Le stecche della randa: come, quando e perché

Le stecche della randa sono un componente fondamentale del piano velico. È da questi piccoli componenti infatti che dipende la forma e l’efficienza della vela principale. Ecco come sono realizzate, le caratteristiche principali e i modelli che offre il mercato nautico.

Anche se poco visibili, in realtà le stecche (i velisti anglosassoni le chiamano “batten”) sono una parte fondamentale della randa. La loro funzione principale è quella di mantenere la forma migliore della vela e di conseguenza la sua efficienza. Non solo, le stecche impediscono all’allunamento di ripiegarsi su sé stesso, provvedono a dare una forma lineare e regolare alla balumina e rendono quest’ultima stabile. Più in generale, grazie alle stecche, è possibile conferire alla vela un corretto profilo alare, contribuendo a controllare la sua curvatura.

Le stecche peraltro hanno una diversa rigidità decrescente verso la base della vela. Il che significa che la rigidità delle stecche è decrescente partendo dall’alto. In alto il vento è più intenso e la stecca deve essere più rigida perché subisce un carico maggiore, piano, piano che si scende verso la base, il vento è minore e la stecca deve essere meno rigida. Sono tutti concetti fondamentali che non tutti i velisti, specie quelli alle prime armi, riescono all’inizio a comprendere.

Stecche randa

Materiali tradizionali e soluzioni hi-tech

Per quanto riguarda la loro costruzione, dopo i primi esemplari in legno del passato le stecche della randa attualmente sono in realizzate in resina poliestere, per lo più vinilica, mentre i modelli più tecnologici e leggeri impiegano la fibra di carbonio. Le stecche in vetroresina, più pesanti e meno flessibili, sono utilizzate sulla stragrande maggioranza delle rande da crociera. Chi invece cerca il migliore compromesso tra peso, prestazioni e costo sceglie quelle in resina vilinica, in particolare gli armatori di barche da regata, visto che questo materiale garantisce un 5-10 per cento di rigidità maggiore. Le stecche in fibra di carbonio sono estremamente leggere e molto rigide, ma anche particolarmente costose quindi vengono impiegate per lo più su barche da regata ad alte prestazioni.

In realtà da qualche anno e solo su barche assolutamente futuristiche hanno trovato impiego delle particolari stecche pneumatiche che riducono il rischio di rotture: in pratica sulla vela, in particolare dei fiocchi, vengono applicate delle tasche a tenuta d’aria compressa che assolvono alla funzione d’irrigidimento ma che, durante le virate e le strambate, in caso di contatto accidentale con contatto con l’albero, cedono piegandosi. Si tratta tuttavia di soluzioni particolarmente hi-tech e sperimentali, ma non dobbiamo sorprenderci visto che in questo campo la progettazione e la ricerca di nuove soluzioni corre sempre veloce.

Leggi anche: Come ottimizzare la randa per la crociera

Stecche randa

Stecche corte o lunghe? Ecco le differenze

Oggi al di là dei materiali, la caratteristica più evidente delle stecche sulle rande sulle comuni barche a vela è la loro lunghezza: esistono cioè stecche corte (che gli anglosassoni chiamano “leech”), che si limitano alla funzione di irrigidimento della balumina e stecche lunghe che invece attraversano la randa dall’inferitura alla balumina. Nel primo caso una randa tradizionale presenta 4 o 5 stecche di cui solo la prima, quella più alta, è a tutta lunghezza, mentre le altre sono a lunghezza ridotta. Solitamente per le stecche corte inoltre si adotta un modello a spessore differenziato in modo da ottenere una flessione progressiva a parabola: la parte più sottile e quindi più morbida va inserita per prima nella tasca, così da avere una progressiva rigidità man mano che si avvicina alla balumina.

Nel caso delle stecche lunghe utilizzate sulle rande comunemente chiamate “full-batten”, questi componenti attraversano la randa da lato a lato. Il loro numero dipende dalle dimensioni della vela, comunque in genere si va da un minimo di 4 a oltre 10 stecche. Le differenze sull’adozione della versione corta o di quella “full” sono svariate e sono dettate soprattutto dalle scelte dei progettisti riguardo il piano velico, ma anche dei velai e in ultimo degli armatori. In generale si potrebbe pensare che la stecca lunga sia una prerogativa delle barche da regata, mentre gli armatori di cabinati da crociera adottino solo stecche corte, più economiche e maneggevoli, anche in caso di equipaggio ridotto. In realtà non è così.

Stecche randa

Quali stecche scegliere?

Il vero e unico vantaggio delle stecche corte sono che costano meno e non necessitano di particolari attrezzature per l’inferitura della vela sull’albero. Offrono naturalmente prestazioni minori e condizionano in negativo la longevità della vela stessa. Le usano i diportisti che praticano la crociera pura, ma anche alcuni appassionati di regate, visto che alcuni regolamenti di classe penalizzano e in certi casi vietano le stecche lunghe.

Per contro il sistema “full-batten” permette di controllare a proprio piacimento la curvatura della vela, conferendole più o meno profondità e quindi rendendola più o meno “grassa”. La forma alare della randa inoltre non subisce alcuna alterazione in navigazione con moto ondoso o con venti rafficati, garantendo la massima efficienza in ogni condizione. Infine anche la vita della vela beneficia molto dalla presenza di un sistema “full-batten” perché si riducono enormemente gli scuotimenti e le sollecitazioni al tessuto in ogni virata e ogni qualvolta ci si trovi prua al vento. Per quanto riguarda la maneggevolezza poi oggi le stecche lunghe accoppiate a un lazy-jack e a un buon meccanismo di scorrimento dell’inferitura (carrelli a sfere che scorrono su una rotaia o direttamente sulla canaletta dell’albero), consentono di governare agevolmente una randa in ammainata anche a un navigatore solitario o a un equipaggio ridotto.

Come ottimizzare la randa per la crociera

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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