Apprendistato pratico e mentale per velisti solitari

Oltre ai velisti professionisti che la praticano ad alti livelli, la vela in solitario coinvolge sempre più spesso anche semplici appassionati che navigano da soli per scelta o per necessità. Ecco come iniziare questa appassionante avventura…

Nell’ambiente velico internazionale gira una battuta che poi non è tanto lontana dalla realtà: ci sono più esseri umani che sono andati nello spazio, piuttosto che marinai che hanno fatto il giro del mondo a vela in solitario e senza scalo. A fare i conti per bene c’è da crederci. Certo, ci sono regate espressamente dedicate a questo tipo di navigazione, il Vendée Globe su tutte, meglio conosciuto come “l’Everest della vela” oppure il Trofeo Jules Verne finalizzato a battere il record di velocità sullo stesso percorso, ma sono appunto  competizioni rare, anzi uniche, dove partecipano pochi eletti che hanno le abilità tecniche, tempo e budget milionari alle spalle.

Resta il fatto che quella in solitario è una delle massime espressioni della vela, quella più professionale, elitaria da una parte, ma anche quella più romantica, per certi versi spirituale e leggendaria. Oltre ai velisti professionisti che la praticano ad alti livelli su bolidi in carbonio, la vela in solitario coinvolge sempre più spesso però anche semplici appassionati che navigano da soli per scelta o per necessità. Per alcuni addirittura resta più semplice e gratificante rispetto alla navigazione in equipaggio, soprattutto quando i compagni di viaggio ti fanno venire voglia di scappare.

Tutto in un uno: lo skipper tuttofare

Per chi l’ha provata, la gioia di stare da soli in mezzo al mare con la propria barca è incomparabile. Una magia che nonostante qualche difficoltà pratica non è inaccessibile. Richiede però una giusta preparazione, alcune regole di sicurezza da rispettare e soprattutto una grande capacità di organizzarsi. C’è poi un aspetto mentale da non sottovalutare. Che si tratti di regate o di crociere, la navigazione da solisti richiede un certo stato d’animo e un preciso approccio, perché si deve essere pronti a fare tutto in modo indipendente e assumere tutti i ruoli di bordo: skipper, navigatore, trimmer, cuoco, meccanico, rigger, etc.

La navigazione in solitario non può essere improvvisata. A partire dalla barca che deve essere espressamente adatta a questo tipo di navigazione e attrezzata a dovere per essere gestita in tutto e per tutto da una sola persona. L’imperativo a bordo è uno solo: facilità di manovra.  Poi bisogna entrare in perfetta simbiosi con questa compagna di viaggio. In genere gli skipper solitari creano un legame fortissimo con la barca, ne conoscono ogni centimetro, imparano a riconoscere i rumori, come si muove, tutto quello che trasmette solcando le onde e inseguendo il vento. In pratica diventano un tutt’uno con lei. Alcuni di loro sviluppano una sensibilità pazzesca derivata dal fatto che, se non capiscono che c’è un problema, nel giro di poco tempo potrebbe diventare un problema più grande e non c’è nessuno ad aiutarli. Alla fine quello che conta in una navigazione in solitario è riuscire a conoscere completamente i propri limiti e quelli della barca.

Iniziare senza fretta: prove e simulazioni

Per iniziare in sicurezza e abituarsi alla navigazione in solitario è meglio uscire con tempo calmo e cercare di risolvere uno alla volta tutti i punti critici: le manovre del porto, issare e regolare le vele, le virate e le strambate, i sistemi di ancoraggio, la gestione delle emergenze. Ciascuna di queste operazioni deve essere provata e riprovata fino a innescare certi automatismi e cercando sempre di migliorare e affinare la tecnica, rendere più fluidi e sicuri tutti i movimenti. Non esitate anche a chiedere il parere di un rigger che può suggerire modifiche al piano di coperta per facilitare l’uso in solitario della vostra barca.

Se non avete mai fatto una navigazione in solitario, al fine di evitare un possibile disastro, potete anche fare una sorta di simulazione con un altro membro di fiducia che vi accompagna in modo passivo, ossia non interviene a meno che non sia estremamente necessario. Lui stesso potrà essere in grado di fornirvi osservazioni, commenti e consigli, poiché avrà una prospettiva diversa e complementare sulle manovre.

Manovre e soluzioni di bordo da solisti

Lo scopo di queste simulazioni è quello di rivelare i punti strategici di bordo da modificare per rendere la navigazione sicura e piacevole grazie a piccole modifiche che vi semplificheranno la vita. L’elenco delle attrezzature che agevolano la navigazione in solitario è lungo e soprattutto dipende da ciascuna imbarcazione. Senza dubbio però in cima alla lista c’è l’installazione di un buon pilota automatico. È molto difficile, se non impossibile navigare da soli senza pilota. Questo dispositivo vi permetterà di tenere una rotta con il motore o con poco vento e sarà di grande aiuto, mentre nel frattempo potete occuparvi di tutto il resto.

Se non potete permettervi l’acquisto di un pilota automatico, potete provare il metodo artigianale dell’elastico, in cui il timone è tenuto su entrambi i lati da elastici la cui tensione consente alla barca di seguire la sua rotta di bolina. Se allestito in maniera corretta, è un sistema molto efficace su brevi rotte e con buone condizioni meteo e permette di imparare molto sull’equilibrio della barra.

Personalizzare la barca: i dispositivi giusti

La crescente popolarità delle regate d’altura in solitario negli ultimi anni ha permesso lo sviluppo di prodotti nautici specifici e disponibili anche al grande pubblico di appassionati: gli avvolgitori per randa, fiocco e vele portanti, gli autopiloti, i winch self-tailing o elettrici, etc. Lo stesso piano di coperta può essere modificato e semplificato in funzione di una più comoda e sicura navigazione in solitario. Ovviamente c’è sempre un compromesso economico: se intendete navigare principalmente da soli o fare solo uno o due viaggi all’anno, l’investimento non sarà lo stesso.

Quando si naviga da soli inoltre le considerazioni sulla sicurezza devono essere prese da una diversa angolazione. Il rischio di incidenti aumenta e le conseguenze degli stessi si moltiplicano ancora di più. Si deve sempre indossare un giubbotto di salvataggio e un Plb in tasca. L’obiettivo principale deve essere quello di non cadere fuoribordo. Questo è il motivo per cui quando si naviga in solitario è necessario essere costantemente attaccati alla jack line o ad altri punti di ancoraggio, anche con tempo calmo.

Soli sì, ma in contatto con il mondo

Quando si naviga da soli in mare si deve anche fare un piano di navigazione e condividerlo con almeno un membro della famiglia o con un amico di fiducia. Il piano dovrebbe contenere l’orario di partenza, la destinazione e l’orario di ritorno previsto. È necessario avere con sé un Vhf, un cellulare ed eventualmente un telefono satellitare se si intendono coprire zone remote. Per coloro che hanno un trasmettitore Ais, si consiglia anche di precedere il nome della barca con la dicitura “skipper solitario”.

Insomma la navigazione in solitario offre emozioni uniche e intense e soprattutto spinge le nostre conoscenze tecniche oltre lo standard. È molto eccitante e avvincente, quindi una piccola raccomandazione: se la provate, occhio, potreste diventarne dipendenti.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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