Un ragazzo tunisino lo scorso 31 dicembre ha attraversato il Canale di Sicilia a bordo di un windsurf percorrendo circa 40 miglia per approdare sull’isola di Pantelleria. Senza documenti, minorenne, dalle autorità italiane è stato accolto come un migrante e ad oggi non si conoscono i veri motivi della sua impresa.

Uno sportivo o un migrante? Un surfista convinto e appassionato o semplicemente un ragazzo affamato di quella libertà che il suo Paese gli nega? Insomma quella di Hamza Elawras che lo scorso 31 dicembre a bordo del suo windsurf ha navigato dalla Tunisia all’Italia è un’impresa sportiva, una bravata o un tentativo originale di emigrare nel nostro Belpaese? Se lo chiedono in molti in questi giorni, comprese naturalmente le autorità che presidiano il territorio e tentano di controllare il traffico di clandestini che sbarcano illegalmente dal Nord Africa lungo le nostre coste.

I fatti raccontano innanzitutto di un viaggio inedito, la traversata del Canale di Sicilia a bordo di una tavola a vela. Partito dalla spiaggia di Kelibia in Tunisia, il giovane Hamza Elawras ha percorso circa 40 miglia in mare sfidando onde e freddo, sospinto dai venti e da un grande coraggio. La tavola a vela è infatti un natante molto veloce che può planare a oltre 20 nodi, ma è pur sempre un mezzo velico molto essenziale, esposto alle intemperie e soggetto a possibili rotture. Siamo in piena stagione invernale e il corpo per quanto protetto dalle acque gelide da una muta in neoprene perde calore e rischia l’ipotermia. In windsurf percorrere 40 miglia con le condizioni di vento giuste non è un grosso problema: ricordiamo che a bordo di tavole a vela sono state percorse distanze molto più lunghe e addirittura traversate oceaniche con la dovuta assistenza.

Impresa sportiva o tentativo di fuga?

Resta il fatto che non sono imprese da tutti e il giovane Hamza Elawras ha dimostrato padronanza tecnica, un buon allenamento, senso dell’orientamento e un coraggio non comune. Ma perché lo ha fatto? Per dimostrare a sé stesso di esserne capace? Per sfidare il mare? Per battere un record? Oppure per provare ad entrare nel nostro Paese soltanto con i suoi mezzi, camuffando lo sbarco come un’impresa sportiva? In genere chi compie traversate di questo genere si appoggia ad associazioni sportive e club velici, annuncia la partenza e gli obiettivi, insomma fa di tutto per essere chiaro e trasparente negli intenti, anche solo per recuperare qualche sponsor. Forse Hamza Elawras è stato troppo ingenuo su questo fronte, magari è solo un appassionato dilettante che voleva semplicemente mettersi alla prova senza troppa preparazione e programmi.

Resta il fatto che nel momento in cui è sbarcato nell’isola di Pantelleria non si è nascosto e quando tra la sorpresa dei testimoni ha raggiunto la spiaggia era sorridente e giustamente orgoglioso della sua traversata. Ai Carabinieri che lo hanno interrogato ha detto di essere tunisino, minorenne, ma di non avere documenti con sé, solo un cellulare con cui si è filmato con qualche clip durante la navigazione.

Per alcuni un eroe, per altri un furbo

Vista la giovane età e i dubbi sui veri intenti del suo viaggio, per il momento è stato trasferito a Trapani e ospitato in una comunità per minori in attesa di decisione da parte delle autorità italiane. Certo la notizia del suo arrivo ha fatto un certo scalpore e ha occupato le pagine dei principali quotidiani, ma anche quelle dei social. Il tema immigrazione è infatti uno dei più caldi di questo momento storico in Italia, oggetto di strumentalizzazioni politiche e dibattiti anche feroci di popolo.

In un post su Facebook un connazionale di Hamza Elawras scrive: “Un altro campione che lasciamo scappare a causa della mala gestione degli pseudo responsabili di associazioni sportive. Lo vogliono presentare come un fallito che voleva scappare clandestinamente, ma qualcuno che realizza una tale impresa può essere solo un grande sportivo con una mente di ferro, proprio come i due giovani del Meme Club del resto partiti 3 mesi fa. Vergogna a voi banda di irresponsabili“.

Secondo il console tunisino a Palermo invece si tratta di uno sportivo, ma voleva arrivare in Italia per trovare un lavoro. Probabilmente la verità è proprio questa e al di là delle leggi, delle chiacchiere, delle ipotesi più o meno schierate, fa comunque riflettere. Il windsurf è come la bicicletta e solo chi lo ha provato sa quanto regala la sensazione di essere liberi. Ma se quella libertà finisce in spiaggia…

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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