Giramondo in allerta: molti più uragani previsti nel 2020

I meteorologi statunitensi prevedono dal 1 giugno al 30 novembre una stagione degli uragani molto più intensa in Atlantico con una stima di circa 5-6 eventi in più rispetto ai 3-4 della norma. Il consiglio per chi pianifica crociere e trasferimenti è quello di tenersi costantemente aggiornato e avere sempre un piano “B”.

L’uragano è senza dubbio il fenomeno meteorologico più temuto dai diportisti. Il termine deriva dalla parola caraibica “hurican” che nella lingua indigena indica il “dio del male”. Nel gergo marinaresco si usa la parola “uragano” anche per indicare i venti dalla portata devastante, ossia quelli che appartengono al 12 posto nella scala di misurazione di “Beaufort”. Un uragano si presenta come un enorme ciclone, cioè un vortice di bassa pressione caratterizzato da fronti temporaleschi che seguono un movimento rotatorio a spirale. In genere dà origine alla formazione di violente precipitazioni e venti molto intensi.

Il fenomeno è tipico delle latitudini tropicali, a circa 10° di distanza dall’Equatore e si manifesta in presenza degli oceani assumendo nomi differenti: quando avviene in corrispondenza dell’Atlantico e del Pacifico settentrionale, prende il nome appunto di “Uragano”, mentre se colpisce le regioni asiatiche, si usa definirlo “Tifone”.

Come si forma un uragano?

Gli uragani nascono in seguito all’evaporazione di notevoli quantità d’acqua marina, la cui condensazione causa il rilascio di energia. Si genera così un processo di auto amplificazione per cui l’aria, riscendendo in basso, dà origine ai possenti venti che lo caratterizzano. La sua formazione avviene principalmente nelle stagioni estive o autunnali ed è dovuta all’interazione di diversi fattori concomitanti che provocano l’evaporazione di quantità d’acqua marina talmente abbondanti, evento caratteristico delle zone caldo-umide della Terra, da consentire un enorme rilascio di energia termica durante il suo processo di addensamento nell’atmosfera.

È proprio parte di questa energia a nutrire le correnti d’aria da cui scaturisce il temibile uragano. Una volta generato, prosegue il suo viaggio infernale verso altre latitudini, sospinto da venti potentissimi e senza una durata prestabilita.

Una media di fenomeni devastanti più alta

Purtroppo quest’anno per coloro che solcano in barca gli oceani c’è da stare particolarmente attenti quando si pianifica la rotta. La stagione degli uragani atlantici infatti potrebbe essere particolarmente intensa. A renderlo noto sono gli specialisti di AccuWeather, servizio meteorologico statunitense, che hanno esaminato i fattori tropicali che potrebbero influenzare l’attività di questi violenti fenomeni atmosferici. Il periodo preso in considerazione va dal 1° giugno al 30 novembre, quello in cui le queste tempeste sono più frequenti, e prevedono dalle 14 alle 18 burrasche, delle quali dalle 7 alle 9 diventeranno uragani che a loro volta potranno generare da 2 a 4 uragani ancora più intensi. Una media più elevata del normale, considerando che generalmente in un anno si verificano 12 burrasche e 6 uragani dei quali 3 assumono dimensioni importanti.

Quello in atto è un trend in crescita. La stagione del 2019 è stata infatti la quarta consecutiva sopra la media, con gli uragani Dorian, Lorenzo, Humberto e la burrasca tropicale Imelda che hanno colpito duramente la fascia caraibica causando danni su tutto l’arcipelago.

Tra le cause una temperatura più elevata degli oceani

Un prezioso indicatore dell’evolversi di questi fenomeni è la temperatura delle acque dei Caraibi, soprattutto a Est delle isole Bahamas, che i ricercatori tengono costantemente sotto osservazione e che è già molto calda. Un fattore di rischio. Intanto, è già stato compilato l’elenco dei “nomi” che sarà assegnato alle prime tempeste del bacino atlantico di questa stagione: Arthur, Bertha, Cristobal, Edouard, Fay, Gonzalo e Dolly.

A generare queste forti perturbazioni è un mix di diversi fattori climatici nell’oceano Atlantico, tra i quali un’attività moderata di El Nino, la calda corrente superficiale che si genera al largo delle coste del Perù e dell’Ecuador, che quest’anno non contribuirà a contenere la nascita degli uragani, ma anche una temperatura del mare più alta nella zona atlantica tropicale con deboli venti Alisei e, per contro, un Monsone dall’Africa molto più intenso.

Insomma per chi ha in programma in questo 2020 passaggi oceanici e traversate dell’Atlantico in barca a vela, il consiglio è di studiare attentamente la rotta e tenersi costantemente aggiornati sulle previsioni meteo internazionali.

I venti in Mediterraneo diventano più deboli

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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