Molti diportisti che vogliono esercitare la professione di skipper, lavorare all’estero o comunque avere una valutazione esterna delle loro competenze di navigazione aspirano ad ottenere lo Yachtmaster. Ecco qualche suggerimento per superare al meglio l’esame.

Sempre più armatori e skipper professionisti anche in Italia decidono di conseguire lo Yachtmaster, un attestato internazionale rilasciato dal Rya, ossia l’associazione inglese Royal Yachting Association che ormai da molti anni per gli addetti ai lavori della nautica da diporto è sinonimo di competenza e professionalità. Perché lo Yachtmaster ha questo appeal? Perché a differenza di patenti e titoli, lo Yachtmaster è un brevetto che certifica delle competenze concrete di navigazione e gestione di uno yacht in tutte le condizioni. Tali competenze sono oggetto di esami lunghi, approfonditi e meticolosi. Inoltre gli esami sono in lingua inglese.

Ecco perché i diportisti che vogliono esercitare la professione di skipper, lavorare all’estero o comunque avere una valutazione esterna prestigiosa delle loro competenze di navigazione si rivolgono ai corsi per l’ottenimento dello Yachtmaster. Vediamo allora in cosa consiste questo esame e qualche suggerimento per riuscire a ottenere il brevetto.

Corsi teorici e pratici

L’addestramento per lo Yachtmaster può avvenire a bordo di una barca oppure in un’aula. Un corso a terra, oggi possibile anche grazie ai sempre più popolari programmi di apprendimento a distanza su Internet, termina con un esame teorico. Il successo di questa prova permetterà agli studenti di accedere ai successivi aggiornamenti delle qualifiche, ma non è riconosciuto ufficialmente. Gli unici certificati accettati dalle autorità sono quelli rilasciati dopo un esame pratico in mare. Quindi per diventare uno Yachtmaster a tutti gli effetti, il test pratico è quello che conta davvero.

Perché fare un corso propedeutico

Una delle porte d’ingresso allo Yachtmaster più gettonate sono alcuni corsi non certificati Rya, rivolti a chi ha già un’esperienza anche minima di navigazione e vuole rinfrescare e consolidare tutti i concetti fondamentali sotto la guida di un istruttore Yachtmaster qualificato. Questi corsi sono aperti fino a un massimo di 4 persone alla volta che trascorrono diversi giorni insieme sulla barca a bordo della quale saranno esaminati. Naturalmente in così breve tempo non si riesce ad essere uno skipper autonomo e preparato come richiederebbe il brevetto, ma è un buon inizio anche per capire quali saranno le materie sui cui essere ferrati in vista del corso vero e proprio.

Coastal o Offshore: qual è il mio livello?

Recentemente il vecchio brevetto denominato Coastal Skipper è stato sostituito dal nuovo certificato “Yachtmaster Coastal”. Le miglia percorse per qualificarsi a questo riconoscimento sono 800 e devono includere una lunga traversata e navigazioni notturne. Ben più consistente a livello di esperienza deve essere il libretto di miglia navigate per accedere allo Yachtmaster Offshore: 2.500 miglia. I due certificati in ogni caso sono molto simili a livello di esame e di preparazione richiesta, anche se nel caso del Coastal essendo l’esperienza degli studenti più breve gli esaminatori sono più inclini a essere più tolleranti.

Il RYA ha notato che negli ultimi anni la maggior parte dei candidati allo Yachtmaster opta proprio per il Coastal perché vuole questo riconoscimento ma non ha l’obiettivo di lavorare professionalmente. Sono semplici diportisti che prima di affrontare determinate navigazioni, magari con la famiglia o gli amici vogliono essere sicuri di sapere come comportarsi al meglio e gestire la barca in sicurezza.

Preparare te stesso e la barca

Se vi siete iscritti a una scuola di vela per un corso certificato Rya, passerete molto tempo sulla barca che vi viene assegnata. Come tutte le unità che fanno parte di una flotta destinata alla didattica può capitare che non sia in perfetta efficienza dopo tante navigazioni e gruppi di studenti che si sono avvicendati nelle varie stagioni. Oggetto del corso è anche quello di curarne la manutenzione e riportarla ad uno stato dignitoso per navigare in sicurezza e con uno stile rigorosamente marinaresco. Di fronte a un esaminatore non conta tanto che i parabordi siano macchiati, ma che siano appesi alle draglie alla stessa altezza, così come le scotte o le drizze non vanno lasciate a casaccio nel pozzetto, ma riordinate con cura e appese, per esempio a un winch.

La prima impressione di fronte a qualcuno che deve esaminarvi conta sempre. Cercate di essere in tempo quando vi presentate all’esame e rilassati. Fa molto più un effetto positivo uno studente seduto tranquillamente in pozzetto a bere una tazza di tè che qualcuno che ripassa frettolosamente la tabella delle maree. Indossate anche una tenuta di abbigliamento adeguata. Non deve necessariamente essere alla moda, ma funzionale e adatta alla navigazione per quella giornata.

Un po’ di burocrazia: miglia certificate

Per superare lo Yachtmaster quello che conta è saper navigare, condurre la barca, sapersi muovere a bordo e gestire l’equipaggio. Prima dell’esame tuttavia si devono esibire una serie di carte all’esaminatore. Cercate di facilitargli il lavoro conservando e portando con voi tutte le certificazioni richieste a partire dalle miglia navigate e il certificato di pronto soccorso, nonché copia del bonifico intestato alla Rya per la certificazione.

La pianificazione della rotta

Prima di iniziare l’esame vero e proprio vi potrebbe essere richiesto di presentare un piano di rotta generale. In questo caso è bene non definirlo fino ai minimi dettagli, ma renderlo il più possibile realistico. Non tracciate la rotta al millimetro anche perché non sapete quale velocità avrà la barca e come sarà il vento lungo tutto il percorso. Quello che è importante però è segnarsi le maree, le distanze, le alternative praticabili, le vie di fuga in caso di incognite meteo, i pericoli e gli eventuali ostacoli. Preparate una rotta di massima ma anche i tempi per aggiornarla man mano che la navigazione si sviluppa.

Utilizzare la propria barca per l’esame

Per sostenere l’esame per lo Yachtmaster non è necessario iscriversi a una scuola e utilizzare una delle loro barche. Tantissimi diportisti scelgono di fare l’esame a bordo della propria barca che già conoscono a menadito e sarà quella che useranno dopo avere ottenuto la certificazione. Lo yacht in questo caso non deve avere particolari allestimenti se non tutto quello che è necessario a una navigazione efficace e in sicurezza. Il giorno dell’esame naturalmente è bene che la barca sia tirata a lucido, ordinata e presenti uno stile marinaresco. Le manovre devono essere pronte all’uso, le attrezzature in coperta ben rizzate, cime e cavi in chiaro.

Sottocoperta devono esserci tutte le carte di navigazione necessarie e gli strumenti di comunicazione devono essere efficienti. Non da meno sarà utile avere un minimo di cambusa per preparare uno spuntino o prendere un caffé durante l’esame.

Cosa davvero conta per l’esaminatore

Se c’è una cosa che sconvolgerà un esaminatore non è tanto il fatto che vi siete dimenticati di indossare il salvagente, ma che vi sentiate insicuri e ansiosi durante le manovre di disormeggio nel porto. Non c’è niente di peggio che vedervi al timone chiedendovi dove andrete a cozzare con la barca. Una buona impressione la date a chi vi sta esaminando se la barca scivola via fluida dalla banchina, l’equipaggio svolge ciascuno il suo ruolo e rispetta le mansioni, se procedete alla giusta velocità, se sapete anticipare le manovre e se al timone siete attenti ma rilassati.

Il giusto approccio all’esame è determinato non solo dalla vostra personalità ma soprattutto dalla giusta preparazione ed esperienza, dalla vostra confidenza con la barca e le manovre e le procedure. Più tempo passerete in mare prima dell’esame, più arriverete consapevoli del vostro grado di competenza.

La consapevolezza del vento

Un altro elemento che non potete imparare a un corso di preparazione, ma vi verrà richiesto all’esame dello Yachtmaster è la perfetta consapevolezza della direzione del vento e come questo influenza le manovre in barca. Spesso gli esaminatori chiedono agli studenti da dove arriva il vento prima di una determinata manovra o di entrare in uno scenario particolare, magari che nasconde qualche situazione critica. Se l’allievo guarda istintivamente in testa d’albero o uno strumento di navigazione perde tanti punti. A quel punto la sua testa dovrebbe chiedersi dove posizionare al meglio la barca per essere in piena sicurezza e gestire le manovre critiche.

La conoscenza del vento apparente non lo aiuterà molto.  Quello che dovrebbe fare è dare un’occhiata all’acqua e notare le piccole increspature per valutare cosa stia effettivamente facendo il vento reale. I velisti che fanno regate sviluppano con il tempo questi automatismi perché sono decisivi per far andare una barca e arrivare primi sul traguardo. I diportisti invece in genere sono pigri e si affidano solo agli strumenti.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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