Spesso i diportisti sottovalutano l’importanza della catena. È a quest’ultima infatti che in una linea di ancoraggio è fissata la barca e ne ammortizza movimenti e strappi, quindi è un componente che deve garantire alta resistenza ai carichi e resistere nel tempo. Vediamo quali tipologie di catene si utilizzano nel diporto, i materiali e le componenti da valutare al momento dell’acquisto, nonché qualche suggerimento per il loro corretto uso e manutenzione.

La sicurezza di una barca alla fonda in una baia è determinata dall’abilità dello skipper nelle manovre di ormeggio, ma soprattutto dalle attrezzature utilizzate, in particolare dalla solidità dei componenti della linea di ancoraggio. In una linea di ancoraggio l’elemento principale è senza dubbio l’ancora, il ferro a cui spetta il delicato compito di fare presa sulle varie tipologie di fondale e in condizione meteorologica. Spesso tuttavia si sottovaluta l’importanza della catena. È a quest’ultima infatti che è fissata la barca, quindi è un componente che deve garantire alta resistenza ai carichi e resistere nel tempo. Uno dei compiti principali della catena è quello di ammortizzare i movimenti trasmessi dalla barca all’ancora. Se la catena di ancoraggio è pesante, molto lunga e per buona parte adagiata sul fondo, il movimento di beccheggio si smorzerà percorrendola e non raggiungerà l’ancora.
È per questo motivo che per un buon ancoraggio bisogna filare la catena per minimo di 3 volte l’altezza del fondale, numero che sale a 5, se le condizioni meteorologiche non sono buone.

Vediamo allora quali sono le qualità di una buona catena, le varie tipologie offerte dal mercato, i materiali con cui sono realizzate e le caratteristiche su cui concentraci al momento dell’acquisto per imbarcare un modello adatto alle nostre esigenze.

Catena ancora

Tipi di catene marine

La catena da utilizzare a bordo deve essere prima di tutto di tipo marino, quindi realizzata con materiali capaci di resistere al salino e alla corrosione. Gli unici materiali che garantiscono queste proprietà sono l’acciaio inox Aisi 316 oppure il più economico ed esteticamente meno gradevole acciaio zincato a caldo. In quest’ultima versione la catena viene immersa in un bagno di zinco fuso, materiale di rivestimento che avrà il compito di proteggere il metallo dagli agenti atmosferici.

Secondo il Registro di Classificazione Navale (RINa) le catene possono essere classificate in tre principali tipologie: quelle con traversino normale, quelle con traversino ad alta resistenza e infine quelle senza traversino le più comuni e diffuse nell’ambito del diporto.

Le catene dotate di traversino in generale sono molto resistenti. Il traversino non è altro che una sbarra saldata a metà dell’anello che oltre a rafforzarlo serve anche a impedire alle stesse maglie di mettersi di traverso e quindi di imbrogliarsi quando la catena scorre nel pozzo dell’ancora durante le operazioni di ormeggio. Dato il loro costo elevato tuttavia, nel diporto la sua diffusione è davvero limitata.

Sono due i modelli di catena senza traversino più adoperati: la genovese e la calibrata.
La catena genovese, come suggerisce il nome stesso, è stata inventata dai marinai genovesi per massimizzare leggerezza e resistenza ma soprattutto per potervi collegare facilmente anche altre catene, maniglie o cavi. Da questa esigenza nacque una catena che ha il suo punto di forza nell’ampiezza degli anelli. È ideale per esempio per l’utilizzo nei porti, come catena d’ormeggio o per le catenarie da corpo morto o ancora nei collegamenti con i maniglioni, con le girelle, gli attacchi delle boe e dei pontili.

La catena calibrata invece è una catena a maglia corta e presenta rigorosi rapporti di dimensione, soprattutto tra passo e diametro delle maglie, per fare sì che possa accoppiarsi ai barbotin di qualunque salpancora. Estremamente resistente e relativamente “compatta”, la catena calibrata è l’unica appunto che possa essere usata con i moderni verricelli per l’ancora.

Pozzo ancora e catena

L’importanza della qualità

Le maglie della catena sono realizzate in varie leghe di acciaio galvanizzato oppure in acciaio inox, un metallo apprezzabile esteticamente, resistente e che non presenta problemi di ruggine. La qualità però si paga e infatti le catene in acciaio hanno un costo elevato che è di circa 8-10 volte superiore a quello delle catene tradizionali. Importante è la qualità costruttiva che deve essere eccellente, altrimenti le maglie possono andare incontro a fenomeni di cristallizzazione e se sottoposte a forti carichi possono anche cedere. I punti più deboli e soggetti a maggiore corrosione sono i punti di saldatura, soprattutto se la loro lavorazione non è effettuata a regola d’arte.

 

Peso catena

Il peso della catena: quale quello giusto?

Un’elemento da valutare accuratamente nella scelta della catena è il peso. Il peso della nostra catena è molto importante per assicurarci che questa adempia al suo compito di ammortizzare i movimenti e gli eventuali strappi della barca. Il giusto dimensionamento della catena si calcola sulla superficie del piano trasversale della carena, opera viva e opera morta della barca, e dalle sue strutture superiori esposte all’azione del vento. I registri di classificazione navale per calcolare il peso dell’ancora, la dimensione delle catene e dei cavi di ormeggio, utilizzano il cosiddetto modulo di armamento EN, una formula matematica abbastanza complessa. Ma esistono anche altre tabelle più sintetiche ma attendibili che possono aiutare l’armatore in questa scelta.

Una catena media, diciamo con un diametro di 8 millimetri, pesa circa 1,4 Kg. al metro che moltiplicato per 50 metri (la lunghezza di una comune matassa) ci da un peso di 70 Kg., ai quali bisogna aggiungere i 25 del verricello e altri 10 o più di ancora. Visto che il peso posizionato alle estremità della barca aumenta il beccheggio di questa in navigazione, si capisce come è importante cercare di trovare il giusto compromesso tra il peso della catena e la sua efficacia. Spesso i diportisti erroneamente determinano il diametro della catena in base alla lunghezza della barca, perché non è la lunghezza dello scafo il fattore più importante da tenere in considerazione, ma il peso stesso della barca. Maggiore è il dislocamento, maggiore dovrà essere il diametro della catena, questo perché il maggior diametro aumenta i carichi di rottura e il peso della catena, quindi la sua azione ammortizzatrice. Perciò un cabinato di 12 metri leggero potrà avere a bordo una catena con diametro di 8 millimetri, mentre una barca della stessa lunghezza, ma con un dislocamento più importante dovrà essere dotata di una catena di diametro superiore.

Ancoraggio

Collegamenti, giunzioni e viti di blocco

Da non trascurare poi l’importanza di eventuali collegamenti, snodi o giunzioni. Una catena è resistente infatti quanto il suo anello più debole e quindi particolare prudenza deve essere posta nell’utilizzo di giunti snodati, girelle e maniglie, che devono avere carichi di rottura almeno pari o superiori a quelli delle maglie.

Molta cautela occorre nell’utilizzo di false maglie per giuntare spezzoni di catena. Sulle navi si usano apposite maglie con un traversino più corto per poter avere uno spessore maggiore nella zona critica di collegamento. Nel diporto invece spesso si utilizzano false maglie, leggere e formate da due pezzi uniti da diversi sistemi di cui è difficile valutare la tenuta. Se possibile sarebbe meglio evitare giunzioni alle maglie ma se proprio dobbiamo consigliamo di utilizzare false maglie robuste con numerosi punti di chiusura.

Segni catena

Quanti metri di catena filata? Metterci il segno

La catena può essere marcata in maniera tale da poterne calcolare facilmente la lunghezza filata. Generalmente il riferimento viene messo ogni 5 metri: verniciare uno spezzone di 60-70 cm con una pittura è il modo più semplice però ha una durata limitata. L’alternativa può essere quella di applicare alle maglie della catena delle fascette di plastica colorate come quelle utilizzate per i cavi elettrici oppure inserire tra le maglie degli appositi segnacatena,  inserti di plastica colorata in vendita nei negozi di accessori nautici.

Le catene vengono vendute al metro o a peso. I diametri molto piccoli, costano un po’ più dei diametri più grandi, ma dall’8 in poi, il prezzo a chilo non cambia, mentre, naturalmente, cambia il prezzo al metro perché una catena a diametro maggiore, avrà un maggiore peso per metro lineare.

Manutenzione catena

Manutenzione e controlli periodici

La catena infine ha bisogno di verifiche. È bene quindi procedere annualmente a un suo attento controllo sbarcandola e abbisciandola per verificare che le maglie non siano deformate o consumate, soprattutto nei punti di contatto e che non ci siano cricche o crepe da usura. La parte più soggetta a usura di solito è quella in prossimità dell’ancora. È bene sapere che in una maglia della catena la massima perdita di materiale ammissibile è del 10 per cento, ma per dormire sonni tranquilli in rada è meglio provvedere alle sostituzioni alle prime avvisaglie di usura.

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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