Come ho attraversato da solo l’Atlantico su un 10 m del 1987

All’età di 30 anni Elia Favaro, un velista originario di Caorle, ha realizzato il suo grande sogno. Ha completato la traversata in solitario dell’Atlantico a bordo di “Coconut”, un vecchio progetto di Van De Stadt di 10 metri restaurato.

“Accendi un sogno e lascialo bruciare in te”, diceva William Shakespeare. Ebbene Elia Favaro, un velista di 30 anni originario di Caorle, il suo sogno lo ha bruciato giorno dopo giorno e consumato tutto fino alla fine, con le mani, la testa e il con cuore. Voleva attraversare l’Atlantico in solitario e nel giro di un paio d’anni si è ritrovato sulle banchine del porto di Bridgetown, sull’isola di Barbados, a festeggiare sé stesso, il proprio coraggio e la propria determinazione.

E con lui i suoi genitori, Andrea a Lidia, classe 1962, responsabili, quando Elia era ancora piccolo, di avergli trasmesso l’amore per il mare e le navigazioni. Passano infatti le vacanze facendo veleggiate e lunghe crociere, dapprima fuori Caorle, nella Laguna di Venezia e nel Golfo di Trieste. Poi sempre più lontano, arrivando a esplorare le coste della Croazia.

Un sogno alimentato dai grandi navigatori

Elia cresce e quelle esperienze in mare si fanno sempre più “importanti”. Cominciano le navigazioni notturne, con mare formato, con quello che allora era l’unico strumento disponibile, un Gps della Garmin. Arriva fino in Grecia solcando il mitico Mar Egeo. Elia fa tesoro di quelle navigazioni, ma va oltre. Come molti ragazzi appassionati di storie di mare, inizia a leggere le avventure dei grandi navigatori, da Joshua Slocum a Francis Chichester, a Eric Tabarly. E poi i diari di viaggio di skipper più moderni, come Giovanni Soldini, Vittorio Malingri e Pierre Sicouri.

C’è un navigatore però che più di tutti gli altri lo ispira: è Bernard Moitessier, il vagabondo degli oceani, ed è lui che molto probabilmente gli fa scattare la miccia. Così un bel giorno di qualche anno fa conversando a pranzo con papà, mamma e suoi fratelli, annuncia: “Vorrei attraversare l’Atlantico in solitario!”. Allibiti, rimangono tutti a guardarlo.

Una barca in acciaio lo aspetta in Croazia

Passa qualche anno ed Elia riesce prima di tutto a ottenere la patente a vela e motore senza limiti dalla costa. Con la patente arrivano anche i primi trasferimenti di barche nel Mediterraneo. Lavora in una società di charter, poi si fa assumere da una fabbrica e per anni lavora a turni, sabati, domeniche, festivi, di notte, per far sì che il suo sogno si avveri.

Nei primi mesi del 2020, in piena pandemia, Elia parte con la famiglia per andare a Pomer, in Croazia, a vedere una barca in vendita. Si tratta di un Van De Stadt 34 in acciaio del 1987 che appartiene a Inge ed Ervin, due signori tedeschi di 81 anni che dopo avere navigato tutto il Mediterraneo e stanchi di girare hanno deciso di metterla in vendita. Quattro chiacchiere e l’affare è concluso. La barca viene acquistata a prezzo “di ferro al chilo” e ha un nome, Coconut, che quasi profeticamente richiama il caldo e il Mar dei Caraibi.

Tanto olio di gomito per prepararla all’oceano

La barca viene quindi trasferita a Caorle ed Elia, dotato di ottima manualità e conoscenze, comincia il lungo lavoro di restauro. Vengono rifatti gli interni, l’impianto idrico ed elettrico, sostituite le finestrature laterali, aggiunto un frigorifero, sostituito l’avvolgifiocco e controllato il sartiame. Viene anche eseguito il tagliando completo al motore e vengono istallate nuove vele, strumenti di navigazione e un salpancora elettrico.

Quando la barca è finalmente pronta, a metà del giugno 2021, dopo un’ultima cena in famiglia, Elia molla gli ormeggi e inizia la navigazione in Mediterraneo, in compagnia della sorella Saffira e una sua amica Silvia.

Primi giri in Mediterraneo, poi l’Atlantico

È un susseguirsi di tappe di collaudo della barca dall’Italia alla Grecia, fino all’isola di Corfù, dove le ragazze sbarcano ed Elia prosegue da solo. Passa lo Stretto di Messina, poi le Eolie, quindi la Sardegna, le Baleari e tutta la costa spagnola fino alla porta del Mediterraneo, Gibilterra. Dopo avere calcolato per bene maree, venti e correnti, riparte per le famose Colonne d’Ercole e atterra alla fine di ottobre a Cadice per l’ultima tappa tecnica, prima della traversata fino a Madeira.

A questo punto tuttavia succede un piccolo imprevisto. A bordo di Coconut si rompe il pilota automatico ed Elia è costretto a rimanere per tutta la navigazione di 600 miglia al timone. Non comunica più con i genitori e questi si mettono in allarme. Contattano la Guardia Costiera di Funchal, in Portogallo, e lanciano il Pan Pan comunicando tutti i dati della barca e della rotta. Vengono allertate anche Francia, Portogallo, Marocco, nonché tutte le navi in transito. Tutti alla ricerca di una barca a vela di 10 metri, bianca, con fascia rossa. Finché arriva la notizia a casa che Elia è arrivato a Madeira, sano e salvo.

Avarie, solitudine e momenti di paura

Dopo una breve tappa ad Arrecife, sull’isola di Lanzarote, a gennaio 2023, Elia lascia Coconut sull’isola e rientra in Italia per lavorare come primo marinaio su una barca a vela privata. Deve far cassa per proseguire la sua avventura. A ottobre 2023 torna a Lanzarote e con la collaborazione della mamma, del papà e dei meccanici del luogo viene preparata Coconut per la traversata atlantica. Così Elia riparte e arriva a Fuerteventura, poi a Gran Canaria e infine approda a Santa Cruz de Tenerife.

È proprio da qui che il 3 dicembre del 2023 dopo aver fatto cambusa e salutato genitori e amici, Elia parte con destinazione Barbados. Rimane in mare per 24 giorni e 10 ore, percorre oltre 2.300 miglia e affronta anche diverse avarie tra batterie che perdono carica e una sartia che si sfilaccia. La più importante è la rottura, ancora una volta, del timone automatico che lo costringe a rimanere alla barra fino a 17 ore di fila. Una notte sta in pozzetto e sente un colpo incredibile, molto forte, ha paura. Poi scopre che un grosso pesce volante si è schiantato sullo sprayhood! Altri giorni il tempo è brutto e il vento soffia a oltre 30 nodi. Passa il Natale e il Capodanno da solo, in pieno oceano.

Le difficoltà aiutano a rimanere all’erta

Poi una mattina avvista terra, è l’isola di Barbados, ancora poche miglia e quel sogno che aveva dentro ha finito di bruciare. Ce l’ha fatta! “Le difficoltà più grandi sono state quelle legate ai problemi tecnici – ha raccontato Elia al suo arrivo – ma tutto questo mi ha aiutato a mantenere alta la concentrazione. Se tutto va bene, ci si rilassa troppo e se succede qualcosa poi può essere un problema. Ci sono stati però anche tanti momenti belli, tramonti eccezionali e delle belle catture di pesci”.

Una grande gioia la sua, ma anche quella di Andrea e Lidia, i suoi genitori: “Siamo molto orgogliosi di lui – hanno commentato – non è facile sapere che tuo figlio è in mezzo al mare, da solo e potenzialmente in balia della natura. Ma una cosa è certa. Sai che è felice”.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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