Mare e ambiente: perché è giusto ridurre i contenitori di plastica

Uno dei modi per ridurre l’inquinamento negli oceani è quello di limitare l’uso di contenitori in plastica: da quelli degli alimenti al packaging di saponi e detersivi. Le alternative naturali ed ecocompatibili possono fare la differenza.

Oggigiorno di fronte a un qualsiasi contenitore di plastica, bottiglia, flacone o scatola che sia, il nostro atteggiamento dovrebbe essere quello di non utilizzarlo proprio e cercare un’alternativa più sostenibile: carta, per esempio, magari già riciclata, oppure contenitori realizzati in cellulosa o in fibre vegetali o comunque naturali. Dopodiché se decidessimo di usarlo comunque quel contenitore, dovremmo pensare al fine vita di quell’oggetto, quindi al suo riutilizzo se possibile e soprattutto al suo corretto smaltimento. C’è stato un tempo infatti in cui la plastica in ogni sua applicazione ci ha migliorato la vita, è stata rivoluzionaria per certi versi e probabilmente è ancora l’icona stessa di un certo progresso tecnologico. Pensiamo per esempio alla stampa 3D.

Ma quello che è certo è che la plastica oggi ci si rivolta contro e pur agevolandoci la vita non è più sostenibile dal punto di vista ambientale. Prodotta ogni giorno in milioni di tonnellate per gli utilizzi più svariati, la plastica ci circonda, ci sommerge e ci soffoca. Anche quando ci salva la vita, come è successo di recente durante la pandemia globale con i milioni di mascherine usa e getta che hanno contribuito a eliminare il rischio di contagio. Ecco proprio in quella formula “usa e getta” sta il disastro più grande della plastica. Perché dopo il suo utilizzo tutta la plastica che produciamo e non smaltiamo correttamente purtroppo si riversa in mare.

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Contenitori plastica

Negli oceani più plastica che pesci entro il 2050

Secondo una ricerca pubblicata di recente sulla rivista scientifica PLOS One nei nostri oceani sono presenti circa 170 trilioni di microplastiche. La plastica che riversiamo in mare è quantificata in circa 1,09 milioni di chilogrammi ogni ora, pari a 8,8 milioni di tonnellate ogni anno. Negli oceani di tutto il mondo vanno alla deriva immense isole di plastica galleggianti, per non parlare di tutte le microparticelle che ricoprono i fondali.

I danni causati dalla plastica in mare sono spaventosi. I primi a farne le spese sono gli animali e le piante marine. Ma indirettamente anche l’uomo che nutrendosi di pesci e molluschi contaminati finisce per assumere le stesse sostanze tossiche. È un processo che dobbiamo interrompere al più presto. In mancanza di un deciso cambio di rotta secondo l’Onu entro il 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci.

Contenitori plastica

Come essere ecocompatibili quando siamo in mare

Di fronte a questo problema ognuno di noi deve sentirsi chiamato in causa e avere quindi nei confronti della plastica un atteggiamento prima di tutto consapevole. Chi va per mare ancora di più perché gli effetti devastanti della plastica ce li ha sotto agli occhi. Ogni membro dell’equipaggio quando utilizza la barca, sia in navigazione che durante le soste in porto o in rada, dovrebbe compiere la propria parte per preservare l’ambiente circostante e difenderlo dall’inquinamento.

Su qualsiasi imbarcazione per esempio dovrebbe valere la regola che in mare non si butta niente. Questo vale per i rifiuti naturalmente, ma anche per le buste di plastica, i fazzoletti e le salviette, così come per le posate, i piatti e bicchieri in plastica, fino ai cotton fioc e le cannucce. Si potrebbe anche cercare di riciclare confezioni e imballaggi della cambusa, per esempio, e di ogni oggetto di uso comune prima di disfarsene. Anche le borracce di alluminio riutilizzabili possono essere scelte al posto delle classiche bottiglie in pvc. Ci sono ormai anche alcuni porti nel mondo cosiddetti “plastic free”, ossia che hanno messo al bando bicchieri, contenitori e qualunque oggetto di plastica all’interno di uffici, ristoranti, bar, servizi igienici e distributori automatici lungo le banchine. In Italia per esempio fa così già dal 2022 il porto di Pisa.

Il problema delle confezioni e del packaging selvaggio

Un altro componente da non sottovalutare riguardo all’inquinamento da plastica degli oceani sono i saponi, i detersivi e i relativi contenitori. Alcuni di questi ritrovati in mare o in spiaggia hanno oltre mezzo secolo di vita. Tanto che in Italia esiste il progetto Archeoplastica, nato da un’idea di Enzo Suma che ha creato addirittura un museo virtuale di contenitori di saponi, detersivi e dentifrici spiaggiati che risalgono agli Anni 50 e 60. Un’iniziativa nata proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto siano lunghi i tempi di smaltimento di tutti quegli oggetti che magari utilizziamo quotidianamente e che, se finiscono in mare, ci restano per decenni.

Infine in tema di comportamenti ecosostenibili a bordo, per l’igiene personale, le pulizie della barca e il lavaggio di piatti e bucato, sarebbe bene ricorrere a saponi “green” a base di sostanze di origine naturale altamente biodegradabili e che rispettano il mare. Un’ottima alternativa sono per esempio i saponi solidi che limitano l’uso di contenitori e di un packaging indiscriminato. Sono piccole accortezze, ma se moltiplicate per i migliaia di equipaggi che vanno in crociera nel mondo ogni giorno possono fare molto per preservare i nostri oceani e aiutarci a ritrovarli ogni volta più puliti.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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