Le figure professionali come hostess e steward di bordo sono ormai molto ricercate anche nella nautica da diporto. L’esperienza diretta di una giovane hostess, Francesca Naglieri, che dopo la formazione in Sudafrica si è imbarcata su un super yacht a Montecarlo.

Una volta tra i mestieri di mare che offriva mercato del diporto nautico c’erano quelli classici: lo skipper, il marinaio o al massimo il rigger. Oggi invece, complice lo sviluppo della nautica, la nascita di nuove scuole di formazione e sopratutto la ricerca sempre più accanita di comfort a bordo, alle professioni tradizionali se ne affiancano altre, come per esempio la figura della hostess o dello stewart di bordo. Si tratta di professionisti in realtà da sempre conosciuti nella marineria commerciale o in quella mercantile: su navi da crociera e traghetti le hostess e gli steward rappresentano da tempo una fetta consistente dell’equipaggio imbarcato.

La novità è che la domanda di queste figure professionali ormai si è allargata anche ai maxi cabinati privati sia a vela che a motore e soprattutto agli yacht di lusso, dove poter contare su un equipaggio accogliente e preparato al servizio dell’armatore e dei suoi ospiti è diventato ormai una normale routine.

Servizio di hostess a bordo
Hostess e steward sono figure professionali sempre più ricercate a bordo di yacht a vela e motore.

Titoli, corsi e reclutamento: l’esperienza di una giramondo

Nuove opportunità di lavoro dunque per chi aspira a vivere il mare e fare esperienza di imbarco. Ma di cosa si occupano concretamente la hostess e lo stewart di bordo? Cosa significa vivere e lavorare su uno yacht di lusso? E soprattutto quali titoli sono necessari e quali corsi bisogna frequentare per accedere a questa professione? A raccontarcelo è una giovane hostess, Francesca Naglieri, che è arrivata alla nautica per caso, durante il suo giro del mondo. Francesca infatti qualche hanno fa ha lasciato il proprio lavoro in azienda e inseguendo il sogno di una vita meno frenetica e a contatto con la natura e con i popoli si è messa in viaggio. Nelle pagine del suo blog è possibile seguire le sue orme, i Paesi che ha visitato, gli incontri, le attività di volontariato e le suggestioni di questa sua nuova vita a ritmo lento. Tra le sue mille esperienze alla fine è riuscita anche a imbarcarsi come hostess su uno yacht di lusso ormeggiato nella splendida Montecarlo. Nelle sue parole il racconto di come è andata avventura.

La crew di un motor yacht si divide tra personale di coperta e personale di sottocoperta.

Francesca, come ti sei avvicinata al settore nautico?

“Un giorno in Sudafrica mentre ero in un coffee shop ho ascoltato casualmente una signora che chiacchierava al telefono in maniera molto entusiasta del suo lavoro. Come sempre curiosa, quando la signora ha chiuso la telefonata, mi sono avvicinata e le ho chiesto qualche informazione circa quel lavoro che la rendeva felice. Lavorava a bordo di un super yacht. Ecco, che mi si è aperto un mondo: la vita in mezzo al mare. Un sogno. Al momento ho proseguito il mio viaggio continuando ad attraversare l’Africa per poi fare scalo alle Maldive e quindi vagabondare nel Sud Est Asiatico. L’idea di quel lavoro marinaresco tuttavia mi è rimasta impressa e nel frattempo mi sono informata su come iniziare e quali corsi frequentare. Così, dopo avere viaggiato ancora per 6 mesi e attraversato sei stati asiatici, ho deciso di tornare in Sudafrica  a Cape Town e iscrivermi al corso di hostess di bordo“.

Deckhand

Che tipo di formazione hai ricevuto e quali materie si studiano?

“Il corso formativo è in inglese e pur essendo alla mia prima esperienza di studio in una lingua diversa me la sono cavata abbastanza bene. La scuola che ho frequentato, una delle migliori in Sud Africa, era gestita da una donna talmente appassionata del proprio lavoro che ha deciso di condividere la sua esperienza di 25 anni a bordo. Prima di iniziare mi aveva inviato un’email in cui specificava un elenco degli effetti personali che dovevo portare con me, tra cui vestiti (che avrei poi buttato perché si sarebbero riempiti di fuliggine), scarpe resistenti, calze calde e pantaloncini da spiaggia. Non sapevo bene a cosa andavo incontro, ma come sempre mi sono gettata con entusiasmo in questa nuova avventura con un solo obiettivo: ottenere i certificati necessari per lavorare in mare. Ho frequentato tre corsi basic: Stew, Igiene e Stcw10. Quest’ultimo è stato senza dubbio il più fisico, intenso e sfidante, ma devo ammettere che lo rifarei subito. Consiste in una serie di prove molto adrenaliniche, dove si viene preparati per spegnere un incendio, salvare una persona in mare e si ricevono nozioni di primo soccorso. Tra l’altro non avrei mai immaginato di dovermi tuffare da un trampolino, per me altissimo. Ho dovuto affrontare anche questa paura e l’esperienza mi ha confermato che quando hai uno scopo preciso tutto il resto diventa secondario. Alla fine ho superato tutte le prove e appreso nozioni tecniche e abilità che mai avrei immaginato. Una volta tornata a casa, mi sono iscritta ad alcune agenzie di collocamento, ho creato un network di contatti nel settore e ho cercato di sapere quanto più possibile su questo mondo per me suggestivo, ma abbastanza sconosciuto. Dopo qualche settimana mi ha contattato una Chief Stewardess (figura importante a bordo, coordinatrice di sala da pranzo, camere e ospiti) per propormi un’offerta di lavoro per 10 giorni a bordo di un super yacht ormeggiato a Montecarlo. Non stavo nella pelle e con l’adrenalina a mille ho preso il primo treno”.

Imbarcare viveri
Tra le mansioni delle hostess c’è anche quella di stivare la cambusa.

Com’era Montecarlo, la vita a bordo e quali erano le tue mansioni?

“Montecarlo la conoscono tutti per il lusso e il fascino esteriore ed è proprio così: uomini d’affari, donne perfette e un paesaggio favoloso. Quando ci sono andata io, dopo le feste natalizie, ancora addobbata, era splendida. Sono arrivata al tramonto che dava una luce speciale a quel porto pieno di yacht attraccati. Ero emozionata: mai avrei immaginato un giorno che non solo sarei salita a bordo di una di queste meraviglie, ma ci avrei lavorato e navigato. Dopo aver seguito le istruzioni, ho raggiunto il super yacht. Mi sono tolta le scarpe (prima regola che mi hanno insegnato a scuola) e mi sono imbarcata. Dopo aver terminato la fase burocratica di firme e incontri di routine, è iniziata la visita dello yacht, a prima vista immenso. A bordo di queste imbarcazioni si parla esclusivamente in inglese. Normalmente uno yacht è composto da una parte esterna, la coperta, dove lavorano i cosiddetti “deckhand” (ossia una sorta di mozzo), che si occupano di pulire, lucidare e far sì che tutto sia in ordine per l’arrivo di ospiti e armatori. La parte interna della nave è suddivisa invece in spazi dedicati alla crew (lo staff, quindi cuochi, ingegneri, hostess, etc.) e in quelli riservati agli ospiti, totalmente differenti. La “zona crew” è molto essenziale e contenuta negli spazi, mentre la zona armatoriale è composta da grandi aree, lussuose e sempre in perfetto ordine”.

Yacht ormeggiati in porto

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

“È stata un’esperienza fantastica che sicuramente ripeterò, soprattutto perché ho scoperto che amo navigare e capito che alcuni scorci di mondo si possono scoprire solo attraverso un oblò. Con l’equipaggio, prevalentemente italiano, mi sono trovata benissimo: belle persone, molto sveglie e alla mano; erano tutti molto disponibili, a partire dal Capitano, la Chief Stewardess e i ragazzi addetti alla coperta. Quando ho concluso il lavoro, ricordo ancora l’ultimo passaggio sulla passerella: mi sono voltata verso l’imbarcazione ringraziando per quei dieci giorni stupendi, dove tutto è stato difficile, duro, intenso. Una’esperienza originale che mi ha messo alla prova e mi ha permesso di imparare cose nuove, anche  su me stessa. Quando ho ripreso il treno per tornare a casa, i pensieri hanno cominciato a vorticarmi in testa. In un attimo ho realizzato che un anno prima ero in Africa in mezzo al nulla, circondata da amore e sorrisi di bambini senza nulla e ora ero appena sbarcata da un super yacht, pieno di lusso. Il contrasto era forte e ho pensato di fare qualcosa. Mi piacerebbe aiutare la popolazione africana che mi ha ospitato per 6 mesi attraverso una raccolta fondi. Per chi fosse interessato, può scrivermi al mio indirizzo mail: fnaglieri@icloud.com”.

Cosa ti aspetta ora?

Ho scelto di vivere senza limiti, per cui proseguirò il mio giro del mondo sempre all’insegna del mio motto: viaggia, vola, vivi e sogna!

Quello della hostess o dello stewart, dunque, è un lavoro allettante: come molti mestieri nautici permette di vivere all’aria aperta, in un ambiente ricercato e dinamico, consente di viaggiare e conoscere gente diversa. Al tempo stesso non deve creare falsi miti: si tratta di un lavoro certamente stimolante ma che richiede preparazione, dedizione e spirito di adattamento. Ma soprattutto la capacità di mettersi al servizio degli altri. Proprio come ha fatto Francesca.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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