche progettuali, così come sono stati superati la fragilità strutturale e i problemi di torsione, riducendo al minimo il rischio di ingavonamento che preoccupava i velisti in occasione di andature portanti con mare formato. Oggi quindi, con un minimo di attenzione e di adattamento alle caratteristiche marine del mezzo si può dire che condurre un catamarano da crociera in Mediterraneo sia un’operazione sicura, anche con condizioni meteo relativamente severe.

Ormeggi, manovre e posto barca

Il monoscafo prende una netta rivincita quando si inizia a parlare di manovrabilità in porto. Manovrare un catamarano in stretti spazi portuali non è certo agevole: il notevole ingombro e l’effetto vela sulle ampie superfici fa sì che l’ormeggio di poppa possa essere particolarmente impegnativo, specie con vento fresco. A questo si aggiunge il fatto che gli spazi portuali molto spesso sono scarsamente propensi a ricevere i multiscafo di una certa dimensione e, quando lo fanno, il costo dell’ormeggio è sempre molto più alto di quello richiesto per accogliere una barca “tradizionale”. L’unico vantaggio dei catamarani è che annullano quasi del tutto l’effetto evolutivo dell’elica, permettendo tutto sommato una manovra impegnativa ma precisa, grazie al doppio motore, alla doppia pala del timone e alla loro posizione reciproca.

Sicuramente è in rada che il catamarano dà il meglio di sé: il rollio è quasi inesistente se confrontato con quello di un mono-scafo, regalando ai passeggeri un comfort da autentica villa galleggiante. Altro plus in queste occasioni è senz’altro il basso pescaggio e l’assenza di derive che consente ai multiscafi di avvicinarsi alla costa in modo molto più sicuro.

Rigging, vele e regolazioni

I layout di coperta e gli armi sono sostanzialmente diversi: i catamarani sono dotati di una randa molto allunata e un boma particolarmente alto; il trasto della randa è quasi sempre montato su un rollbar e il fiocco è nella stragrande maggioranza dei casi auto virante; le regolazioni delle vele e dell’albero sono abbastanza limitate. Tutto questo consente e obbliga una conduzione molto tranquilla, con l’indubbio vantaggio di potere essere fatta da un equipaggio molto ridotto.

I monoscafi, invece, anche nelle versioni più crocieristiche, conservano generalmente un armo tradizionale e sportivo che, se da un lato richiede un equipaggio più numeroso e forse un po’ più esperto, dall’altro regala una conduzione che può soddisfare il regatante più accanito. A quest’ultimo proposito notiamo che un buon monoscafo da crociera veloce, con un buon gioco di vele ed equipaggio affiatato può dire la sua in un campionato zonale in classe ORC, cosa del tutto interdetta ai catamarani.

Abitabilità, confort e spazi vivibili

Un ultimo fattore riguarda l’abitabilità. Il layout di un catamarano prevede un’abbondanza di spazi interni ed esterni ed una suddivisione degli stessi che, davvero, non può essere paragonato a barche anche di dimensioni maggiori. L’ampia zona soggiorno, quadrato, cucina e le cabine sistemate negli scafi laterali consentono un’eccezionale vivibilità ed una certa privacy degli ospiti. Nelle unità di dimensioni maggiori poi è previsto anche un flying bridge, dove troviamo la postazione di conduzione e, spesso, un prendisole. Il catamarano pare quindi vincere a mani basse in fatto di accessibilità degli spazi (non si “scende” sotto coperta), di luce grazie alle finestre a nastro della zona centrale e di fruibilità degli spazi esterni.

Quali costi di gestione?

Un ultimo raffronto sui i costi. Quelli di un catamarano sono sensibilmente superiori su tutti i fronti rispetto a un monoscafo: acquisto, manutenzione raddoppiata per scafi e motori, alaggio, posto barca fisso e posto in transito durante la crociera. Cerchiamo però di non cadere in un equivoco molto comune: paragonare le due soluzioni in base alla LOA dà inevitabilmente un risultato molto falsato. Sicuramente sarebbe più giusto raffrontare le due soluzioni tentando di costruire un parametro in base al comfort offerto. Non c’è dubbio infatti che un catamarano di 40 piedi possa essere tranquillamente accostato a una barca di 55; forse a quel punto si avrà una comparazione un poco più veritiera, che potrebbe anche riservare qualche sorpresa.

Alla luce di queste considerazioni, preferire un catamarano o un monoscafo è un fattore soggettivo ed è una scelta che dipende sempre dal grado di comfort e dal tipo di esperienza che vogliamo vivere.

Il mio lavoro di Hostess su uno Yacht di lusso

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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