Per godersi la propria barca anche nei mesi invernali o nei paesi con climi rigidi è necessario installare a bordo un buon impianto di riscaldamento. Lunghezza della barca e i suoi volumi interni sono i parametri per scegliere quello giusto. Ma quali sono gli impianti che si trovano sul mercato? Vediamone le caratteristiche principali…

I veri appassionati di navigazione vogliono mollare gli ormeggi tutto l’anno, non solo nella bella stagione. Navigare nei mesi invernali non è poi così male visto che per esempio consente di evitare la ressa dei vacanzieri, i porti affollati e le rade chiassose. Per alcuni diportisti navigare in inverno è il modo migliore per godersi il mare quando la maggior parte delle barche riposa all’ormeggio o si trova a secco. Il Mediterraneo con il suo clima mite poi agevola questa scelta, per non parlare dei diportisti dei paesi nordici che invece sono abituati a prendere la barca anche con temperature per noi assolutamente proibitive. Insomma chi utilizza la barca nella stagione fredda può togliersi diverse soddisfazioni.

Quello che è certo è che i diportisti che non vanno in letargo devono poter contare su una barca calda e accogliente. Non tutti i cabinati sono dotati di impianto di riscaldamento, un accessorio fondamentale per chi vuole vivere il mare con climi rigidi. Vediamo allora come scegliere questo tipo di dispositivo e quali caratteristiche fondamentali deve prevedere.

Due tipi di impianto: ad aria e ad acqua

Coloro che stanno per acquistare un nuovo cabinato possono richiedere l’istallazione dell’impianto di riscaldamento direttamente al cantiere. Molti costruttori di barche infatti prevedono questi dispositivi soltanto come optional e la sua predisposizione durante la fase di allestimento dello scafo è senz’altro la soluzione più semplice e veloce. Per chi invece già possiede una barca e vuole uscire in mare anche in inverno non rimane che acquistare uno degli impianti di riscaldamento per barche disponibili sul mercato. In questo modo con una spesa contenuta e qualche giornata di lavoro si possono dotare quadrato e cabine di un confortevole clima a prova di gelo.

Gli impianti di riscaldamento concepiti per le barche sono di due tipi: quelli ad acqua e quelli ad aria. I primi sono i meno diffusi perché risultano più complessi, difficili da installare e piuttosto ingombranti. In realtà li scelgono solo gli armatori di cabinati di grandi dimensioni, diciamo oltre i 16 metri.

I sistemi a caldaia per le barche over size

Un buon impianto ad acqua offre in ogni caso una serie di vantaggi: il riscaldamento degli ambienti è molto più efficiente, c’è la possibilità di regolare in maniera differente la temperatura dei singoli ambienti e poi fornisce acqua calda anche per i bagni e la cucina. Questo tipo di impianti è anche fornito di un sistema per il preriscaldamento del motore, in modo da evitare le pericolose partenze a freddo del propulsore. Il loro funzionamento è simile a quello utilizzato per riscaldare le abitazioni: sono dotati infatti di un circuito chiuso di acqua che viene riscaldata all’interno di una caldaia ed è fatta circolare tramite una pompa nei caloriferi. In realtà c’è sempre un doppio circuito: uno di mandata che porta l’acqua calda dalla caldaia al calorifero e uno di ritorno che la riporta dal calorifero alla caldaia.

Impianti con bruciatori a gasolio i più diffusi

Meno complessi e più diffusi tra i diportisti sono invece gli impianti di riscaldamento ad aria con bruciatore a gasolio. Come funzionano? In pratica l’aria viene aspirata dall’esterno, quindi riscaldata e convogliata dalla ventola nei vari ambienti dell’imbarcazione: quadrato, cabine e toilette. Il punto di forza di questo sistema è il rapido afflusso di aria calda, quindi la sensazione di comfort è immediata. Altri vantaggi apprezzabili degli impianti ad aria forzata sono l’installazione semplice e veloce, i consumi ridotti e l’efficacia generale del sistema che soddisfa abbondantemente le esigenze degli armatori del Mediterraneo che vogliono godersi la propria barca anche nei mesi più freddi.

Impianto autonomo e gestito a distanza

Vediamo come è fatto in dettaglio un impianto ad aria. Il cuore del sistema è il bruciatore, un dispositivo di dimensioni e peso ridotti: la grandezza dei modelli più piccoli è simile a quella di una scatola da scarpe del peso di circa 2,5 kg. Il bruciatore è alimentato da gasolio e viene sistemato solitamente nel vano del motore della barca o in uno dei gavoni di poppa. Il sistema provvede ad aspirare l’aria esterna, riscaldarla a distribuirla tramite una ventola nelle tubature del circuito. Un fattore importante è che non necessita di un serbatoio delicato perché viene alimentato con lo stesso carburante della barca.

L’impianto di riscaldamento è poi autonomo rispetto agli altri servizi di bordo, quindi funziona anche con il motore spento e non risente dello sbandamento dello scafo. La ventola è alimentata a 12 o 24 Volt, mentre la gestione avviene tramite una centralina elettronica.

Cosa offre il mercato nautico?

Il sistema è regolato attraverso un pannello multifunzione: i modelli più semplici hanno solo la manopola che comanda l’accensione e un regolatore di temperatura, mentre quelli più complessi sono dotati di timer, indicatore digitale della temperatura e azionamento a distanza con telecomando o il telefono cellulare.

In Europa le due principali aziende leader del settore sono le tedesche Webasto e Eberspacher, le stesse che riforniscono la maggior parte della cantieristica di serie. La gamma di impianti concepiti per le imbarcazioni a vela o a motore in genere sono composti da 4-5 modelli con potenze diverse in grado di coprire le esigenze di unità comprese tra i 6 e i 16 metri.

I parametri: lunghezza e volume della barca

Una volta scelta la tipologia dell’impianto che si vuole installare sulla propria barca, ad acqua o ad aria, non resta che individuare il tipo il modello adatto alla propria imbarcazione. Per valutarlo in modo corretto occorre considerare almeno due fattori: la grandezza della barca e l’ambiente in cui si naviga. Quest’ultimo è piuttosto facile da definire: al di là di navigazioni estreme alle basse latitudini o di barche che stazionano in qualche paese nordico per le quali è bene rivolgersi a impianti costosi e complessi, basta valutare magari con l’aiuto di un tecnico esperto la media delle temperature che si è soliti incontrare nei luoghi dove si naviga normalmente.

Per stimare invece la grandezza della barca non conta solo la sua lunghezza, ma in particolare il suo volume. I bruciatori per esempio vengono suddivisi in base alla capacità massima di metri cubi di aria che riescono a scaldare: i modelli più piccoli in commercio sono sufficienti per barche lunghe 8-9 metri, quelli intermedi sono in grado di riscaldare barca intorno ai 12 metri, mentre i più modelli grandi sono adatti a cabinati con lunghezza fino a 16 metri.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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