Nasce il “Ministero del Mare”: molta facciata e poca sostanza

Tra i nuovi dicasteri del Governo Meloni c’è anche il Ministero del Mare quello che si occuperà del pianeta blu. Il suo sarà però un ministro senza portafoglio e con funzioni ancora tutte da definire.

Se ne era parlato a lungo prima delle elezioni politiche e ora che il nuovo Governo Meloni è stato istituito, è diventato realtà. Anche l’Italia ha, dunque, un Ministero del Mare. La sua denominazione completa è “Ministero delle Politiche del Mare e del Sud” ed è stato affidato a Nello Musumeci, volto storico della destra in Sicilia e già presidente della Regione Siciliana. Il modello è quello della Francia, dove un Ministero del Mare esiste dal 1981.

Prima di questo nel nostro Paese fino al 2021 c’era un Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Poi con l’entrata in carica del Governo Draghi, il 13 febbraio dello scorso anno, questo è stato rinominato Ministero della transizione ecologica, facendovi rientrare al suo interno anche competenze in materia energetica, in precedenza assegnate al Ministero dello sviluppo economico. Ora si ritorna alla parola “mare”, una risorsa legata alla cosiddetta “Blue Economy” sulla quale si deve investire visto che l’Italia al centro del Mediterraneo vanta oltre 8.000 chilometri di coste e litorali.

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Ministero del mare

Nel progetto un dicastero con tanti poteri

E in effetti nella proposta di legge si prevedeva una riorganizzazione di compiti e funzioni in materia di protezione del mare, intesa come tutela, difesa, vigilanza e controllo dell’ecosistema marino e costiero, di navigazione marittima, pesca e acquacoltura e di valorizzazione del sistema marittimo nazionale. Nell’atto 1504/2019 della Camera dei Deputati a prima firma Meloni, l’idea era di dirottare sul Ministero del Mare le risorse finanziarie, strumentali e di personale per la difesa del mare e la tutela delle coste, per quanto riguarda la pesca e l’acquacoltura, poi la navigazione e, non da ultimo, la vigilanza sulle autorità portuali, le infrastrutture portuali e il trasporto marittimo.

La beffa: senza portafoglio e senza gestione dei porti

Nella realtà tuttavia le cose sono molto cambiate rispetto al progetto e il nuovo Ministero del Mare italiano nasce debole. Più di facciata che di sostanza. Non avrà infatti un proprio dicastero, perché il suo ministro è uno dei 9 “senza portafoglio”, privo quindi di possibilità di spesa (se non con deleghe). Incerte al momento sono anche le funzioni e le deleghe effettive, ancora al centro di trattative. In ballo ci sono soprattutto quelle relative alla gestione delle infrastrutture portuali. Poi quelle della Guardia Costiera, del trasporto marittimo e della vigilanza delle Autorità Portuali, finora di competenza del ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Un fronte delicato e decisivo sul quale si gioca anche la gestione degli sbarchi irregolari sul nostro territorio.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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