Partito in solitario dall’Australia per raggiungere l’Egitto a bordo di Simba, un Nauticat 44 di 13,40 metri, di Collin Finnie si sono persi i contatti quando si trovava a circa 345 miglia da Port Ghalib. La barca è stata ritrovata spiaggiata su una scogliera, ma di lui nessuna traccia.

In oceano si scompare nel nulla. Ancora oggi. Non è cambiato niente rispetto al passato. Nonostante la tecnologia, i telefoni satellitari, la rete dei social network, i messaggi sullo smartphone, chiunque si avventuri a bordo di una barca in una traversata oceanica o in un giro del mondo corre il rischio di non tornare. Di svanire così, da un momento all’altro. Ancora di più se si naviga in solitario, perché quello che succede lo sa solo chi è lì, in pozzetto o sottocoperta. Nessun altro.

Di Colin Finnie sappiamo solo questo. Che era vivo, era al comando della sua imbarcazione, un Nauticat 44 di 13,40 metri di nome Simba, conosceva il meteo e cercava di condurre al meglio lo scafo. Uomo di affari di 67 anni, di origine scozzese Colin stava completando un viaggio in solitario di circa 5.000 miglia dall’Australia all’Egitto ed era quasi alla fine. Gli mancavano circa 345 miglia per giungere a destinazione: Port Ghalib, situato a Marsa Alam lungo la costa egiziana meridionale sul Mar Rosso.

Parlava con la moglie a casa, era orgoglioso

Parlava con la moglie quasi ogni giorno e gli raccontava la sua vita a bordo. Era orgoglioso di quella prova marinaresca. Poi da un giorno all’altro, nessuna nuova notizia. Fine delle trasmissioni. Niente più Colin Finnie. Dopo avere perso i contatti con il navigatore il 7 dicembre, la moglie ha dato subito l’allarme e si è messa in contatto con la Guardia Costiera e le autorità egiziane che hanno cominciato le ricerche del naufrago.

Ha anche lanciato un appello disperato alla comunità di diportisti tramite un messaggio su Facebook che diceva: “Nella nostra ultima conversazione mi aveva detto di essere al centro di una burrasca al largo dell’Egitto meridionale e di essere a corto di gasolio, dopo di che più nulla. So che è difficile, ma sto provando di tutto per ritrovarlo”.

L’ipotesi: non era legato ed è caduto fuoribordo

Il 13 dicembre la Guardia Costiera ritrova finalmente la barca di Collin spiaggiata su una scogliera di Marsa Alam. A bordo però è tutto abbastanza in ordine, la barca era in buone condizioni e dalla sua ispezione gli uomini della Guardia Costiera non sono riusciti a capire cosa sia successo. Ma allora cosa è successo a Colin Finnie? Ha avuto un malore? È caduto in mare? È stato travolto da un’onda anomala? Le autorità egiziane propendono per una caduta accidentale dell’uomo in un momento in cui non era legato.

Originario di Helensburgh, nel Dunbartonshire, l’uomo era un albergatore, in precedenza proprietario del Northern Hotel ad Aberdeen. L’hotel, ora di proprietà della catena indiana Oyo, era stato venduto per 1,5 milioni di sterline nel 2017. Al termine del viaggio a bordo di Simba Finnie aveva pianificato di tornare in Scozia per passare il Natale con la famiglia.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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