Installare un motore elettrico a bordo: pregi e difetti

Sempre più diportisti scelgono di installare a bordo della propria imbarcazione un motore elettrico per tutelare l’ambiente ma anche per praticare una navigazione più sostenibile in termini di emissioni, rumore e comfort. C’è però l’altro lato della medaglia.

I vantaggi di una propulsione elettrica in ambito nautico sono facilmente intuibili, partendo da quello più evidente, che è senza dubbio il minore impatto ambientale dell’intero ciclo di vita di un sistema elettrico a quello termico. Un motore termico infatti porta maggiore inquinamento durante l’intero ciclo della sua vita, dalla produzione, più complessa e quindi più affamata di energie, per arrivare alle emissioni di scarico che sono composte da inquinanti assoluti, emissioni che sono del tutto assenti nell’elettrico.

Continuando con i vantaggi, la mancanza di odore di carburante e di puzza dei gas di scarico, la silenziosità e l’assenza di vibrazioni dei propulsori elettrici sono del tutto apprezzabili da parte dei diportisti e chi ha provato cosa vuol dire dormire in una cabina di poppa durante una smotorata notturna può facilmente capire. La dispersione di una quantità di calore decisamente minore inoltre concorre in modo favorevole a un ulteriore aumento del comfort di bordo, in particolare nell’uso estivo dell’imbarcazione.

Motore elettrico

Motore elettrico: peso contenuto e manutenzione minore

Un altro vantaggio non di poco conto per le barche a vela sempre più leggere è dato dal minore peso dell’intero sistema elettrico rispetto a quello termico equivalente. Oltre al costo per miglio percorso, molto minore con la propulsione elettrica, completa i principali vantaggi attribuibili al motore ecologico la drastica riduzione degli interventi di manutenzione. Questa elimina i costi annuali dei tagliandi dei motori termici. Ciò si deve alla semplicità generale di un motore elettrico che ha molti meno componenti in gioco e quindi una minore possibilità che qualcosa si guasti. La ciliegina sulla torta è data poi dalla possibilità di installare un sistema di motore + sail drive ruotabile elettricamente (a seconda dei modelli 2 x 45°, 2 x 90° o 360°), che favorisce in modo incredibile la manovrabilità di un’imbarcazione.

Motore elettrico

Propulsione elettrica: il punto debole è ancora l’autonomia

Il limite principale di un motore elettrico è senza dubbio quello rappresentato dall’autonomia permessa dalle attuali tecnologie. Così come per la capienza di un serbatoio per i motori termici, per quanto si possa ben dimensionare un pacco batterie, il sistema avrà bisogno prima o poi di una fonte di energia esterna e modalità e tempi di ricarica sono ad oggi l’unico tallone d’Achille di questo tipo di propulsione. Nei bacini interni delle zone dove si è attenti all’ecologia, quali ad esempio il lago di Como, è stato già installato un discreto numero di stazioni di ricarica proprio per favorire il passaggio all’elettrico; sul lago di Garda la Repower ha predisposto caricatori del tipo automobilistico con potenza di ricarica fino a 22 kW in corrente alternata, segno evidente che nelle barche a propulsione elettrica si tende a trovare soluzioni di derivazione automobilistica, a bordo e sul molo.

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Motore elettrico

Riserva di energia, batterie e potenza

In mare ovviamente le cose si complicano, ma esistono alcune soluzioni praticabili. Per una valutazione di massima prendiamo ad esempio una barca a vela di 38 piedi (circa 11,58 m) per uso crocieristico, con un propulsore elettrico di 14 kW, adatto a una barca a vela che pesa circa 7 tonnellate. In ambito marino occorre infatti una potenza minima di 2 kW per tonnellata di dislocamento per barche a vela e 4 kW/t per barche a motore dislocanti; in ambito lacustre il fabbisogno di potenza si dimezza. Il pacco batterie adeguato a far funzionare questo motore per circa 4 ore in continuo è da 20 kWh. Per un uso che mediamente fanno della propria imbarcazione molti diportisti, quali coloro che ogni sera tornano o si fermano in un marina e di giorno non percorrono più di 20-30 miglia tutte a motore (ricordiamo che abbiamo anche le vele), la barca è già fornita dell’autonomia necessaria dal pacco batterie di bordo. Questo può essere facilmente ricaricato durante le soste notturne collegandosi in banchina (occorrono circa 6 ore con una normale colonnina da banchina).

Motore elettrico

Fabbisogno di energia nelle lunghe traversate a vela

Il problema si pone per chi fa traversate molto lunghe e potrebbe quindi avere la necessità di usare la propulsione elettrica per un numero di ore superiore a quello dell’autonomia del pacco batterie. Per porre rimedio, la barca può essere intanto dotata di un sistema di recupero dell’energia, utilizzando la rotazione dell’elica e del motore elettrico quando si va a vela; con un’elica tripala fissa a velocità di 6-7 nodi sotto vela è stimabile una potenza di ricarica intorno a 1,2-2 kW usando il motore come generatore. Vengono inoltre in nostro soccorso i sistemi fotovoltaici, anche se con i limiti dovuti allo spazio, perché sarebbero necessari circa 30 m2 di pannelli solari per tenere sotto carica o ricaricare un sistema di quella potenza

E mentre in un catamarano di analoghe dimensioni lo spazio non mancherebbe, su un monoscafo di 12 metri, pur sfruttando bimini, sprayhood e tuga difficilmente si andrebbe al di sopra dei 4 o 6 m2, a meno di penalizzare l’accessibilità del ponte e la vita di chi è a bordo. I sistemi sperimentali di vele fotovoltaiche non hanno purtroppo ancora registrato il successo sperato e l’applicabilità commerciale adeguata.

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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