Lavorare in barca come hostess è un’esperienza molto forte, bisogna stare bene con sé stessi ed essere equilibrati per passare tanti mesi lontano dalla terra ferma. Le mansioni sono diverse e le giornate possono essere piuttosto dure, ma per chi, come me, ama il mare nel suo stato più puro, è un’emozione impagabile. No anzi, in questo casi si viene anche pagati.

Ho lavorato diverse volte come hostess di bordo e vi racconto le mie esperienze, cercando di esporre sinceramente tutto ciò che comporta questo tipo di impiego: i pro, i contro e i retroscena di una professione che in questi ultimi anni ha conosciuto una vera evoluzione, ma che non è esente da certi cliché e miti da sfatare.

Un paio di anni fa, al termine di una lunga relazione ho deciso di cambiare aria. Così dopo aver passato diverse stagioni estive a lavorare in un centro rafting in Trentino, ho pensato fosse giusto compensare con un po’ di mare. Il primo passo è stato prendere i brevetti “base” necessari (STCW IMO 95). Dopo avere selezionato le diverse possibilità, ho scelto il centro di addestramento per personale marittimo di Napoli, Star Center Italia. Il prezzo era concorrenziale e la location mi ha riportato alle origini partenopee dei nonni paterni.

Primo imbarco: un catamarano a vela di lusso

Nel giro di un mese trovo il mio primo imbarco. Qualche scambio di mail e una telefonata son sufficienti per avere la conferma dell’imbarco su un lussuoso catamarano Lagoon 56 che effettua charter nel Dodecaneso. Il catamarano si chiama Uhuru che in lingua Swahili significa “libertà”, ed è appena stato ristrutturato e arredato con gusto. Dispone di cucina super attrezzata (forno e lavastoviglie di misure standard), living interno ed esterno, ufficio/angolo di navigazione, tre cabine doppie con bagno privato, più due cuccette e un bagno per l’equipaggio.

Il comandante è un sessantenne tosco-veneto che vive in mare da una quarantina anni. Ha navigato soprattutto nel Mar Rosso, dove ancora oggi organizza escursioni subacquee e come i veri lupi di mare è un tipo di poche parole. Trascorriamo le prime due settimane a Marmaris, una cittadina che si affaccia sul Mare Egeo, divenuta famosa soprattutto per le due grandi marine dedicate alle imbarcazioni da diporto, alle spalle delle quali negli ultimi anni sono sorti svariati negozi e officine specializzate nella nautica con prezzi molto più economici della vicina Grecia. Ne approfittiamo quindi per fare ancora alcune migliorie alla barca e sbrigare delle commissioni prima di andare a Rodi ad accogliere i nostri primi clienti.

Io a terra solo per fare cambusa

Offriamo delle crociere di una o più settimane: oltre al Dodecaneso, ci spingiamo fino alle Cicladi, a seconda delle richieste degli ospiti. Le isole sono magnifiche, ci sono delle baie ancora incontaminate, paesini arroccati sui monti, scogliere a picco sul mare, porticcioli caratteristici in cui sembra che il tempo si sia fermato. Tutto è bellissimo, soltanto che io non scendo praticamente mai a terra a visitare le isole in cui facciamo scalo, tranne quando devo fare la spesa per la cambusa e trasportare a mano sacchetti pesantissimi. Il capitano accompagna solamente gli ospiti e io mi sento una specie di Cenerentola.

Le mie giornate sono infinite. Mi sveglio ogni mattina verso le 6, ingurgito una tazza di tè e mi precipito a togliere gli ormeggi. Navighiamo per un paio d’ore per poi fermarci in una caletta riparata dove, dopo avere calato l’ancora, mi trasformo in men che non si dica da marinaia a cameriera per servire la colazione ai nostri ospiti. Latte magro per la signora, intero per il marito, frutta fresca per la figlia, caffè nero per la nonna, cereali per il bambino, senza dimenticare il miele, le fette biscottate integrali, alcuni biscottini, la spremuta… “E non volete assaggiare lo yogurt greco?”. “Magro o intero?”. Il tutto rigorosamente travasato e servito in ciotoline e vassoi di ceramica bianca con relativi cucchiaini di tre misure diverse, coltelli e forchettine per la frutta. Non c’è nulla da fare, le posate da frutta me le dimentico sempre, sarà che io la frutta la addento di gusto.

Preparazione dei pasti, pulizie e rassetto delle cabine

Dopo avere sparecchiato e sistemato la cucina, se i gentilissimi hanno lasciato le loro cabine per fare un tuffo nel mare più blu, posso finalmente trasformarmi in governante per rifare i letti e pulire i bagni. Nemmeno il tempo di respirare che è già ora di preparare il pranzo. Sì, sì, tranquilli, tra pulire il wc e cucinare, il tempo di lavarmi le mani lo trovo! I nostri ospiti al rientro dalla nuotata hanno sempre un certo languorino, meglio anticiparli con qualche stuzzichino come aperitivo: spalmo le creme di olive sui cracker che puntualmente mi si sbriciolano tra le mani, che nervi! Passiamo al pranzo: pasta, insalata, frutta e niente dolce? Ma certo che sì. Stefania ha preparato anche la torta. E io che pensavo non ci fossero i forni nelle barche! Poi di nuovo sparecchio e risistemo la cucina senza fare troppo rumore perché è l’ora della pennichella.

Fortunatamente, dato che vige il silenzio per una mezz’oretta, ne approfitto per togliermi la divisa, ormai impregnata di sudore, e infilarmi un bikini per immergermi fugacemente in quel mare stupendo che ammiro quasi esclusivamente dall’oblò. Mi asciugo e mi rivesto come se nulla fosse. Cambiamo baia, quindi ritorno alla funzione “marinaio”: salpo-navigo-ormeggio e si è fatta ora di cena. Ma siamo, anzi sono, loro in vacanza, quindi perché rinunciare a un aperitivo al tramonto? Poi cucino-apparecchio-sparecchio e rimetto a posto la cucina per la terza volta in un giorno: impossibile non farlo perché gli spazi sono ristretti e per entrare nelle cabine si passa proprio di lì.

La giornata è lunga, non vedi l’ora di dormire

Dopo cena capita che gli ospiti mi invitino a giocare a carte, ma gentilmente rifiuto perché se va bene si son fatte le 23 e l’unica cosa che desidero è dormire. Mi sdraio nella mia cuccetta a prua, lascio aperto l’osteriggio per guardare per qualche secondo il cielo stellato, prima di crollare in un sonno profondo. Vi sentite stanchi?

Questo si ripete per circa novanta giorni con una temperatura media di 34 gradi. Il risultato è il seguente: eczema, cistite e dermatite oculare. Sono esaurita e stressata, non ho nessuno con cui parlare, ho bisogno di sfogarmi, di fare quattro chiacchiere con un mio pari, ma a bordo ci sono solo gli ospiti e il mio capitano. Grazie alla connessione internet posso inviare qualche messaggio alle mie amiche, ma difficilmente comprendono, guardano le mie foto e m’invidiano, non conoscono i retroscena. Nessuno sa, finché non lo prova sulla sua pelle, come ci si senta a lavorare in mezzo al mare.

Alle Grenadine come cuoca dei kiters

Dopo una pausa di circa due anni per una strana congiunzione di eventi, non astrali ma terreni, finisco di nuovo imbarcata su un catamarano. Questa volta ai Caraibi e non solo come hostess, anche come cuoca. Io che odio cucinare, ma perché mai ho accettato? Inizio col pubblicare immagini da cartolina che suscitano molta invidia agli amici italiani visto che in Europa è inverno. Ma dopo qualche tempo e qualche spiegazione, l’invidia viene meno.

Mi trovo sull’isola di St. Lucia su un catamarano Fountain Pajot di 44 piedi che effettua crociere per kitesurfers, soprattutto alle Grenadine. Il capitano questa volta è inglese e di quattro anni più giovane di me. Prima dell’arrivo dei clienti, devo metter giù un menù giornaliero in base alle esigenze e/o intolleranze degli ospiti, ma devo essere pronta a variarlo a seconda di ciò che si trova al supermercato in fase di approvvigionamento, tenendo conto che siamo ai Caraibi e non nel Mediterraneo.

Non è il Mediterraneo: la cambusa è un incubo

Infatti, come prevedevo, il 24 dicembre l’unico supermercato aperto è stato preso d’assalto. Le verdure e la frutta scarseggiano, il pollo e le uova sono terminate. Aiuto, tra colazione all’americana e torte varie avevo calcolato di acquistarne un centinaio, giro quasi tutta l’isola per rimediarne almeno una dozzina. Il giorno di Natale ci meritiamo una pausa in previsione della pulizia barca e la preparazione delle cabine del 26 e 27. Ecco, sembra semplice e veloce pulire uno spazio ridotto, ma è proprio il contrario: si fa una fatica tremenda a lavare il bagnetto e i pavimenti, non ci si riesce a muovere. Per fare i letti poi, c’è una tecnica speciale dato che non ci si può girare intorno: bisogna salirci sopra e sistemare le lenzuola gattonando a ritroso; una sudata bestiale dato che tutto questo lavoro è svolto a una temperatura esterna di circa 30 gradi.

Il 28 dicembre arrivano gli ospiti: una famiglia di kiter, mamma, papà e figli di 8, 11 e 13 anni. Mentre il capitano sbriga le pratiche portuali, offro un aperitivo agli ospiti e dopo un briefing sulla sicurezza ci prepariamo a lasciare la marina. Procediamo con le manovre di attracco alla banchina in cui facciamo gasolio, sistemo, lancio e fisso le cime. E ora al contrario mollo, ritiro e avvolgo le cime, poi ritiro i parabordi.

Turni in cucina e al timone

Ci fermiamo in una baia poco distante dopo avere calato l’ancora. Mentre i clienti fanno un paio tuffi, mi rimetto ai fornelli per la cena: rotolo di pollo farcito con feta e pomodorini secchi avvolto nella pancetta (una robina leggera, la ricetta non è mia!). Per contorno casseruola di squash yellow (una specie di zucchina locale) al forno con gratin di formaggio, insalata mista e per dessert panna cotta con frutta della passione: non so cosa sia successo, ma non si è rappresa, l’abbiamo praticamente bevuta… Va beh, nessuno si è lamentato. Di nuovo sparecchio, lavo i piatti, pulisco la cucina e … vado a nanna? No, siamo pronti per salpare perché ci attende una traversata notturna per raggiungere l’isola di Union, nelle Grenadine.

I turni al timone sono di due ore. Inizia il capitano, io faccio dalle 22 alle 24 e dalle 2 alle 4. Nelle due ore di riposo non riesco ad addormentarmi, ma mentre sono di guardia non ho per niente sonno, ci sono 25 nodi con raffiche a 27, l’andatura è di bolina stretta, tra gli schizzi delle onde e la pioggerella mi becco degli spruzzi in faccia che mi tengono sveglia. Sono super concentrata perché so che a un certo punto devo evitare di finire sopra un relitto sommerso. La rotta impostata automaticamente a volte cambia con le raffiche e le onde. Se sono qui a scriverlo significa che non ci siamo schiantati.

Per fortuna gli americani cenano presto

Alle 6 del mattino giungiamo a destinazione e si riparte di nuovo con le manovre di ancoraggio, dopo le quali forse riesco a fare un altro pisolino. Alle 8 mi alzo per preparare la colazione. Sorpresa: uno dei bambini ha vomitato sul letto, sulla parete in vinile e sul pavimento che essendo fatto a pannelli ha delle fessure… Vi lascio immaginare dove è finito il pollo della sera prima. Ahhh che bel risveglio. Mi tappo il naso e inizio a pulire. Poi preparo la colazione con una certa nausea. Alle 10 dopo avere riposto tazze e robe varie, la famiglia va a fare kite e io che dite, mi riposo? No, è già ora di tagliare le verdure per il pranzo, etc, etc… Ripetere per dieci giorni. Fortunatamente sono americani e cenano presto, così alle 21,30 posso abbandonarmi a lunghe dormite. Ovviamente il panorama intorno alla barca è sempre stupendo. Durante la navigazione mi siedo a prua e respiro ascoltando le onde. Poi tra un fornello e l’altro riesco a fare sia foto che tuffi.

Se con questi racconti non vi ho spaventato e vi è venuta voglia di provare a lavorare sulle imbarcazioni oppure offrirvi come equipaggio amatoriale alla pari per brevi periodi, ecco i link dei siti a cui iscrivervi: crewbay.com, findacrew.net.

Stefania Conte

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

1 Comment
  1. La colpa è esclusivamente di quei comandanti che si stendono a zerbino di fronte agli ospiti e non hanno un minimo di professionalità e di dignità!
    In Grecia e in Turchia dove i porti costano pochissimo e i ristoranti ancora meno, basta dire agli ospiti che la sera si va a cena fuori, se vogliono stare in rada si portano a terra col gommone. Rade con cena una, massimo due volte alla settimana, ma anche loro sono contenti di scendere e vedere, provare, divertirsi.
    Altrimenti se proprio si vuole fare gli schiavi, si porta una terza persona di equipaggio,come si usa nei charter seri.
    Purtroppo oramai di professionisti veri ne sono rimasti pochi,gli pseudo skipper non sanno nemmeno da dove si comincia a gestire una barca da charter.
    P.S: Sulla mia barca non accetto mai ragazzi/e sotto i 14 anni, per motivi di sicurezza e perché rompono le B…..e! Inoltre itinerario e menù li decide il comandante!
    N. B: Le ultime due stagioni sono stato full booked, pur essendo mediamente più caro e pur mettendo in chiaro da subito le regole di bordo!

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