Naufragio del “Inish Ceinn”: i risultati dell’indagine sull’incidente

Il 6 giugno del 2023 il Sun Odissey 42i “Inish Ceinn” finì sugli scogli e colò a picco dopo essere rimasto intrappolato in una rete per la pesca a strascico abbandonata alla deriva. Ora il Mcib ha pubblicato i risultati dell’indagine sull’incidente.

I nostri oceani sono pieni di plastica, detriti alla deriva e vecchie reti da pesca perse dai pescherecci o addirittura abbandonate volontariamente dagli equipaggi perché vecchie o strappate. Proprio queste reti, oltre a inquinare le acque e “soffocare” la vita marina, costituiscono un serio pericolo per i naviganti. Lo scafo di un’imbarcazione, infatti, con le sue appendici, il timone, l’elica o la chiglia, può rimanere intrappolato nelle sue maglie rallentando la rotta e addirittura essere nell’impossibilità reale di essere governato.

Il caso più emblematico degli ultimi anni riguardo questo rischio è il naufragio dello Jeanneau Sun Odyssey 42i “Inish Ceinn” avvenuto il 6 giugno del 2023 sugli scogli al largo di Sherkin Island, in Irlanda. La barca con un equipaggio di 4 persone più lo skipper rimase incagliata in un’enorme rete per la pesca a strascico lasciata alla deriva e finì distrutta contro le rocce per poi colare a picco. L’equipaggio incolume venne recuperato da un elicottero della Guardia Costiera.

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Un’indagine per la sicurezza di tutti

Sull’incidente dell’“Inish Ceinn” ha indagato per quasi un anno il Marine Casualty Investigation Board (Mcib), un ente non giuridico che esamina e indaga tutti i tipi di sinistri marittimi avvenuti in tutto il mondo con lo scopo di accertare le circostanze e le cause dell’incidente e formulare raccomandazioni in tema di sicurezza agli organi gorvernativi affinché tali eventi non si ripetano. Lo scorso 26 marzo l’Mcib ha reso pubblico il report finale del’indagine (nome in codice Mcib /327) con la relativa analisi dettagliata e soprattutto le conclusioni che possono essere interessanti per tutti i naviganti e in particolare i velisti.

Il Sun Odyssey 42i “Inish Ceinn” era partito da Baltimora, Co. Cork (Irlanda) il 6 giugno 2023 alle ore 14, per una breve crociera con destinazione Cape Clear Island. L’equipaggio era formato dallo skipper, un navigatore esperto e qualificato come comandante di yacht e istruttore di vela che aveva affrontato lo stesso viaggio in numerose occasioni. Con lui c’erano 3 persone adulte e un ragazzo di 13 anni, tutti appassionati velisti e praticanti sia su derive che su cabinati.

Inish Ceinn

Partenza tranquilla, poi l’imprevisto

La barca, un cabinato di serie di 12,85 metri, era stata costruita dal cantiere francese Jeanneau nel 2008 ed era appena uscita da un lavoro importante di refit. Alla sua prima uscita dopo il restauro era equipaggiata con Vhf, Gps, chart plotter, anemometro, ecoscandaglio, zattere di salvataggio, boe luminose e razzi di segnalazione. Lo skipper aveva familiarità con l’uso di tutte queste apparecchiature.

Al momento della partenza da Baltimora c’era vento da Est forza 3-4 e un leggero moto ondoso, la visibilità era buona. L’equipaggio aveva acceso il motore per uscire dal porto, quindi aveva spiegato solo la randa e si era diretto inizialmente verso Sud Est per allontanarsi dalla terraferma. Dopodiché aveva virato verso Ovest sulla rotta prevista che doveva essere tra 0,5 e 1 miglio al largo della costa meridionale di Sherkin Island, verso Cape Clear Island.

Inish Ceinn

La barca è senza governo e va alla deriva

Consapevole della presenza di nasse per la pesca di aragoste in quel tratto di mare, lo skipper del “Inish Ceinn”, oltre alla normale concentrazione al timone, aveva predisposto una vedetta a prua della barca con il compito di segnalare eventuali ostacoli. Intorno alle ore 14,30 tuttavia tutto l’equipaggio ha sentito lo yacht rallentare rapidamente e virare al vento. In acqua non si vedeva nulla. Quindi il motore è stato avviato e l’elica è stata innestata. Subito però si sono avvertite delle vibrazioni e poi un forte odore di bruciato. Il propulsore è stato quindi spento e il cabinato con il timone bloccato non aveva praticamente più governo. A bordo tutti i membri dell’equipaggio indossavano giubbotti di salvataggo autogonfiabili da 150 Newton.

Nonostante l’equipaggio avesse provato a dare fondo all’ancora, non c’era stato tempo. La costa era vicina e il vento, la marea e il moto ondoso hanno rapidamente spinto lo yacht verso gli scogli e lo scafo si è incagliato. Quattro delle persone a bordo sono riuscite a raggiungere gli scogli e lo skipper ha inviato un messaggio di Mayday sulla radio Vhf. Quelli già a terra hanno tentato mediante delle cime di impedire che lo scafo impattasse sugli scogli, ma le onde lo sollevavano e sbatteva ripetutamente sulle rocce. Così anche lo skipper è salito sugli scogli. È solo in questo momento che quest’ultimo si è accorto che lo scafo del “Inish Ceinn” era avvinghiato da una grossa rete da pesca a strascico, compreso il timone, la chiglia e l’elica. Un’imbarcazione locale ha risposto alla chiamata di soccorso e l’ha trasmessa alla Guardia Costiera di Valentia.

Inish Ceinn

Tutti salvi, ma “Inish Ceinn” cola a picco

Dopo circa un’ora dall’allarme, sia una barca di salvataggio, la Baltimore Lifeboat, sia un elicottero R115, hanno raggiunto l’equipaggio in difficoltà e tutte e cinque le persone alle ore 15,45 sono state evacuate dagli scogli e riportate a Baltimora. Non ci sono stati feriti gravi. La barca invece sotto gli occhi dei soccorritori ha continuato a sbattere furiosamente sugli scogli a causa dei frangenti fino a quando si è spezzata ed è colata a picco. L’Epirb presente a bordo del “Inish Ceinn” si è attivato con l’acqua e ha emesso il segnale alle ore 15,47.

Lo skipper era rimasto per un po’ di tempo a discutere con il comandante dei soccorritori sulla possibilità che il mezzo di soccorso trainasse anche lo yacht fuori dagli scogli, ma il rischio che la barca rimanesse essa stessa impigliata nella rete era troppo grande.

Inish Ceinn

Conclusioni: il rischio delle reti “fantasma”

La rete in cui lo yacht è rimasto impigliato era di colore verde e sarebbe stata molto difficile da vedere in un mare agitato. Inoltre non c’erano boe o segnalatori attaccati alle maglie per renderla visibile. Si trattava di una rete a strascico di grandi dimensioni che era stata gettata da un peschereccio o si era staccata e non era stata recuperata dall’equipaggio della barca. Quando si è impigliata nella chiglia a bulbo del Sun Odissey 42i “Inish Ceinn” è stata trascinata a poppa fino al timone e all’elica. Poi quando il motore della barca è stato avviato, l’elica si è serrata avvolgendosi in modo molto stretto intorno all’elica e causando la combustione della frizione, da cui il forte odore di bruciato avvertito dallo skipper.

Questa rete di grandi dimensioni ha immobilizzato lo yacht e in questa situazione chiunque a bordo non poteva fare nulla. Purtoppo la rete da pesca non aveva inoltre nessuna etichetta e non è stato possibile risalire al proprietario.

Inish Ceinn

Le norme internazionali sulle reti da pesca

Le reti da pesca abbandonate o perdute vengono definite “reti fantasma” e sono un problema globale per il mare, la vita marina e la navigazione. Ci sono state anche molte iniziative internazionali per cercare di identificare la portata del problema e trovare il modo di risolverlo.

Secondo le normative marittime internazionali gli operatori dei pescherecci sono tenuti a registrare la perdita accidentale di reti da pesca nel giornale di bordo ufficiale della nave. Così come segnalarle all’autorità marittima in quanto costituiscono una minaccia significativa per l’ambiente marino e la navigazione. Le segnalazioni devono essere effettuate allo Stato di bandiera e, se del caso, allo Stato costiero nella cui giurisdizione si è verificata la perdita della rete da pesca. Nei porti di pesca di tutto il mondo sono disponibili strutture di smaltimento per le reti da pesca.

L’esperienza e la calma dello skipper hanno fatto sì che tutte e cinque le persone a bordo venissero sbarcate in sicurezza sugli scogli in una situazione molto difficile e ha evitato che si creasse una situazione molto più grave con potenziale perdita di vite umane.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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