Come si recupera una barca abbandonata in porto?

Sono coperte di sabbia, alghe e sporco, a volte imbarcano acqua e occupano posti barca inutili. Smaltirle è un costo. Le barche abbandonate sono un problema sia per i gestori dei porti che per i diportisti. Alcuni sognano di restaurarle, ma come si fa a recuperarle legalmente?

I porti e i marina turistici sono luoghi in cui gli appassionati di nautica possono rilassarsi e divertirsi. Ma a volte sono anche teatro di un fenomeno preoccupante: le barche abbandonate. Derive, piccoli cabinati a vela, gozzi d’epoca, yachts a motore, tutte queste barche che non vengono più mantenute o utilizzate dai loro armatori, occupano posti barca inutili, minacciano la sicurezza e l’ambiente e deturpano il paesaggio.

Passeggiando lungo le banchine dei porti o nei centri di rimessaggio, spesso gli appassionati sognano di restaurare le barche abbandonate e offrirgli una nuova vita. Ma come si recupera un’imbarcazione abbandonata in un marina o in un cantiere?

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Barche abbandonate

La questione legale delle barche abbandonate

Al di là delle condizioni fisiche della barca abbandonata, l’integrità di scafo e delle attrezzature, la sua galleggiabilità e i requisiti di sicurezza per tornare a navigare, il recupero dell’unità trova innanzitutto un ostacolo legale. In generale tutte le imbarcazioni sopra i 10 metri sono registrate. Solo i natanti, ossia le unità al di sotto di questa lunghezza, secondo il Codice della Nautica non sono soggetto all’obbligo di registrazione. Alcuni armatori di natanti tuttavia preferiscono registrarli per navigare più liberamente, avere a bordo una bandiera che li lega a un determinato paese oppure ancora per avere una maggiore certezza e trasparenza in caso di compravendite e passaggi di proprietà.

Insomma barche e natanti con bandiera, essendo beni mobili registrati, secondo la legge italiana non sono soggetti al principio “possesso vale titolo”. Detto anche “acquisto a non domino” e disciplinato dall’articolo 1153 all’articolo 1157 del codice civile, tale principio fissa un modo di acquisto della proprietà di beni mobili che non richiede il possesso prolungato nel tempo. Per le barche questo principio non si applica, a meno che non si tratti di natanti non registrati.

Barche abbandonate

Barche abbandonate, sequestrate o confiscate

Bisogna poi approfondire il concetto di abbandono. Se la barca è ormeggiata all’interno di un porto o di un marina turistico, oppure tenuta all’interno di uno spazio destinato a rimessaggio o di un cantiere, non può essere considerata un relitto abbandonato. Quindi, la sua proprietà deve derivare necessariamente da un atto formale che può essere l’atto di vendita da parte del proprietario oppure una sentenza del tribunale che sancisca l’eventuale usucapione a favore di chi in ipotesi abbia usato il bene continuativamente.

Si deve poi considerare un tema importante: la barca in questione può essere oggetto di sequestro ed eventuale successiva confisca, se per esempio costituisce pericolo per la navigazione. Ma può altresì formare oggetto di ritenzione e pignoramento da parte dell’ormeggiatore per i canoni di locazione e custodia. Quindi chiariti preliminarmente questi ultimi aspetti ed esclusa la loro sussistenza, la proprietà di una barca in Italia si può ottenere solo per acquisto dal legittimo proprietario oppure tramite una sentenza che riconosca l’intervenuta usucapione.

In Francia il recupero è agevolato dalla legge

In Francia funziona diversamente dall’Italia. Poiché le barche abbandonate nei porti sono un problema per gestori di porti e diportisti, rappresentano un pericolo, un ostacolo e una fonte di inquinamento per l’ambiente marino, il governo francese ha ideato una procedura legale per smaltire queste imbarcazioni e trasferirle al gestore del demanio pubblico competente.

Il gestore può quindi venderle, donarle o distruggerle.  I diportisti interessati a un’imbarcazione abbandonata possono dunque contattare direttamente il gestore del demanio pubblico competente e fare un’offerta di acquisto. Per poterlo fare, è necessario attendere che la procedura di abbandono sia conclusa e che l’imbarcazione sia stata messa in vendita.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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