A dispetto di quello su strada ormai scomparso, viaggiare grazie ai passaggi gratuiti in barca è un’esperienza sempre più condivisa da tantissime persone che fuggono i viaggi globalizzati e tutti uguali e cercano la sana avventura. Ecco dove, come e quando fare il barcastop.

L’autostop ormai lo fanno veramente in pochi. Dopo essere stato una pratica diffusa a partire dagli Anni 60, al punto di divenire una vera e propria filosofia di viaggio a basso costo per migliaia di giovani, il mito del passaggio gratis in auto si è sbiadito sull’onda dei viaggi low cost, la voglia di fare tutto da soli e una grande diffidenza verso il prossimo. Quel pollice alzato ai lati delle strade è praticamente scomparso.

In mare però ancora funziona egregiamente, soprattutto in oceano ma non solo. gli anglosassoni lo chiamano “sea hitchhiking” e l’ultima a farlo è stata la famosa attivista dell’ambiente Greta Thumberg per raggiungere gli Stati Uniti dall’Europa. Chiedere un passaggio a diportisti disposti a imbarcare qualcuno è un’esperienza sempre più condivisa da tantissime persone perché porta con sé tanti vantaggi: si condividono solo le spese di carburante e cambusa, si conosce un sacco di gente, si raggiungono destinazioni  anche lontane, si fanno vacanze alternative e si vivono emozioni intense. Insomma la versione marinara dell’autostop non solo non è scomparsa, ma si rilancia come mezzo per fuggire ai viaggi globalizzati e tutti omologati.

In mare un aiuto o la compagnia sempre benvenuti

I passaggi in barca in genere sono sempre gratuiti, al limite il comandante può chiedere all’ospite di partecipare alle manovre, farsi i turni al timone o preparare un piatto caldo. Negli scali internazionali c’è sempre un armatore che cerca un mozzo, un lavapiatti o anche solo qualcuno con cui chiacchierare nei turni di guardia al timone e nelle lunghe ore di navigazione. Se però si hanno competenze di conduzione della barca o si sa lavorare con le mani, riparare strumenti o cucinare, allora i passaggi in barca possono anche prevedere un piccolo compenso o un rimborso spese.

Il barcastop è piuttosto diffuso soprattutto nei trasferimenti di barche. Tra le mansioni degli skipper infatti c’è per esempio quella di trasferire yachts a vela o a motore per conto dell’armatore da un porto all’altro o da un cantiere a una base nautica e addirittura da un paese all’altro. In questi casi lo skipper di solito mette insieme un minimo di equipaggio, per avere un aiuto concreto nel lavoro o anche solo per avere compagnia.

C’è anche chi attraversa l’oceano…

Non sono rari trasferimenti che addirittura comportano passaggi oceanici o viaggi da un continente all’altro. Per quanto riguarda l’Atlantico per esempio tra ottobre e novembre gli armatori e le flotte di charter portano le barche ai Caraibi sfruttando la spinta degli Alisei che in questa stagione soffiano costanti. Affinché le barche siano pronte al momento giusto, quelle nel Mediterraneo vengono spostate in Atlantico, alle Canarie, ossia al punto di partenza per il salto oceanico, tra i mesi di giugno e settembre. Fra aprile e maggio invece si fa il viaggio al contrario, cioè dai Caraibi all’Europa, ma anche dai Caraibi all’Australia. Insomma, per qualche giorno o per lunghi periodi, le occasioni di praticare il barcastop sono potenzialmente infinite, perché in ogni momento ci sono barche in giro per il mondo.

Una bella avventura con qualche incognita

Può essere una bella esperienza, naturalmente con qualche incognita da entrambe le parti. Lo skipper per esempio può ritrovarsi a bordo qualcuno che dopo qualche giorno si sente inadeguato alla vita in mare. A sua volta chi accetta l’imbarco può scoprire di non trovarsi bene con lo skipper o di non legare con l’equipaggio. Se si ha modo di farlo, prima di imbarcarsi nell’impresa è sempre meglio cercare di sapere qualcosa di più sullo skipper e magari stare insieme a bordo per qualche giorno come prova.

Dove andare? Dipende dalla stagione…

Per i viaggi in oceano in ogni caso si deve poter disporre di parecchio tempo, almeno un paio di settimane. Se si hanno meno ferie invece è meglio muoversi in un’area ristretta: se si è in un arcipelago, ci si può per esempio spostare da un’isola all’altra. In estate, il Mediterraneo è perfetto per questo. Si potrebbe per esempio andare a Gibilterra tra agosto e settembre e prendere un passaggio per Las Palmas alle Canarie: la navigazione di 750 miglia per raggiungere l’arcipelago spagnolo si fa in circa 6-7 giorni, poi c’è tutto il tempo per visitare le isole e tornare in Italia con un volo charter. Fra aprile e maggio, in un paio di settimane si potrebbe andare da Panama alle Galapagos oppure ai Caraibi.

Sfruttare la rete e cercare in banchina

Il modo migliore per fare barcastop è quello di frequentare i porti giusti al momento giusto e sfruttare il passaparola, chiedere di persona e bazzicare le banchine. Ci si può anche muovere sui canali social o spulciare gli annunci pubblicati sulle riviste di nautica.

Prima di partire informatevi su skipper ed equipaggio, cercate di conoscerli, ma non dimenticate di vedere e controllare anche la barca. Prima di salpare definite inoltre la questione relativa ai soldi: spese di cambusa, carburante e soste nei porti. Per il resto, godetevi l’avventura!

Barche come auto, arriva il noleggio a lungo termine

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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