Una brutta atmosfera a bordo è come una polveriera: basta una piccola scintilla per farla esplodere. E può compromettere definitivamente la serenità di una crociera. Perché si litiga a bordo e come appianare eventuali situazioni critiche.

Una crociera in barca può essere esaltante ed eccitante, ma la privazione del sonno, lo stress, il mal di mare e la mancanza di spazio personale possono mettere a dura prova la calma e la pazienza anche della persona più mite e collaborativa. Una brutta atmosfera a bordo è come una polveriera: basta una piccola scintilla per farla esplodere. E può compromettere definitivamente la serenità di una crociera. A bordo non c’è un posto dove scappare o rifugiarsi quando tra i membri dell’equipaggio si accendono le scintille. La maggior parte di coloro che condividono una navigazione spesso restano amici per tutta la vita, ma inevitabilmente per alcuni ci saranno diverbi, incomprensioni e litigi.

Vediamo quali sono le ragioni più comuni perché si litiga a bordo, come appianare eventuali situazioni critiche e come collaborare per creare e mantenere una bella atmosfera a bordo.

In barca l’armonia è frutto di collaborazione

Andare in barca a vela significa rilassarsi, immergersi nella natura, fare sport, esplorare la costa e visitare luoghi incantevoli. A bordo si vive in piena libertà: si cammina a piedi nudi, ci si dedica alle immersioni subacquee o allo snorkeling, di giorno come di notte i ritmi non sono dettati dall’orologio, ma dalla natura. Tutto scorre lentamente e si è immersi nei suoni del mare e del vento. Sembra una situazione idilliaca, ma l’uomo è un essere sociale ed è proprio dalle relazioni con gli altri membri dell’equipaggio che possono sorgere tensioni.

Vivere su una barca è molto essenziale e le relazioni con gli altri devono essere gestite proprio come nella vita di tutti i giorni, anzi in maniera ancora più efficace visto che si vive gomito a gomito.

Dal muso lungo all’ammutinamento il passo è breve

Su una barca a vela si condivide tutto: lo stesso cibo, gli stessi spazi, le stesse risorse, le stesse emozioni. Quando in vista di una crociera, magari abbastanza lunga, un armatore decide di imbarcare degli ospiti, deve ponderare molto bene non solo le capacità tecniche e fisiche delle persone in questione, ma soprattutto il loro temperamento, lo spirito, l’approccio alla vita in barca. E soprattutto non bisogna sottovalutare le dinamiche relazionali che si creano a bordo durante la navigazione, specie tra soggetti adulti. I malumori in barca possono creare dei veri disastri. Si reagisce ad ogni piccola criticità alzando i toni, mettendo il muso, manifestando insofferenza per le mansioni, i ruoli e la gerarchia che vige a bordo. Ci si accusa reciprocamente se qualcosa va storto oppure si da la colpa alla barca che non è bene attrezzata o al comandante che non sa gestire la situazione. Oggi decisione è oggetto di dibattito e ognuno punta i piedi e si mette di traverso.

Le cause più comuni di litigi e incomprensioni

I problemi relazionali dell’equipaggio di solito derivano da una serie di elementi. Uno dei principali è quando gli ospiti a bordo percepiscono che lo yacht o il comandante sono inadatti al compito. Per esempio la barca ha attrezzature scadenti, sporche o troppo vecchie. O ancora lo skipper può essere ritenuto troppo scontroso o altezzoso o, peggio ancora, del tutto inaffidabile rispetto alla conduzione della barca e al rispetto dei criteri di sicurezza. Tutto questo porta all’ostilità verso lo skipper o a un’ansia generale nei confronti della navigazione che può rivelarsi altrettanto disastrosa.

Un altra causa di tensioni è spesso il disaccordo tra lo skipper e un membro dell’equipaggio che può essere alimentato semplicemente da uno scontro di personalità. In genere questo è il risultato di uno skipper stressato, ansioso o che manifesta il disagio nel condividere lo spazio del proprio yacht con l’equipaggio. Vale però anche l’opposto, quando cioè s’imbarca gente che non sa lasciare a terra ansie, intolleranze e incapacità di ascoltare. In entrambe le situazioni un sano dialogo è la via più sicura per una risoluzione: la maggior parte delle persone è infatti intrinsecamente ragionevole e una volta che le cose sono state spiegate, tutti possono collaborare e arrivare a un compromesso. Si può per esempio approfittare di un aperitivo o di una cena per chiedere a tutti se c’è qualcosa che non va e discuterne insieme. Oppure potrebbe essere il comandante che in un momento di tranquillità, come un turno di guardia notturno, si rivolge a ciascuno singolarmente per sapere se è tutto a posto.

Eliminare le tensioni dell’equipaggio sul nascere

Altri elementi che possono generare tensioni a bordo sono la gestione della cambusa, l’accensione del motore, il sonno, la mancanza di privacy, le mansioni più sgradevoli come la preparazione dei pasti o le pulizie, le luci accese, la confusione nelle ore notturne. Se si percepisce un certo malumore in via di sviluppo, non c’è da vergognarsi nel portare alcune modifiche a bordo: spostare i turni di guardia, assegnare ruoli diversi, cambiare gli orari dei pasti, e così via. La personalità di ognuno è molto più importante della propria capacità di navigare. Lo skipper su tutti svolge un ruolo fondamentale: oltre a comandare e condurre la barca, deve stabilire regole chiare e ben precise sulla vita a bordo, i ruoli dell’equipaggio, i compiti da svolgere, i turni di guardia, l’utilizzo degli impianti, le dotazioni di sicurezza e le procedure di emergenza. A bordo di un’imbarcazione vige una gerarchia rigida e la parola del comandante non si discute. Ma si può sempre dialogare per alimentare una certa armonia.

Come comportarsi a bordo?

L’equipaggio dovrebbe salire a bordo alcuni giorni prima della partenza in modo da conoscersi, prendere le misure e creare il giusto affiatamento per lavorare al meglio insieme. Le regole della buona educazione in mare sono uguali a quelle che seguiamo a terra. Quando ci si imbarca è come entrare in casa d’altri. A bordo non siamo soli ed è necessaria la collaborazione di tutti. Ognuno in base alle proprie capacità dovrà aiutare a svolgere le attività di bordo, sia che si tratti di eseguire le manovre alle vele o di dare una mano in cucina o di mettere in ordine la coperta e gli interni. Queste mansioni, se suddivise tra tutti, diventano un piacere, un motivo di convivialità e contribuiscono alla buona riuscita della crociera.

Per entrare in sintonia e mantenere un buon equilibrio sociale bisogna evitare comportamenti maleducati o fuori luogo: lasciare i propri effetti personali ovunque, fumare senza chiedere permesso, sbraitare e fare chiasso nelle ore notturne, occupare tutto lo spazio delle zone prendisole, monopolizzare le prese elettriche per ricaricare lo smartphone, non lasciare agli altri la possibilità di timonare, e così via.

Collaborare, rispettare, condividere

Insomma su una barca non basta solo saper navigare, ma bisogna in primo luogo saper stare con le persone. E forse conoscere nuove persone è una delle emozioni più forti e gratificanti che si possono vivere a bordo. Ma al di là della simpatia reciproca, le affinità e gli obiettivi comuni, l’armonia in barca, soprattutto per lunghi periodi, è frutto della reciproca collaborazione e rispetto tra le persone imbarcate.

Può accadere che durante una crociera in barca di più giorni si litighi con qualcuno. Per fortuna a distanza di tempo attenuiamo nella nostra memoria le sensazioni negative per concentrarci su quanto di positivo le nostre esperienze ci hanno regalato: l’emozione di navigare, la natura selvaggia, i paesaggi che abbiamo ammirato, gli splendidi tramonti, le stelle cadenti e i luoghi che abbiamo visitato lungo il percorso. Eventuali difficoltà di relazione possono essere anche un’occasione per imparare qualcosa di più su noi stessi e magari modificare qualcosa che non ci piace. In vista della prossima crociera.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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