In particolari condizioni estreme dovute a vento forte, onde frangenti, ribaltamento dello scafo, può accadere che l’albero di una barca a vela ceda. È un’eventualità che può risolversi senza grandi incidenti a bordo, ma nella peggiore delle ipotesi può tramutarsi in un vero disastro con danni ai membri dell’equipaggio e allo scafo. Ecco cosa fare.

L’albero di una barca a vela è elegante, solido, scenografico. Rappresenta la definizione stessa di navigazione da quando gli Egiziani aprirono la strada per la prima volta alle navi mercantili spinte dal vento più di 5.000 anni fa. Senza un albero le barche sono semplicemente dei motoscafi. Se l’albero è privo di difetti strutturali e l’armatore ne cura la manutenzione, non solo è in grado si adattarsi adeguatamente anche ai forti venti, ma assicurerà miglia e miglia di navigazioni felici. Ma cosa succede se si rompe? Lo scenario migliore è una brusca interruzione della navigazione giornaliera. Assicurati tutti i cavi metallici e il troncone dell’albero su un lato della barca, non rimane che tornare in porto a motore con un equipaggio leggermente scosso ma incolume e una storia costosa da raccontare. Nella peggiore delle ipotesi, viceversa, può succedere che l’albero nella caduta ferisca l’equipaggio oppure abbattendosi sulla coperta provochi un buco nella stessa o addirittura nello scafo con il rischio di affondamento. Spesso il disalberamento avviene all’altezza delle crocette e una metà dell’albero rimane a penzoloni sostenuta dalle sartie sottovento, dalla randa, dalle drizze varie e oscilla abbastanza pericolosamente, soprattutto se c’è mare.

Per ridurre al minimo le probabilità che un disalberamento per quanto grave si trasformi in un disastro totale, è fondamentale liberare al più presto il moncone e tagliare rapidamente il sartiame. Ma quanto sono efficaci le tronchesi che avete acquistato da Bricofer diversi anni fa? Probabilmente saranno sepolte in un gavone e arrugginite dall’ambiente marino. Sareste in grado di usarle su un ponte bagnato, quando avete bisogno di una mano per tenervi? L’azione tagliente di queste “mascelle” di metallo sarà efficace contro il resistente tondino delle sartie?

Cosa succede dopo che un albero si rompe?

In realtà quasi sempre il disalberamento è un processo abbastanza lento e meno violento di come si potrebbe immaginare, perché le vele rallentano l’azione della gravità durante la caduta dell’albero. Quando l’albero cede, il posto più sicuro per i membri dell’equipaggio è all’interno della barca naturalmente, oppure dietro al paterazzo o sdraiati nel pozzetto. In genere il rumore di un albero che si spezza può tranquillamente superare anche il rumore del vento più sostenuto. Una volta caduto, la differenza rispetto a prima è che la barca beccheggia e rolla in modo molto più vigoroso: senza l’albero e le vele che smorzano questi movimenti infatti lo scafo tende a reagire più liberamente alle sollecitazioni di vento e frangenti. Anche per questo muoversi in sicurezza sulla coperta con l’albero crollato può essere un problema e senza adeguate protezioni si rischia di ferirsi. È bene indossare il giubbotto salvagente in caso di caduta accidentale in mare, ma anche guanti e scarpe.

Per quanto riguarda invece l’agganciarsi alla jack line con il cordone ombelicale, questo può essere scomodo, ma anche un rischio: in coperta tra vele, scotte, sartie e crocette regna il caos, per cui potrebbe essere opportuno sganciarsi e riagganciarsi in continuazione per poter passare. Inoltre parte delle macerie potrebbero scivolare sul ponte accidentalmente spazzando tutto quello che trovano sulla strada e magari trascinarvi in acqua. Meglio allora rimanere liberi di muoversi con la massima agilità e prontezza.

Recuperare il moncone e liberare la coperta

Accertatisi che nessuno è stato ferito e non ci sono danni strutturali allo scafo, il compito dell’equipaggio è liberare al più presto possibile la coperta dai detriti, recuperare le vele e il boma ed evitare che il moncone dell’albero faccia ulteriori danni. È un lavoro che può essere molto lungo, difficile e impegnativo fisicamente. Su barche di oltre 30-35 piedi può risultare praticamente impossibile per una coppia di navigatori. Si può salvare il boma e la randa abbastanza facilmente, ma già recuperare il genoa che quasi certamente è caduto in acqua ed è completamente zuppo e pesante, può mettervi a dura prova.  Molto dipende anche dallo stato del mare e dalla forza del vento in cui si lavora. L’obiettivo è non farsi male, evitare che i detriti facciano ulteriori danni alla barca, recuperare le attrezzature in buono stato e riprendere a governare la barca a motore.

Perché recuperare albero e ferramenta?

Solo qualora l’albero e la sua ferramenta mettessero a rischio lo scafo, allora si rende necessario tagliare tutto e abbandonarlo sul fondo del mare. Qualcuno si chiederà: perché non farlo subito? Perché se si riesce a portare a casa il moncone dell’albero, ci sono officine specializzate che lo renderebbero efficacemente riutilizzabile con una spesa pari al 20 per cento del costo di un albero nuovo.

Nel caso in cui non si riesca a issarlo a mano in coperta per via del peso si può passare una cima sull’estremità del moncone , meglio se passata su un eventuale bozzello, e si issa utilizzando il verricello delle drizze, prima portando a bordo un’estremità e poi con lo stesso sistema l’altra. In alternativa lo si può fissare sulla murata della barca mettendo prima fuori 5 o 6 parabordi, poi si da volta a una cima alla base del moncone, un’altra cima si fa passare in un bozzello fissato sul pulpito di poppa e una volta legate le estremità si issano usando il verricello per tirarlo fuori dall’acqua. Quindi si lega il tutto utilizzando il maggior numero di stroppi ricavati da una cima e si naviga a motore. Come ultima opzione si può sempre rimorchiare l’albero a almeno una lunghezza dello stesso dalla barca.

Se invece l’albero dopo l’incidente rimane piegato su sé stesso, si può forzare la piegatura in modo da unire la parte che ha ceduto alla parte d’albero sana e poi si lega tutto in maniera solidale. Se poi dopo alcuni tentativi l’operazione non riesce, faremo in modo che la porzione d’albero piegata venga fissata su un punto della barca in modo che le due parti si presentino a forma di triangolo.

Come tagliare le sartie

Nel caso l’albero dovesse spezzarsi e cadere è essenziale riuscire a evitare che uno spezzone dell’albero batta contro lo scafo sino a danneggiarlo seriamente. Per evitarlo, l’unica via è tagliare le sartie e gli stralli. Per farlo in fretta e in modo sicuro occorre un buon tagliacavi. Il mercato offre tanti modelli di tagliacavi. I più semplici sono quelli manuali, ma esistono anche modelli elettrici alimentati a batteria, quelli idraulici molto efficienti ma dal costo elevato e addirittura appositi tagliasartie a carica esplosiva.

Oltre alle tronchesi per tagliare via tutto, sarebbe bene anche assicurarsi che i fermi degli arridatoi siano di facile apertura poiché se la situazione è sotto controllo e si ha tempo sufficiente si potrebbe semplicemente svitarli.

Recuperare le vele

Nove volte su dieci se l’albero o il moncone è in acqua, si riesce a recuperare le vele senza danni o quasi. Occorre mollare la scotta e la drizza del genoa e recuperare la vela in modo da alleggerire la prua della barca dal peso dell’acqua. Poi si passa alla randa che presenterà qualche difficoltà in più, specie quando dovremo avvicinare il troncone dell’albero allo scafo che con mare formato. È quindi necessario provvedere al recupero mantenendo vele e troncone sottovento, in quanto la barca, trovandosi sbandata da quel lato, nasconde la linea di galleggiamento sott’acqua, lasciando solo l’opera morta al rischio di eventuali violenti urti del troncone.

Nel caso invece l’albero rimanga piegato a bordo, la manovra di recupero delle vele sarà complicata più dal vento che dal mare. Non avremo rischi per lo scafo, ma le vele, in particolare la randa, potrebbero essere sacrificate tagliandole fin dove si può e avvolgendo ciò che rimane il più stretto possibile su delle manovre fisse.

Disalberare di notte

Se già durante il giorno reagire in sicurezza a un disalberamento, spostarsi sul ponte, tagliare i cavi metallici e districarsi nel caos di parti metalliche e cime sparse ovunque non è affatto semplice figurarsi di notte. Nelle ore notturne lavorare in coperta in queste condizioni pone innanzitutto il grande rischio di perdere l’equilibrio e cadere fuoribordo. Indispensabile è indossare sempre il giubbotto di salvataggio, l’imbracatura, assicurarsi a bordo e avere un dispositivo Mob personale.

Molto utile è anche avere una torcia frontale e un multitool tascabile. Occorre muoversi in coperta con estrema cautela, accertandosi che i punti in cui ci sorreggiamo siano ben saldi.

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