Come scegliere il giubbotto salvagente. Guida all’acquisto

Elemento fondamentale tra le dotazioni di bordo obbligatorie, il giubbotto salvagente deve essere certificato, totalmente sicuro e in linea con le nostre esigenze di navigazione. Vediamo allora come scegliere il modello più adatto a noi.

Quando si naviga su qualunque tipo di mezzo, che sia un gommone o una barca a vela, un kayak o un windsurf, esiste l’eventualità di cadere in acqua a causa di un frangente, un errore durante una manovra o semplicemente per la perdita di equilibrio. Succede a tutti, anche ai marinai più esperti. In acque profonde al di là delle proprie capacità di nuotare può essere molto difficile risalire a bordo, così come mantenersi a galla, a causa del mare mosso, del vento o dell’acqua fredda. Per questa ragione indossare un giubbotto salvagente è di grandissima importanza.

Non a caso il giubbotto salvagente è un dispositivo di sicurezza che fa parte delle dotazioni obbligatorie di bordo ed è sottoposto a una dettagliata regolamentazione che ne disciplina caratteristiche e modalità d’uso. Vediamo in questa guida come scegliere il giubbotto salvagente più adatto alle proprie esigenze di navigazione, quando è obbligatorio secondo la legge italiana e quali fattori considerare al momento dell’acquisto.

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Giubbotto salvagente: come sceglierlo - Magellano Store

Quando è obbligatorio indossare il salvagente

Secondo la normativa nautica italiana il giubbotto salvagente è uno dei dispositivi di sicurezza obbligatori a bordo per ogni passeggero. Chiunque navighi oltre i 300 metri dalla costa ha l’obbligo di stivare in barca un giubbotto salvagente omologato e con marcatura CE, sicuro e adatto a tenere a galla un eventuale uomo a mare. La legge quindi non si limita a dire quando è obbligatorio il giubbotto, ma anche quale modello specifico va indossato secondo il tipo di navigazione. Vediamo allora quali sono i due requisiti fondamentali del giubbotto di salvataggio. La marcatura CE e il livello di galleggiabilità.

Fattori da considerare nella scelta del giubbotto

Tra le dotazioni di sicurezza minime di ogni natante o unità da diporto deve comparire anche un giubbotto salvagente per ogni persona a bordo. Ma non tutti i dispositivi vanno bene.

Marcatura CE, primo requisito

Per essere completamente in sicurezza, ma anche per non rischiare multe salate, è necessario che il giubbotto salvagente sia di qualità e quindi regolamentare. Queste caratteristiche sono comprovate dal famoso marchio CE che costituisce dunque il primo requisito imprescindibile per ogni dispositivo di sicurezza.

Prima di comprare un qualunque giubbotto di salvataggio, quindi, si deve controllare che sull’etichetta o nella sua scheda tecnica sia espressamente indicata la marcatura CE.

Galleggiabilità del giubbotto, secondo requisito

Un altro fattore che fa la differenza tra un giubbotto salvagente e l’altro, è la capacità di sollevamento, ossia la sua galleggiabilità. Questa viene espressa in Newton ed è una particolare unità di misura che indica la quantità di forza necessaria per imprimere a un chilogrammo di massa un’accelerazione pari a un metro al secondo quadrato. Le norme europee definiscono i giubbotti salvagente in funzione della loro galleggiabilità espressa in Newton (50, 100, 150 e 275). La galleggiabilità è misurata in base a un soggetto che pesa 70 kg. Questo significa che la galleggiabilità varia in funzione del peso del soggetto e in base al tipo di indumenti indossati che diventeranno tanto più pesanti quanta più acqua avranno assorbito.

Giubbotto salvagente: come sceglierlo - Magellano Store

Galleggiabilità del salvagente. Quanti Newton?

Ogni giubbotto salvagente indica in modo chiaro e preciso la propria capacità di sollevamento, e quindi i relativi Newton. In base a questi, la normativa ISO 12402 distingue 4 classi di giubbotti salvagente:

  • 50 Newton. I dispositivi con un livello di galleggiabilità pari a 50 Newton non sono veri e propri giubbotti di salvataggio, quanto invece dei cosiddetti “dispositivi di aiuto al galleggiamento”. Questi salvagente non sono da considerarsi sufficienti per essere inseriti tra le dotazioni di sicurezza di una barca. Vengono dunque utilizzati per attività diverse, come per esempio l’utilizzo di kayak o di canoe oppure durante la pratica del windsurf o del kitesurf a prescindere dalla distanza dalla costa.

 

  • 100 Newton. I dispositivi con un livello di galleggiabilità pari a 100 Newton sono giubbotti di salvataggio veri e propri. La legge ci dice che questi sono i dispositivi minimi da avere a bordo per tutti i natanti e per tutte le imbarcazioni che navigano entro 6 miglia dalla costa. Con tali dispositivi si ha la certezza di poter attendere i soccorsi con una certa calma in acque interne o costiere e calme. Permettono infatti un galleggiamento piuttosto stabile anche alle persone che non sanno nuotare, a patto di essere vestite con abiti leggeri. Questi giubbotti permettono inoltre il capovolgimento di una persona incosciente in posizione supina. Ma di per sé non possono garantirlo.

 

  • 150 Newton. I dispositivi con un livello di galleggiabilità pari a 150 Newton devono essere a bordo delle unità da diporto che navigato oltre le 6 miglia dalla costa, o meglio, di tutte le imbarcazioni abilitate a navigare oltre questo limite. Questi dispositivi garantiscono il galleggiamento anche in acque piuttosto agitate, permettono di stare a galla anche a persone che non sono in grado di nuotare e anzi, garantiscono la posizione supina, e quindi l’eventuale rotazione verso l’alto, anche a una persona incosciente.

 

  • 275 Newton. I giubbotti di salvataggio da 275 Newton rappresentano il massimo in termini di galleggiabilità e sono pensati per la navigazione senza limiti. Spesso sono utilizzati per esempio da quei diportisti che amano navigare in pieno oceano.

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Tipi di giubbotto salvagente

Ora sappiamo cosa dice la legge su quando è obbligatorio il giubbotto salvagente e quali requisiti deve avere. Ora non resta da capire qual è il giubbotto di salvataggio più adatto a soddisfare le nostre esigenze, in base al materiale usato, alla forma, ai dispositivi complementari e alla sua tecnologia.

I giubbotti di salvataggio si distinguono in due categorie:

  • In schiuma espansa
  • Gonfiabili

Giubbotti salvagente in schiuma espansa

Come suggerisce il loro nome, i giubbotti salvagente in schiuma espansa sono già di per sé pieni e non vanno dunque gonfiati. Sono i più economici di tutti e quelli più tradizionali. Sono realizzati con un materiale estremamente leggero, espanso a cellule chiuse, che permette la galleggiabilità senza assorbire acqua. La capacità di sollevamento, e quindi di conseguenza la galleggiabilità, sono in ogni caso inferiori rispetto a quelle garantite dai giubbotti gonfiabili. Oltre a questo, essendo rigidi, questi giubbotti sono piuttosto ingombranti sia a bordo che una volta indossati, limitando le manovre, i movimenti e gli spostamenti.

A loro volta i giubbotti in schiuma espansa si distinguono in:

Giubbotti a stola. Sono i dispositivi in assoluto più semplici: si tratta di pannelli espansi da indossare, con un pannello piccolo che si posiziona dietro la nuca e uno più grande che si posiziona sul petto. Si tratta di un dispositivo di sicurezza basilare, che non dovrebbe in ogni caso essere assegnato né a degli adulti che non sono in grado di nuotare né a dei bambini.

Giubbotti a corpetto. Sono realizzati con dei pannelli di schiuma espansa, i quali però sono inseriti in un vero e proprio giubbotto, che va inserito anche sotto le braccia, come un gilet. Sono più completi e contemplano anche un collare, il quale ha lo scopo di mantenere la testa della persona sollevata al di sopra del livello dell’acqua.

Giubbotti salvagente gonfiabili

Il grosso difetto dei giubbotti salvagente in schiuma espansa è il loro intralcio: con i loro pannelli, infatti, non si possono certo definire comodi, e dunque non si è portati a indossarli se non in situazioni di pericolo o di emergenza. È diverso il caso per quanto riguarda i giubbotti gonfiabili, i quali non occupano spazio a bordo della barca e, inoltre, possono essere indossati comodamente, grazie al loro ingombro estremamente ridotto.

Esistono due categorie di giubbotti di salvataggio gonfiabili:

  • A gonfiaggio manuale
  • Autogonfiabili

Giubbotti a gonfiaggio manuale

I giubbotti salvagente a gonfiaggio manuale richiedono di essere gonfiati dalla persona che li indossa, ma non a bocca, come si potrebbe pensare: in caso di emergenza, infatti, non si ha certo il tempo di gonfiare il giubbotto come si farebbe con dei braccioli. Questi dispositivi contemplano una cordicella da tirare, così da attivare il meccanismo di gonfiamento. Non serve certo sottolineare che, a differenza dei giubbotti a schiuma espansa e dei giubbotti autogonfiabili, questo modello non può in alcun modo garantire la sicurezza per una persona che cade in acqua in stato incosciente, senza avere dunque la possibilità di attivare il gonfiaggio del dispositivo.

Giubbotti autogonfiabili

È il modello il più avanzato tra i giubbotti salvagente sono sempre più apprezzati e diffusi tra i diportisti, compresi quelli che partecipano a regate. Di fatto questi dispositivi, a riposo, sono confortevoli e per nulla ingombranti, tanto da poter essere indossati e rimanere pronti per ogni imprevisto. Sono inoltre leggeri, resistenti e, ovviamente, in linea con le attuali normative. A differenza dei giubbotti gonfiabili manuali, questi si gonfiano automaticamente nel momento in cui chi li indossa di trova in acqua.

Ci sono due differenti tecnologie che permettono a questi dispositivi di gonfiarsi in modo automatico:

  • A pastiglia di sale. In questo caso a far scattare il gonfiaggio è per l’appunto una pastiglia di sale che, sciogliendosi in acqua, libera un percussore a molla che scatta e a bucare la bomboletta di anidride carbonica che gonfia il dispositivo di salvataggio. Di fatto, grazie a questo particolare detonatore, questi giubbotti si gonfiano dopo alcuni secondi.
  • A gonfiaggio idrostatico. In questo caso a far attivare il gonfiaggio è una valvola in grado di individuare il cambiamento di pressione (solitamente si attivano nel momento in cui il giubbotto si trova sommerso da circa 20 centimetri di acqua, e comunque entro i 30 centimetri). Questo modello di giubbotto di salvataggio autogonfiabile ha il vantaggio di non potersi gonfiare se semplicemente bagnato (laddove invece quelli a pastiglia di sale potrebbero gonfiarsi anche se bagnati da alcune onde, e per questo sono sconsigliati per i prodieri).

Accessori complementari

Per aumentare la probabilità che una persona caduta in mare torni a bordo sana e salva ed aumentare quindi le possibilità di sopravvivenza, c’è la possibilità di dotare il giubbotto di salvataggio di una serie di accessori. Ecco quali sono i più importanti:

  • Cinghia sotto coscia. Si tratta di una cinghia inguinale fissata al giubbotto salvagente che impedisce che il dispositivo scivoli verso l’alto. Ottimizza dunque la posizione in acqua di chi lo indossa e mantiene il giubbotto in posizione. Questo è particolarmente importante se la persona a mare non è cosciente.
  • Fonte luminosa. Può essere elettrica o chimica (lightstick) ed è fissata sul giubbotto salvagente per aumentarne la visibilità sia di giorno che di notte. È in grado di illuminare per 12 ore in modalità intermittente.
  • Spryhood. Uno sprayhood funziona in modo simile a un cappuccio paraspruzzi. In caso di emergenza può essere tirato sopra alla testa e proteggere dalle onde e dagli spruzzi d’acqua e dai depositi di sale che a lungo andare possono determinare l’annegamento.
  • Anello in acciaio. Altro elemento di imprescindibile comodità e importanza è l’anello di sicurezza, un occhiello in acciaio o in tessile tecnico (Dyneema, Spectra) che possiamo utilizzare per collegarci alla jack-line attraverso il cordone ombelicale.
  • Fischietto. La presenza di un fischietto sul giubbotto salvagente aumenta la possibilità del soggetto di rendersi individuabile, soprattutto in condizioni di vento forte e mare mosso.

giubbotto salvagente

Giubbotti salvagente per bambini

L’obbligo di indossare un giubbotto salvagente è in vigore anche per i bambini.  Quindi nel momento in cui ci sono dei piccoli marinai a bordo, è necessario avere a disposizione dei giubbotti di salvataggio adatti a loro. Come per gli adulti, anche nel caso dei bambini esistono varie tipologie di giubbotti salvagente. Si parte dalle distinzioni in base all’età: se i teenager in molti casi possono indossare dei normali salvagente per adulti nelle taglie più piccole, i bambini dovranno necessariamente avere a disposizione un giubbotto salvagente espressamente ideato per loro; così come i neonati dovranno essere protetti con dei giubbotti dedicati.

La massima sicurezza unita al comfort, per i bambini che navigano spesso, è costituita ovviamente dai giubbotti di salvataggio a gonfiaggio automatico, da tenere quindi sempre indossati senza alcun ingombro. É però vero che, da un certo punto di vista, per i più piccoli, risultano ancora più sicuri i giubbotti di salvataggio tradizionali in schiuma provvisti di collare avvolgente per mantenere la testa fuori dall’acqua, con tanto di maniglia di recupero e cinghia sotto coscia. Questi modelli, seppur non particolarmente confortevoli, possono garantire il massimo della sicurezza, soprattutto per i bambini al di sotto dei 10 anni.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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