A soli 24 anni il velista polacco Szymon Kuczynski ha completato il giro del mondo senza scalo, in solitario e con una barca lunga appena 6,36 metri. Un’impresa marinara straordinaria che ha battuto il precedente primato stabilito nel 2010 da Alessandro Di Benedetto a bordo di un Mini 6,50.

Si può fare il giro del mondo a vela su piccole barche e senza grandi budget. Certo non è una passeggiata, serve grande determinazione, un’incrollabile spirito d’avventura e capacità di adattamento. Questo ha dimostrato la recente impresa del navigatore polacco Szymon Kuczynski di 24 anni che il 17 maggio scorso ha concluso a Plymouth, in Inghilterra, il periplo del globo senza scalo, in solitario e con una barca lunga appena 6,36 metri. Un’impresa marinara straordinaria che gli è valsa il nuovo record del giro del mondo in solitario senza scalo con la barca più piccola.

Partito dal Mayflower Marina di Plymouth il 19 agosto del 2017 Szymon ha navigato per 29.044 miglia a bordo dell’Atlantic Puffin, un Maxus 22 che tenendo una velocità media di 4,5 nodi gli ha permesso di completare il giro del mondo in 270 giorni passando per i tre grandi Capi (Buona Speranza, Leeuwin e Horn) senza assistenza e vivendo in un spazio di soli 4 metri quadrati.

Maxus 22

Una barca di serie modificata per l’oceano

La barca, progettata soprattutto per la navigazione costiera, era stata opportunatamente modificata per resistere all’oceano. Il Maxus 22 è infatti un piccolo scafo di serie di soli 6,36 metri fuori tutto prodotto dal cantiere polacco Northman che ne ha realizzato una versione Altura, adattandola senza però effettuare modifiche strutturali. Originariamente progettata con un bagno separato e capace di ospitare quattro persone, in questa versione oceanica prevede invece al massimo due persone d’equipaggio e attrezzature e manovre sono state adattate alla navigazione in solitario.

Tra le modifiche apportate dallo yacht designer Jacek Daszkiewicz per l’impresa di Kuczynski c’è stata la chiusura del pozzetto e il tambucio reso completamente stagno, poi l’installazione di uno stralletto supplementare per la tormentina e il rigging maggiorato. Anche il problema sicurezza è stato affrontato collocando un’uscita di sicurezza sullo specchio di poppa della barca.

Navigatore polacco

Rovesciamenti, tempeste e avarie durante il viaggio

L’impresa di Szymon è stata molto dura e resa ancora più impegnativa da diverse complicazioni di natura tecnica e meteorologica. Quando ha lasciato l’Australia, ha dovuto navigare senza poter contare su nessun tipo di assistenza, a causa di un guasto al sistema di comunicazione della barca; inoltre, in diverse occasioni ha affrontato tempeste e onde alte quasi 10 metri. Durante una di queste tempeste, ha perso un pontone e subíto diversi danni al sistema elettrico della barca che gli hanno compromesso il pilota automatico. Ma grazie al suo sangue freddo è riuscito a sistemare l’avaria con alcuni pezzi di ricambio (incluse alcune parti di una bicicletta) e a costruire una sorta di “autopilota a vento”.Quando il velista ha passato Capo Horn, un’onda particolarmente grande ha sdraiato la barca procurando un danno all’estruso dell’albero. Da quel momento Szymon, dopo aver fatto una riparazione di fortuna, ha dovuto navigare con un piano velico fortemente ridotto, condizione che ha allungato molto i tempi della sua impresa.

Oceano

Barca piccola, gli oceani non sono un problema

Szymon Kuczyński era al suo secondo giro del mondo. Il primo lo aveva fatto facendo diversi scali, ma sempre con un Maxus 22. “Ora mi sento molto bene, è stata dura, ma ormai è fatta, non vedo l’ora di passare del tempo con la mia famiglia e mangiare tanto buon cibo che in questi mesi mi è mancato molto – ha detto all’arrivo Szymon Kuczyński. – Sono riuscito a raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissato nonostante i miei numerosi errori. Con questo viaggio e con il precedente, ho dimostrato che si possono fare lunghe navigazioni anche con barche molto piccole e altrettanto piccolo budget”.

Il precedente primato di giro del mondo su una barca di piccole dimensioni apparteneva all’italiano Alessandro Di Benedetto, che nel 2010 sul Mini 6.50 Findomestic (anche questo opportunamente modificato) aveva impiegato 268 giorni per completare il periplo del pianeta, due giorni in meno ma con 14 centimetri di barca in più. Per ulteriori info www.maxus22.it.

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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