Catena o cavo tessile? Decide la sicurezza della barca

Forte tenuta, solidità, peso importante o al contrario leggerezza e esposizione a tagli e strappi sono i pregi e difetti della catena in acciaio e dei cavi tessili utilizzati come alternativa all’ormeggio. Come scegliere l’uno e l’altro in base alle dimensioni della barca e quale lunghezza e diametro devono avere per assicurare un ancoraggio sicuro in tutte le situazioni.

Il lavoro efficace dell’ancora in un ormeggio in rada sia quando questa agguanta bene il fondale. Oltre al peso della stessa che la spinge sul fondo, è fondamentale che il tiro sia parallelo alla superficie del fondo, in modo tale che per muoversi sia costretta a spostare una grande quantità di sabbia, terra, ciottoli o fango. Al contrario per annullare questa sua efficacia nel momento in cui si decide di spedarla man mano che si recupera la catena si cerca di avere una trazione quanto più verticale.

Comprendendo questo lavoro efficace dell’ancora è chiaro come utilizzare una catena e sceglierne la corretta lunghezza, diametro e peso è di grande importanza. I vantaggi della catena attengono soprattutto al suo peso, rispetto per esempio a una cima. È proprio il suo stesso peso infatti che contribuisce a tenerla sul fondale e a garantire la trazione orizzontale a questo sull’ancora. Sempre il grande Sempre il peso le permette di agire come un ammortizzatore quando si è in presenza di vento forte all’ormeggio. Quest’ultima caratteristica trasforma l’ancoraggio, apparentemente rigido, in qualcosa di molto elastico, così da contenere al minimo i rischi di forti strattoni che sono la causa principale di rotture o della possibilità che l’ancora possa arare, oltre a rendere l’ormeggio estremamente scomodo per chi è a bordo. Infine non si può negare come una catena sia senza dubbio più solida di una qualunque cima realizzata cavo tessile, materiale che può sempre usurarsi o tagliarsi contro rocce affilate.

Imperativo: mai sottodimensionare i materiali

Quale lunghezza e diametro scegliere allora per la catena dell’ancora? Il Registro Navale Italiano, meglio noto come Rina definisce in modo accurato e univoco che tipo di catena e cavo si deve avere a bordo, ma poiché è frutto di un calcolo complesso che tiene conto di alcune caratteristiche della barca non sempre facilmente reperibili, come per esempio l’area del profilo dello scafo oppure l’altezza di costruzione, spesso gli armatori ricorrono a più semplici tabelle standard. Non è sbagliato ma per premunirsi da rischiosi sottodimensionamenti, è bene in ogni caso adottare lunghezze e misure sempre leggermente superiori a tali tabelle.

Per fare un esempio pratico, per una imbarcazione di 12 metri di lunghezza fuori tutto la catena dovrebbe essere lunga almeno 25-30 metri e avere un diametro di 9-11 millimetri. Una barca di 16 metri dovrebbe invece ricorrere a una catena lunga almeno 40-50 metri e con un diametro di 12-14 millimetri.

Peso, calumo, prestazioni gli elementi da ponderare

Perché dunque catene così lunghe? Semplice, perché grande importanza in un ormeggio è la distanza che separa l’ancora dalla barca in rapporto alla profondità del fondale. Affinché la trazione parallela al fondo sia realmente efficace, il calumo, ossia la lunghezza della catena calata in acqua dovrebbe essere da 4 a 5 volte la profondità del fondale. Una regola generale è quindi di poter disporre a bordo di una catena che sia lunga almeno 5 volte la lunghezza dello scafo, in metri lineari di catena.

Quando ricorrere al cavo tessile durante un ancoraggio? Il peso della catena come abbiamo visto è fondamentale affinché l’ormeggio sia efficace. E tuttavia a bordo di una barca, specie se a vela rappresenta anche un inconveniente notevole che va a condizionare la corretta distribuzione dei pesi a bordo, l’assetto e le prestazioni della barca in navigazione.

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Il tessile è un buon alleato per ormeggi di barche piccole

Ancora e catena vengono stivati in genere nell’apposito gavone alla prua estrema dell’imbarcazione. Questa collocazione innesca un fastidioso movimento di beccheggio anche in condizioni di piccole onde in prua. Come rimediare? Su scafi inferiori ai 12 metri ha senso sostituire la catena con un cavo tessile di pari resistenza, mantenendo però sempre almeno 9 metri di catena collegata all’ancora principale. Solo per ancorotti o grappini è possibile utilizzare solo il cavo tessile. Come materiale è sempre meglio scegliere un cavo di nylon, molto più elastico del poliestere e in grado di contenere meglio eventuali bruschi contraccolpi. Importante è anche sceglierlo affondabile per contribuire anche se in misura esigua rispetto alla catena alla trazione parallela al fondale.

Sempre secondo le tabelle standard per un’imbarcazione di 12 metri si dovrebbe acquistare un cavo tessile del diametro di 16-18 millimetri, mentre per uno scafo di 16 metri va bene un diametro di 20-22 millimetri.

Cavo tessile, nodi e carichi di rottura

Per collegare il cavo tessile all’ancora o alla catena si utilizza il cosiddetto “nodo d’ancorotto”, simile alla volta coi due mezzi colli per l’ormeggio, ma con la differenza che il corrente è fatto passare all’interno delle volte, prima dei mezzi colli di blocco. Tale nodo favorisce una certa libertà di movimento del cavo, diminuendo al tempo stesso lo sforzo di trazione sulla prima volta. Da notare tuttavia come in presenza di qualunque nodo la capacità di rottura di qualsiasi cavo diminuisce anche di 4 volte, perché essi comportano un raggio di curvatura del tessile pari al suo stesso diametro creando uno sforzo quasi a taglio.

https://blog.magellanostore.it/catena-dellancora-come-come-sceglierla/

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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