Alcuni diportisti sono scettici sull’installazione di un impianto a gas sulla propria imbarcazione per motivi di sicurezza. In realtà allestendo l’impianto secondo le norme di sicurezza con componenti di qualità e provvedendo alla normale manutenzione periodica non è più pericoloso di un impianto elettrico.

Avere un impianto a gas installato in barca è senza dubbio un vantaggio perché ci permette di gestire lo spazio tecnico della cucina per preparare pietanze, riscaldare cibi e sfruttare al meglio la cambusa di bordo, il che influisce anche sulla possibilità di fare soste nelle baie a nostro piacimento senza l’incombenza di ormeggiare sempre in porto. Peraltro il gas liquido è diffuso in tutto il mondo e anche se in molti paesi gli attacchi delle bombole sono diversi, con dei riduttori si riesce a utilizzare senza problemi ovunque. E tuttavia al pari di altri impianti di bordo, come per esempio quello elettrico, un impianto a gas può anche rappresentare una fonte di rischio, soprattutto se non installato correttamente, se prevede accessori di scarsa qualità e se non viene sottoposto a una diligente manutenzione periodica.

L’attenuante rispetto ad altri impianti è che l’uso del gas è saltuario e limitato nel tempo, ma questo non deve modificare il nostro approccio consapevole alle regole severe di sicurezza. I nemici di un impianto a gas sono gli urti accidentali che possono danneggiare l’impianto, l’incuria  e la mancanza di manutenzione ordinaria e l’errato posizionamento dei componenti.

L’impianto a gas a bordo spesso fa paura

Alcuni diportisti rinunciano ad avere un impianto a gas sulla propria imbarcazione proprio perché ne hanno paura. Questi timori sono ingiustificati. Basti considerare che le statistiche degli incidenti in mare raccontano come la maggior parte di questi siano causati soprattutto dal mal funzionamento o dalla vetustà degli impianti elettrici, dalle falle a seguito di urti e dal maltempo piuttosto che dallo scoppio o da incendi conseguenti a fuoriuscite di gas.

L’impianto a gas in realtà non rappresenta un pericolo più di qualunque altro impianto. I potenziali agenti usuranti che ne possono causare il cedimento sono sicuramente in numero minore rispetto a quelli che possono causare cedimenti dell’impianto elettrico o di quello idrico. Questo tuttavia non basta a distogliere i diportisti dal considerare il gas in barca come un nemico.

Come è fatto un impianto a gas standard

Certamente molta della paura verso gli impianti a gas è dovuta alla mancanza di conoscenza. Vediamo allora innanzitutto come è strutturato un impianto standard, i suoi componenti, i materiali e la loro collocazione corretta a bordo.

Un classico impianto a gas nautico è composto da una bombola, un tubo in parte metallico e in parte in gomma con due o più rubinetti d’intercettazione, una piastra di cottura e un gavone stagno con ombrinale. Esaminiamo i singoli componenti e come posizionarli al meglio negli ambienti della barca.

La bombola del gas deve innanzitutto essere del tipo omologato, deve erogare il gas tramite un regolatore di pressione ed essere dotata di un rubinetto di chiusura direttamente fissato a questa o nelle immediate vicinanze, ma comunque sempre all’interno del gavone apposito. Questo locale tecnico può essere collocato in un punto qualsiasi dello scafo, purché abbia un ombrinale nel punto più basso per permetterne lo scarico. Il gavone inoltre deve essere dotato di chiusura stagna in modo che un’eventuale dispersione arrivi all’esterno in aria libera e il gas eventualmente fuoriuscito non riesca mescolandosi con l’aria, creando una miscela esplosiva. L’interno del gavone ospiterà anche una sezione del tubo in gomma da collegare al tubo metallico che arriverà fin sotto la piastra di cottura. È molto importante che l’attraversamento del gavone della bombola da parte del tubo metallico sia perfettamente sigillato, in modo da garantire che lo stesso rimanga assolutamente stagno e comunichi con l’esterno solamente attraverso l’ombrinale di sfogo.

Tubi: materiali, posizionamento e raccordi

In un buon impianto il tubo in rame di portata viene fatto passare all’interno di un tubo corrugato pesante per impianti elettrici che parte dal gavone e arriva nei pressi della piastra di cottura dove è consentito una breve sezione di collegamento realizzata in gomma. Prima che inizi quest’ultimo tratto in gomma, bisogna sigillare perfettamente il tubo corrugato con quello in rame. In questo modo se il tubo in rame dovesse accidentalmente lesionarsi, la perdita di gas non si disperderebbe in barca con conseguenti rischi e difficoltà a individuare la sezione danneggiata nei meandri della barca. Il gas verrebbe semplicemente convogliato nel gavone della bombola e da qui all’esterno attraverso l’ombrinale. In ogni caso per cercare una fuga di gas in genere si usano dei rilevatori spray che contengono una soluzione di acqua e sapone da spruzzare sul tubo: la formazione di bolle di sapone indica il luogo della perdita.

Quello che è importante è che il tubo in rame sia sempre costituito da un pezzo unico e non avere giunture. Prima dell’utenza inoltre deve essere posizionato un rubinetto a chiusura rapida e da questo deve partire l’ultimo tratto in gomma omologato, che andrebbe rigorosamente sostituito almeno ogni 3 anni, anche se la durata stampigliata sul tubo stesso fosse più lunga. L’ambiente marino infatti è largamente più degradante di quello domestico, per cui è meglio non fidarsi troppo e dormire sereni.

Il rubinetto di intercettazione: sempre segnalato

Nel caso in cui il rubinetto d’intercettazione interno venisse sistemato non a vista, ma per esempio all’interno di un armadietto, bisogna apporre sul dispositivo una targhetta in modo da evidenziare a tutti dove si trova. L’armatore infatti conosce a menadito la sua barca, ma i suoi ospiti, specie se occasionali no, e in caso di problemi devono sapere dove mettere mano rapidamente. Esistono poi valvole di intercettazione abbinate a un rilevatore di fughe di gas (di cui è sempre consigliata l’installazione) con allarme.

In fine il piano di cottura all’interno della nostra cucina di bordo. Questo componente deve essere controllato annualmente. Ricordate infatti che anche se lo utilizzate poco è pur sempre installato in un ambiente marino dove salino e umidità possono usurarlo anche da spento.

Rispettando queste semplici avvertenze (componenti omologati e manutenzione corretta) e provvedendo a una corretta installazione dell’impianto, l’utilizzo del gas in barca non è pericoloso e ci permette una grande autonomia per navigare in libertà.

Come scegliere l’impianto di riscaldamento per la barca

Avatar
David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.