Come ottimizzare la randa per la crociera

Una randa efficiente per la crociera significa anche facile da manovrare e da gestire soprattutto in casi di equipaggi familiari o ridotti. Ecco tre sistemi che tre sistemi che possono aumentare le prestazioni della randa, rendere più facili alcune operazioni come l’issata, la cazzata della vela con vento forte e la presa di terzaroli per ridurre la superficie della vela in caso di necessità.

La randa è la vela principale di un’imbarcazione a vela. A parte lo spinnaker, il gennaker o il Code Zero che sono vele relegate alle sole andature portanti, la randa è la vela più grande a bordo, quindi costituisce il vero propulsore naturale della barca. Sulle barche da regata naturalmente gli armatori cercano rande con le migliori prestazioni, quindi scelgono materiali hi-tech che garantiscono forme perfette e pesi contenuti approfittando anche di rig in fibra di carbonio o comunque in composito. Anche per coloro che praticano crociere e trasferimenti in ogni caso è utile avere una randa efficiente, ma anche semplice da gestire soprattutto in casi di equipaggi familiari o ridotti.

Vediamo allora tre sistemi che possono aumentare le prestazioni della randa, rendere più facili alcune operazioni come l’issata, la cazzata della vela con vento forte e la presa di terzaroli per ridurre la superficie della vela.

Allunamento randa

Allunamento proporzionato e rinforzi nei punti giusti

Come deve essere una randa efficiente? Anche per navigazioni tranquille e un uso prettamente crocieristico è bene che la forma della randa sia scelta con un allunamento proporzionato in modo che lo sbandamento sia corretto e non eccessivo. La profondità della vela deve essere di conseguenza corretta, così che con poco vento la spinta non manchi e che in condizioni di vento sostenuto invece non si debba ridurre la tela con troppo anticipo. Tra i rinforzi da applicare alla vela per aumentarne la resistenza ai carichi di lavoro e allungarne la durata è bene proteggere la tasca delle stecche sopra la vela in modo che se si rompe o si strappa, il tessuto non viene intaccato e la riparazione è più semplice. È opportuno anche verificare che la penna, per ogni mano di terzaroli, arrivi in corrispondenza delle crocette, in modo da non caricare l’albero nei punti deboli.

 Issare la randa

Issata facile, col bozzello sulla penna

Issare la randa è uno dei maggiori sforzi richiesti all’equipaggio. Ecco allora una soluzione che semplifica la manovra e che arriva dal mondo delle regate: la drizza della randa parancata. Si tratta in pratica di applicare un bozzello sulla tavoletta inserita nella penna della randa. In questo modo la drizza può tornare in alto, fissandola su un punto fisso in testa d’albero, così da creare un paranco 2:1. Oltre a diminuire la compressione esercitata dalla drizza sull’albero, questo sistema consente di dimezzare lo sforzo necessario per issare la randa. Anche l’operazione di issare per l’eventuale membro di equipaggio in testa d’albero per effettuare i controlli ordinari e la manutenzione risulta più comoda.

Ecco come procedere: occorre sostituire la drizza esistente con un’altra di lunghezza quasi doppia. C’è chi utilizza la vecchia drizza aggiungendoci una coda, ma in quel caso è bene far eseguire la piombatura da un rigger professionista e non utilizzare quella drizza per issare un uomo sull’albero. Poi si deve montare un bozzello sulla tavoletta della randa. Infine occorre realizzare un punto fisso in testa d’albero, nella stessa struttura che serve da attacco al paterazzo. Un suggerimento: per evitare che la drizza possa prendere dei giri su sé stessa, usate un bozzello che non ruota.

Cazzare la randa

Cazzare la randa anche con vento forte

Chi possiede una barca con la scotta randa a paranco sa bene le difficoltà di questo sistema con vento forte, sia per cazzare che per lascare. Può sempre essere d’aiuto rinviare la scotta sul winch primario libero, ma non sempre la direzione di tiro è corretta, col rischio di far lavorare male il bozzello e romperlo. Le soluzioni al problema sono due. La più semplice è quella di montare sul circuito a paranco principale una seconda linea, detta paranco fine, che riduce notevolmente il carico sulla scotta consentendo di aprire lo strozzatore con più facilità, oltre che di regolare la randa con sforzi più contenuti. Nel caso la modifica del vostro circuito non sia possibile, in commercio si vendono anche paranchi già dotati della seconda linea (per esempio quelli della Harken o della Antal).

Un po’ più complessa ma più efficace è la soluzione di rinviare una delle due estremità della scotta parancata su un winch delle drizze (anziché fissarla sull’arricavo), lasciando l’altra a comporre il circuito del paranco. In sostanza: dal bozzello sotto il boma un’estremità della scotta va verso il piede d’albero (correndo lungo il boma). Poi dal piede d’albero viene rinviata su un winch delle drizze. L’altra estremità compone invece il circuito del paranco ed esce dal bozzello con relativo strozzatore sul trasto. In questo modo, con vento leggero si può continuare a regolare la scotta con il suo solito paranco a portata di mano del timoniere. Con vento forte, lasciando strozzata la scotta sul paranco, si regola l’altro capo servendosi del winch delle drizze e dello stopper sulla tuga. Non è solo una questione di fatica, ma la presenza di un paranco fine aumenta anche la sicurezza per le mani del randista.

Randa steccata

I vantaggi della randa steccata

Sono ormai diversi anni che le imbarcazioni a vela per la crociera adottano la randa steccata, che gli anglosassoni chiamano “full batten”. Si tratta di una soluzione molto ambita dagli armatori che anche durante le crociere estive o i trasferimenti vogliono avere una vela con una ottima forma e quindi con prestazioni sicuramente superiori alle rande che si avvolgono nell’albero. La randa steccata offre infatti una serie di vantaggi rispetto alle rande tradizionali. Il primo vantaggio della randa steccata è che può essere alzata e ammainata con grande facilità e in modo veloce anche se la barca non è con la prua al vento.

Se armata di lazy jack inoltre risulta ancora più pratica da ammainare, raccogliendosi ordinatamente sul boma con minimo intervento dell’equipaggio. Un’opportunità che piace molto agli armatori che navigano con la famiglia o in equipaggio ridotto. Anche aggiungere mani di terzaroli in caso di rinforzo del vento risulta piuttosto agevole grazie allo scorrimento dei carrelli a sfere che non si “incastrano” mai mentre la vela scende durante le ammainate. Anche lo skipper che naviga in solitario è in grado di eseguire la manovra di issata e ammainata della randa, proprio grazie allo scarso attrito e all’alto scorrimento dei carrelli a sfere. Altri vantaggi della randa steccata sono la sua longevità e la scarsa usura dei materiali: questo tipo di randa infatti dura di più perché le stecche che interessano l’intera lunghezza della vela la rendono più rigida e ne diminuiscono le sollecitazioni nei flussi di vento. In altre parole grazie alle stecche la randa è meno soggetta al fileggiamento, specie nelle navigazioni a motore controvento, che è uno dei nemici principali delle vele che a lungo andare ne riduce moltissimo le prestazioni.

Randa senza stecche

Trasformare una randa tradizionale in una “full batten”

E se la nostra barca non dovesse essere dotata di una randa steccata? Niente paura. Ogni randa tradizionale può essere sostituita con una steccata: basta montare sull’albero il kit apposito. Una rotaia viene fissata sulla parte posteriore dell’albero, in corrispondenza della canaletta esistente,mentre una serie di carrelli, sarebbe meglio quelli a sfere, viene inserita nella nuova rotaia e la randa viene poi fissata a questi carrelli. Naturalmente la randa deve essere dotata di attacchi ai carrelli compatibili con il sistema adottato. I prezzi del sistema completo (carrello della tavoletta della randa, carrelli per stecche, carrelli intermedi, rotaia, terminali, etc.) per una barca con una randa di circa 40 metri quadrati si trova presso i rivenditori nautici a un prezzo che va dai 2.500 ai 3500 euro.

C’è però un problema nella randa full batten, ossia la pressione esercitata dalle stecche verso l’albero e la conseguente minore scorrevolezza dei cursori in issata e ammainata. In condizioni di brezze leggere il problema è meno sentito naturalmente ma in caso di vento forte l’operazione può diventare complessa con i rischi del caso. Stessa difficoltà potrebbe verificarsi quando l’equipaggio è costretto a prendere una mano di terzaroli, per esempio con andatura al traverso. La soluzione a questo problema consiste nel dotare la randa di carrelli al posto dei cursori.

In commercio si trovano varie tipologie di cursori, tra cui anche quelli che possono adattarsi alla gola della canalina. Ma, volendo semplificare le manovre con qualsiasi condizione di vento e mare, il sistema più efficiente e affidabile è quello della rotaia esterna con carrelli a sfere o con pattini di materiale autolubrificante. I sistemi di cursori interni alla gola, seppure sofisticati, non garantiscono infatti la scorrevolezza del sistema con carichi radiali come quelli esercitati dalle stecche, specie con vento forte laterale.

Presa rapida di terzaroli

Presa rapida di terzaroli

Si tratta di un sistema che permette di ridurre la superficie velica, ma bisogna apporre delle modifiche alla randa. Chi vuole far da sé può realizzare il circuito facendo un cunningham per ciascuna mano di terzaroli. È una cima da rinviare ai winch delle drizze che serve per abbassare l’inferitura della randa. Per realizzare questo sistema occorre montare due golfari sull’albero all’altezza della trozza del boma, che fungono da punti di mura per ciascuna mano di terzaroli, in sostituzione del classico gancio in acciaio.

In qualche caso si possono montare i golfari nella stessa trozza, evitando di praticare fori sul profilo dell’albero. L’importante è che la mura della mano di terzaroli si trovi in posizione tale da mantenere l’inferitura della randa il più possibile vicina alla rotaia dell’albero, così da non sollecitare i carrelli o i garrocci. Il circuito dei cunningham dunque parte dai golfari, dove si fissano le cime con una gassa o un nodo del cappuccino, entra negli occhielli sull’inferitura della randa, ridiscende a piede d’albero e da un bozzello vanno a uno stopper in pozzetto. Per ridurre la randa basterà quindi agire sui singoli cunningham delle mani e sulle borose della vela.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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